150 anni di AC: “soffio di Vita buona”

di Pierenrico Dissegna

 

In questo anno 2017 tutta l’Azione Cattolica è in festa per il prezioso traguardo dei 150 anni dalla fondazione. Nata nel 1867 ad opera di due studenti universitari, Mario Fani e Giovanni Acquaderni, è la più longeva realtà associativa in Italia sia a livello laicale che cattolico. Ha attraversato svariate epoche, ha formato e accolto milioni di persone (a fine anni sessanta si era arrivati a 3,5 milioni di aderenti a livello nazionale) e ancora oggi, soprattutto con le attività giovanili e per i ragazzi, ricopre un ruolo primario nella vita sociale delle nostre parrocchie.

 

Nelle file dell’Azione Cattolica hanno mosso i primi passi di fede e di impegno sociale personaggi illustri come Giulio Andreotti e Aldo Moro; tra i presidenti nazionali vanno ricordati Vittorio Bachelet (negli anni ’60) e Paola Bignardi, prima donna ad aver ricoperto la massima carica negli anni ’90; tra i giovani va citato Piergiorgio Frassati, già elevato a titolo di Beato.

Dei fondamenti iniziali rimangono ancora oggi intoccabili la totale adesione a Gesù Cristo Risorto attraverso l’impegno nella vita parrocchiale, il supporto formativo ai pastori, la scelta religiosa intesa come formazione continua alla vita evangelica e alla diffusione del messaggio cristiano, l’aiuto concreto nella carità e nelle varie attività sociali, la piena obbedienza al Papa.

 

È in festa l’AC nazionale e di conseguenza è in festa anche la nostra realtà parrocchiale e di unità pastorale di Rosà e Cusinati la cui storia è importante, meriterà di certo un’attività dedicata (si sta pensando ad una mostra permanente) al di là del presente articolo.

È un grande onore per me poter scrivere di una realtà associativa così viva, una tra le più attive e longeve della diocesi. Basti pensare che in vent’anni (dal 1995 al 2015) il totale numero di aderenti è passato da 118 a 289 facendo di Rosà la più grande realtà associativa della Diocesi nel 2016.

In essa si sono formati e hanno dato contributo di tempo ed energie giovani ragazzi come Carlo Guidolin, Francesco Peruzzo, Simone Dal Passo; allo stesso tempo ci sono adulte (si fanno chiamare Adultissime) come Morandi Simonetto Clara e Maria Zanin Meriggi che sono sempre state iscritte (aderenti) fin dalla tenera età di bambine. Tra l’altro, Clara compirà a giugno i suoi primi 100 anni e sarà così la più longeva aderente rosatese e non solo.

 

In particolare, le Adultissime di AC sono un gruppo di circa 40 donne che ogni 15 giorni, al lunedì pomeriggio, si ritrovano in sala del Giubileo, per delle conferenze di formazione cristiana e sociale, coadiuvate dal parroco, don Angelo Corradin.

La prima volta in cui le ho incontrate tutte assieme risale allo scorso 8 dicembre, festa dell’Immacolata e nota come festa

dell’Adesione; la giornata è iniziata con la Santa Messa in Duomo che ha radunato tutti i gruppi ed i settori di AC dell’unità pastorale. La loro presidente uscente, Giuseppina Zurlo, come da tradizione ha consegnato ad ogni aderente, compresi i ragazzini di ACR, le coccarde bianco-gialle che con tanta dedizione sono state preparate e con orgoglio sono state appese ai cappotti o alle sciarpe necessari a proteggersi dal freddo pungente di una soleggiata festività dicembrina.

Alcune loro rappresentanti (Florinda, Agnese e Giuseppina) le re-incontro qualche giorno fa grazie alla collaborazione dell’attuale loro rappresentante, Olivia Carlesso.

Da questo incontro emergono alcuni insegnamenti forti ed attuali per la nostra realtà associativa, ma emerge soprattutto la convinzione della bontà del cammino di Azione cattolica, anche in questi tempi in cui sembrano esserci altre proposte più accattivanti e “al passo coi tempi”.

 

In Florinda, rosatese dalla nascita, “beniamina” nel 1938 all’età di 12 anni, vedo la genuina consapevolezza che l’Azione cattolica è un luogo preferenziale di educazione alla fede, è la gioia della partecipazione, in una Chiesa che è in continuo cambiamento, molto diversa da quando lei era bambina. All’epoca ci si ritrovava alla domenica pomeriggio, dopo le “funzioni”, e solo nel suo gruppo si potevano raggiungere le 100 aderenti femminili. Era un momento di svago, di gioco e di crescita, segnato nel tempo da tappe altrettanto importanti, fino al giorno del matrimonio in cui a lei ed al marito è stato consegnato il nuovo distintivo di Adulti AC a conferma del passaggio riconosciuto dall’età giovanile alla vita adulta.

