Il saluto dei nostri parroci don Angelo e don Ivan  

 NATALE ALLE PORTE

Questo saluto arriva nelle vostre case in un tempo particolare e prezioso: l’Avvento.

È come una pagina bianca su cui Dio e noi scriveremo insieme. Dio, da solo, non vuole fare tutto… noi, da soli, non possiamo fare nulla.

Passa ogni giorno accanto alla nostra vita. La reazione del nostro mondo non è poi così diversa dai tempi di Gesù:

indifferenza, paura di perdere libertà, potere, successo… ma anche gioia per una nuova opportunità offerta, coraggio per superare paure, fidandoci di Lui, prontezza nel metterci a disposizione degli altri, umiltà nel cercare ciò che è vero.

È tempo di conversione, di preghiera, di accoglienza… tempo per alzare lo sguardo e ripartire.

Sì, viviamo tempi di un cristianesimo in affanno! Come mostrare la gioia di essere cristiani, di avere “Dio con noi”? 

  • Con una fede umile, serena e incarnata: più che pensare solo a guadagnarci il cielo, la fede deve rendermi capace di impegnarmi a salvare anche la terra. Vale a dire, deve farmi vibrare, spingermi a condividere le fatiche e le speranze, le gioie e i dolori dell’uomo di oggi, spesso solo e smarrito.
  • Parlando bene di Dio: ritorniamo a parlare di un Dio che è discreto, bussa alla porta e attende una risposta… che è di tutti e accoglie tutti… che ha il nome di ciascuno scritto nel palmo della mano… che ha tanti figli, tutti di serie A… che è come una palma: a chi gli tira i sassi, lascia cadere i datteri più buoni….

Nei prossimi giorni sarà un susseguirsi di auguri. Auguri di cortesia, auguri per interesse, auguri di cuore.

Vorremmo che i nostri appartenessero all’ultima categoria! Buon cammino a tutti….

 

 

NATALE IN MOVIMENTO

I personaggi del Natale si muovono quasi tutti.

Si muovono Giuseppe e Maria con il Bambino che porta nel grembo, per raggiungere Betlemme, la città di Davide, a causa del censimento.

Vanno, “senza indugio”, a vedere il Bambino i pastori, questi personaggi singolari che siamo chiamati a liberare da quell’aura di romanticismo, sotto la quale sono stati seppelliti dai secoli, per incontrarli nella loro condizione reale di persone marginali, addirittura “dei poco di buono” secondo la mentalità del tempo, ma liberi e pronti a mettersi in cammino.

Il viaggio più lungo, poi, lo compiono i magi, questi sapienti d’oriente che si lasciano attrarre e guidare dalla stella per portare i loro doni al Re che è nato.

Uno solo resta fermo: il re Erode, “turbato” dalla novità della nascita di un bambino, rimane inchiodato al suo trono, nel timore che gli possa essere usurpato.

Questi personaggi, che i vangeli ci presentano in occasione del Natale, ci parlano di modi diversi di accogliere le novità: a volte, infatti, ci è chiesto di accoglierle come conseguenze di scelte di altri (vedi il censimento per Maria e Giuseppe); altre volte le accogliamo incuriositi, a partire dalla nostra povertà e semplicità, come i pastori; altre volte, infine, le accogliamo come stimolo a ricercare un “di più” per la nostra vita, come i magi. È triste, in ogni caso, accoglierle come Erode, rimanendo

fermi, bloccati dalla paura di quello che ci possono portare via, perché così perdiamo le opportunità che ci offrono.

Al centro del Natale c’è Dio, che si fa bambino per incontrarci, invitando anche noi a muoverci verso di lui e verso gli altri.

Nel coinvolgerci in questo invito, sentiamoci chiamati a camminare anche verso la nuova unità pastorale, nata a settembre. Mettiamoci anche noi in movimento, vincendo l’inerzia del già visto, del già saputo che ci tranquillizza ma che anche ci imprigiona, per accogliere l’imprevisto del nuovo che ci destabilizza, ci fa faticare ma anche, e soprattutto, ci libera e ci apre al futuro.