La parrocchia di Cusinati

 

PRESENTAZIONE L’UNITÀ PASTORALE

di Claudio Pegoraro

 

Mi verrebbe da dire: tanto tuonò che piovve!

Da un po’ di tempo se ne parlava e ci si preparava a questo evento che avrebbe modificato le nostre abitudini: opportunità per i credenti, per i diversamente credenti e per tutte le persone aperte al dialogo che riescono a cogliere nel cambiamento un segno dei tempi.

Quando ti apri al territorio ed ai vicini, si respira aria nuova, ci si confronta in modo arricchente e soprattutto si trova la forza per rinnovarsi. Chiudersi troppo nella propria tradizione, diventa asfissiante, blocca il futuro.

Per stare alla metafora, dal giorno quindici del mese di settembre 2019, alla presenza del vicario generale mons.

Lorenzo Zaupa, cinque parrocchie del territorio hanno trovato ufficialmente riparo sotto lo stesso ombrello, costituendosi in Unità pastorale Rosà e sono le parrocchie di Cusinati, di Rosà, di S. Anna, di S. Pietro, di Travettore, con i seguenti parroci in solido: Arsego don Ivan, Corradin mons. Angelo, Dal Pozzo don Silvano.

Collaboratore pastorale è Riva don Giuseppe.

Nello specifico mi occuperò della parrocchia di NOSTRA SIGNORA DI LOURDES DI CUSINATI che si sviluppa lungo il territorio di due Comuni, Rosà e Tezze sul Brenta, principalmente lungo due direttrici stradali: la trafficatissima SS 47 della Valsugana in senso Nord-Sud ed in senso Est-Ovest, via Brega verso Tezze e SP 55 verso Rossano Veneto. Tutto questo che avrebbe potuto essere divisivo e rendere difficoltosa la comunicazione, ha portato invece la comunità ad intravedere nella vita parrocchiale risvolti sociali e momenti di identità e di aggregazione. Secondo i dati desunti dall’annuario diocesano, i parrocchiani sono circa 2300 per un totale di circa 700 nuclei familiari. Non so se sarà un vantaggio per noi aver fatto qualche anno di rodaggio come UP assieme alla parrocchia di Sant’Antonio Abate: ce lo auspichiamo vivamente! E che possa servire per facilitare il coinvolgimento così anche delle altre parrocchie.

Un breve excursus storico è doveroso per capire meglio il presente, ma soprattutto per proiettarci senza paure nel futuro, perché la Fede non potrà metterci sempre al riparo dalle tempeste, ma se ascoltiamo bene dentro di noi, sentiamo quella voce che, anche nella tempesta, ci invita a non avere paura. L’origine del nome Cusinati, è con ogni probabilità legato ad una grande famiglia nobile bassanese, di cui si hanno testimonianze scritte già nel 1200, i Cusinato appunto. La storia del paese, però, sembra più legata alla presenza di un’altra nobile famiglia veneziana, i Diedo. Esiste, infatti, una via Cà Diedo ed un’elegante villa eretta tra il Seicento e il Settecento.

Prima dei Diedo, nel 1400, il territorio dell’attuale Cusinati era di proprietà della famiglia Cappello.

Esisteva una chiesetta in questi secoli? Certamente i nobili Diedo avevano un loro “oratorio”. Di certo, si sa, che una chiesa per il culto fu costruita dal nobile Marco Molin nel 1648. Il borgo funzionava come una delle curazie della grande parrocchia di Rosà centro. Solo agli inizi del 1900 si sentì il bisogno di costruire una chiesa per la gente del posto. La chiesa di Cusinati costituisce ancor oggi un esempio dell’architettura neogotica tipica di quel periodo. La costruzione della chiesa fu iniziata nel 1913 da don Luciano Paiusco (1908-1924), ma il paese divenne parrocchia autonoma solo nel 1932, con don Giuseppe Carbonara (1924-1961).

A don Giuseppe va attribuito il merito di aver realizzato il campanile e aver fatto costruire la scuola materna parrocchiale.

Alla morte di don Giuseppe Carbonara, arrivò come parroco don Antonio Carollo (1961-1977) che acquistò un appezzamento di terreno per realizzare un camposanto in paese, dove poter seppellire lo stesso don Giuseppe Carbonara, molto amato dalla gente. Don Carollo, oltre al cimitero, fece costruire anche l’attuale patronato, e realizzò il campo sportivo San Giuseppe, per molti anni usato ufficialmente dalla squadra del paese, l’Arsenal. I parroci successivi cercarono di perfezionare le opere già realizzate: don Virginio Rovea (1977-1985) dotò la chiesa di uno splendido organo di grande valore, mentre don Pietro Segafredo (1985-2003) ultimò la tinteggiatura della chiesa e fece dipingere lo splendido affresco dell’abside, ma soprattutto diede grande importanza alla preparazione dei Sacramenti dei più piccoli, testimoniandola con la sua persona.

Infine, don Flavio Chiomento (2003-2012) ha provveduto a ristrutturare completamente il patronato, ricavandone una struttura moderna ed elegante. Dopodiché per noi è cominciata una nuova avventura, costituita dalla nuova UP Rosà-Cusinati guidata da don Giorgio Balbo.

Fin qui, l’avvicendarsi dei parroci ed il sorgere delle varie strutture, per le quali negli anni ci si è prodigati al fine di dare loro un’anima e farle diventare pietre vive, realtà dinamica in costante movimento, nonostante le difficoltà legate all’attuale momento storico. Non sempre i risultati sono stati all’altezza delle aspettative. La celebrazione più partecipata resta l’Eucaristia domenicale. La Messa viene preparata e curata perché sia più seguita e soprattutto vissuta. È presente un gruppo di lettori e all’animazione liturgica si dedicano tre cori: il coro parrocchiale, il coro delle mamme e da ultimo il coro “dolci note”, formato da coristi giovanissimi, presenze sempre costanti e qualificate. Con alterne vicende e risultati discontinui, come in tutte le parrocchie, sono state proposte attività tante volte legate alla generosità ed all’iniziativa di singole persone, o piccoli gruppi: catechisti, animatori A.C.R. e giovani, ministri dell’Eucarestia, gruppo Missionario-Caritas, gruppo Sagra, i 3 cori, gruppo Donatori e Alpini, sempre pronti a collaborare e a donare con generosità parte del loro tempo e lavoro per le necessità della parrocchia.

Alcune realtà sono ormai già state condivise con l’UP Rosà-Cusinati.

L’orgoglio della gente di qui, è rappresentato (ormai sono quarant’anni, il 2021 sarà infatti il 40° anniversario che ci auspichiamo di festeggiare con la XII edizione) dalla grande rappresentazione religiosa della Passione di Cristo. Attraverso coreografie, voci, musiche, suoni e luci, lo spettatore viene accompagnato a rivivere gli ultimi giorni della vita di Cristo. Un avvenimento che viene proposto e che vede tutto il paese organizzarsi in modo volontario, nel preparare i costumi, l’ambientazione, la recita.

Una manifestazione di grande spessore che, tra suggestione ed incanto, contribuisce all’unione delle persone del paese.

La vita e le esigenze comunitarie ci spronano a guardare oltre l’ombra del “nostro campanile”, o della “nostra bottega”. Ogni giorno ci viene chiesto di partire, di lasciare la terraferma delle nostre certezze, delle cose già codificate per rimetterci in cammino. Mollare gli ormeggi!!! Se troviamo il coraggio di farlo, conosceremo la bellezza e il senso di libertà delle nuove traversate.