Agnese, triestina di origine, arriva a Rosà nel 1978 da giovane sposa e mamma; riceve l’invito a partecipare al Gruppo Adultissime, e da allora non ne è mai uscita; per lei la fede è tutto, come l’aria, e in AC lei ha trovato le radici e le ragioni di una vita cristiana come sposa e madre.

Non ha paura di testimoniare che la fede non è un’etichetta ma un’adesione libera a Cristo e al servizio ai fratelli. Parla con gioia, e nei suoi ricordi si aprono larghi e generosi sorrisi.

Ricorda infine che con un parroco rosatese degli anni ’80, don Bruno Piubello, si faceva la “comunione di maturità” durante le superiori: era una celebrazione dove i sacramenti ricevuti nell’età da bambini o da ragazzini, venivano riletti in chiave vocazionale, con un invito alla vita di fede, alle scelte religiose, alla piena adesione all’ Azione Cattolica come luogo formativo privilegiato.

Giuseppina arriva da Rossano a Rosà nel 1989, con l’allora parroco don Mario Erle. Era anche catechista, ricorda con commozione che negli incontri con don Mario una prerogativa era il canto, che serviva a esprimere la fede in maniera coinvolgente e gioiosa.

Per lei AC è servizio: turni di lettura in Chiesa, catechismo, ma anche pulizie degli ambienti parrocchiali, una cura ed una attenzione tanto ai luoghi degli incontri che alle persone.

È proprio lei ad avere avuto l’idea delle coccarde bianco-gialle; si è inoltre prodigata per la realizzazione dei tendaggi della Sala del Giubileo, sede odierna dei loro quindicinali incontri.

Il gruppo Adultissime oggi nei suoi incontri vede l’aiuto dei parroci nelle conferenze di approfondimento del Vangelo e di lettura della realtà in chiave cristiana; è per loro un privilegio poter dialogare e confrontarsi aiutate dal parroco.

Così facendo, riescono a tratteggiare caratteristiche e peculiarità dei tanti bravi pastori che hanno incontrato, cogliendo in ognuno il bello ed il buono della propria missione di sacerdoti.

Oltre agli incontri quindicinali, alla fine dei quali non mancano momenti di dolce convivialità, ricordano le amiche defunte con una messa e fanno un regalo speciale a chi compie i 90 anni e più di età. Sono ferventi testimoni di una fede che si rinnova e cresce con l’età; ci testimoniano che essere AC non è un periodo temporale definito, una fase della vita con una fine predefinita, ma può essere tranquillamente il collante di tutta una vita cristiana e sociale, dall’ infanzia alla piena maturità degli anni.

Le nostre care Adultissime sono molto legate alla festa associativa della Madonna Immacolata come già scritto sopra, ed al pranzo che segue; questa bella iniziativa ha mosso i primi passi proprio con don Mario Erle presso gli Istitutti Pii aiutato dai volenterosi animatori giovanissimi e ACR dell’epoca, tra cui Mariano Lorenzato. Nei primi anni invitavano anche i ragazzini di ACR ed i giovani. Oggi l’incontro, che avviene nel salone del patronato di Cusinati per volontà dell’attuale assistente, don Alex Pilati, vede ospiti i giovanissimi ed i giovani aderenti e simpatizzanti, assieme ai loro animatori. E’ un incontro trasversale che favorisce il dialogo tra le generazioni.

 

Le Adultissime di AC sono testimoni privilegiate di una fede adulta, cioè cresciuta in età e sapienza, ma non meno fervente e non meno motivata di quanto possa essere nella primavera della vita.

Tra i tantissimi documenti che Olivia mi fa vedere durante l’incontro-intervista, emerge una lettera del 1951 che sua zia Amalia, fervente e consapevole fautrice della vita associativa del suo tempo,

ricevette dall’allora referente nazionale per la Gioventù Femminile di AC. In questo stupendo reperto storico, si leggono frasi che vanno oltre il tempo e ancor oggi ci possono essere di sintesi per la fede cristiana e la gioia di essere aderenti all’AC.

Si legge tra l’altro in questa lettera: “Sento con piacere del tuo ricordo affettuoso per la GF che ti ha saputo dare una formazione, aiutandoti a vedere in tutti tante possibilità di apostolato. […] Ti auguro di saper portare sempre un soffio di vita buona e di purezza specie tra le tue compagne che  dovranno ammirare il tuo esempio e rimanerne conquistate”.

Già. Un soffio di vita buona. Che possiamo tradurre in: Fede, Adesione e Testimonianza. Fede in Cristo Risorto, Adesione all’ Azione Cattolica e Testimonianza concreta che si fa esempio e carisma per chi incontriamo nel nostro cammino.

 

Ringrazio Mariano Lorenzato e Olivia Carlesso per l’aiuto in questa prima stesura. Ricordo con affetto Florinda, Agnese e Giuseppina per la passione e pazienza nel raccontare la loro esperienza di Adultissime. Nel prossimo numero di Voce Rosatese conosceremo altre sezioni della nostra realtà associativa, così giovane eppure così longeva!