“L’unione fa la forza” in educazione

di Elisabetta Nichele

 

     Basta guardarsi e ascoltare un po’ in giro per accorgersi che oggi la parola “educazione” è usata comunemente e da tutti. “Quel giovane è assai educato”; “ciò che manca ai giovani di oggi è una buona educazione”; “ho fatto di tutto per educare bene i miei figli”; “i bambini vanno educati precocemente ai linguaggi elettronici” e così via.

Ciò evidenzia probabilmente una confusione di idee, in quanto la frequenza con cui viene usata la parola “educazione” fa capire che ad essa vengono spesso attribuite accezioni assai diverse tra loro, se non addirittura contraddittorie.

Per una persona, ad esempio, educare significa trasmettere alle nuove generazioni il più rigidamente possibile i contenuti culturali e del sapere già codificato, in modo che la loro integrazione sociale avvenga velocemente e con la migliore prospettiva di adeguamento possibile. Per un’altra persona, invece, educare significa formare le nuove generazioni il più liberamente possibile, allo scopo di metterle nelle migliori condizioni per svilupparsi autonomamente e, semmai, per dargli modo di intervenire sulla società in cui vivono e per cambiarne, se necessario, la cultura ed il sapere, anziché adeguarvisi passivamente. Così ancora, per alcuni, un individuo educato è una persona molto attenta alla forma delle sue relazioni sociali, ovvero al modo esteriore in cui si mette in relazione con gli altri. Per altri, al contrario, la forma non interessa più di tanto, essendo assai più apprezzata la sostanza del suo comportamento, nonché le sue reali intenzioni.

Gli esempi potrebbero moltiplicarsi, come testimoniano le ricerche pedagogiche sui modelli via via assunti nel corso dei secoli a proposito appunto degli orientamenti educativi.

Il fatto poi che la parola “educazione” sia utilizzata da tutti, non solo dalle persone impegnate direttamente e professionalmente in questo ambito, è legittimato dal fatto che ciascuno di noi è stato, volente o nolente, testimone privilegiato di un insieme di interventi educativi che gli hanno sicuramente condizionato il corso della vita.

Ed è dimostrato che l’esperienza vissuta in prima persona è, nei fatti, una “scuola di apprendimento” spesso più valida ed efficace di altre forme di insegnamento. Analogamente, possiamo affermare che siamo tutti educatori, in quanto ciascuno di noi ha qualcosa da “insegnare” e qualcosa da “imparare” dagli altri.

Molti sono oggi i soggetti chiamati ad occuparsi di formazione, che devono essere in grado di unire i loro sforzi in modo armonico per fornire all’individuo un’esperienza educativa significativa.

I profondi cambiamenti in atto nella scuola, determinati da un quadro legislativo-normativo in continua evoluzione, e le difficoltà incontrate dalle tradizionali agenzie educative, famiglia in primis, ma anche dalle associazioni, dalla comunità ecclesiale e civile e dalle istituzioni varie a mettersi in relazione tra loro per riuscire ad esprimere una comune strategia di solidarietà, conducono ad una seria riflessione sia sul tema generale delle scelte pedagogiche, sia sulla necessità di una convergente ed efficace azione educativa.

Oggi allora, più che nel passato, l’educazione dell’individuo va ripensata in termini di “sistema” per integrare, unire e armonizzare, in un quadro unitario e nel rispetto della pluralità di funzioni e specificità di ruoli, tutte le opportunità, le esperienze e le risorse disponibili sul territorio, orientandole, in modo organico, al raggiungimento del suo obiettivo fondamentale: garantire il pieno sviluppo di ogni persona, rimuovendo gli eventuali ostacoli e promuovendone il “successo” all’interno di un processo formativo che non si esaurisce nel corso dell’età evolutiva, ma che si estende per tutto l’arco della vita.

Il filosofo e pedagogista statunitense John Dewey  affermava : “…l’individuo che deve essere educato è un individuo sociale e la società è un’unione organica di individui…”.

Ancor più oggi, è proprio il concetto di “unione” che ci viene in aiuto.

All’interno della società complessa e in rapida evoluzione in cui viviamo, occorre “uscire dall’isolamento” per affrontare le nuove sfide della società: questa appare una scelta strategica obbligata, se non si vuole correre il rischio dell’insignificanza e della marginalità. UNIONE quindi, nell’ambito educativo, significa realizzare un’alleanza fondata sul comune riferimento ad un orizzonte valoriale condiviso e ad una convergente intenzionalità educativa, per controbilanciare la pervasività e l’invadenza di tutti quei messaggi, che, veicolati da tecnologie dotate di maggiore forza comunicativa, sono in grado di imporre, se accolti in maniera acritica, visioni del mondo e stili di comportamento omogeneizzati e massificanti.

Il futuro della persona, delle istituzioni e della democrazia, sono intimamente legati all’educazione delle nuove generazioni, all’innalzamento del livello culturale, alla possibilità di fornire strategie e strumenti per vivere da soggetti liberi e responsabili, mediante l’acquisizione di conoscenze e competenze che permettano di capire e dominare i processi di cambiamento e ad assumere compiti e responsabilità nella costruzione di una convivenza umana giusta e solidale. Per favorire questo processo, occorre dare maggiore spazio e potenziare i luoghi e le occasioni di incontro tra le diverse agenzie educative presenti nel territorio, sviluppare una politica dei legami sociali, che non si riduca a semplice frammentazione o ad alleanze precarie: attraverso l’ascolto reciproco, il dialogo e il confronto è possibile realizzare forme di collaborazione per delineare un’offerta formativa integrata, unitaria, che trae maggiore forza dalla condivisione di finalità e obiettivi. Famiglia, scuola, parrocchia, associazionismo, istituzioni del volontariato e del tempo libero e della società civile, enti e istituzioni devono insieme ridisegnare una rete di relazioni positive, convergenti e complementari, unendo le risorse educative affinché le nuove generazioni trovino, attraverso riferimenti credibili e interlocutori capaci, itinerari di ricerca e, se possibile, risposte coerenti e criticamente fondate.