A Cusinati concerto per l’organo restaurato

di Claudio Pegoraro

Un organo a canne, a ben guardarlo, somiglia ad un tempio antico, ovvero ad un edificio pubblico, in cui la comunità si riunisce, interrompe il fluire della vita e del lavoro, ed il silenzio che ne deriva lascia spazio alla comunicazione con l’altro, alla coscienza dei problemi comuni al senso più alto del vivere sociale.

     Un organo a canne, a ben ascoltarlo, sembra un insieme organizzato di voci umane, quasi la società fosse simile ad un canneto, nel quale ogni canna sembra sibilare al vento da sola, ma la volontà del vento ne “armonizza” i movimenti sincronizzandoli in una danza ordinata. Così una comunità in disaccordo, in quel risuonare insieme, ritrova il modo ed il desiderio di “accordarsi”,di migliorare il suo vivere insieme, l’armonia di una società che impara ad ascoltare e ad ascoltarsi.

     Gli organi a canne sono organismi delicati, fragili, che esigono attenzione costante e continua cura. Proprio come nella vita di una società che vuole essere vigile nel preservare le sue conquiste civili e culturali, il progresso è anche nella costante capacità di proteggere, conservare, restaurare gli strumenti che la nostra intelligenza ha ideato per l’arte del vivere sociale. Spesso gli organi sono restaurati, ma a quei restauri manca un pubblico che ami, desideri e chieda di ascoltarne i messaggi. Più spesso infatti gli organi sono più che grossi armadi, riempiti da poche canne, in preda all’incuria e destinati a diventare ormai inutili. Così mutilati nel corpo e privati dell’attenzione del pubblico, gli organi da chiesa sono destinati ad estinguersi e con essi la memoria storica: quella del suono antico che solo questo strumento può dare.      Ed è così che per evitare uma fine così ingloriosa, nel mese di luglio di quest’anno è stato portato a termine il lavoro di revisione e restauro dell’organo della nostra chiesa parrocchiale: un Mascioni opera 1040 del 1980. Si tratta di un organo a due manuali, a trasmissione elettrica, di 26 registri, con due tastiere di 58 note ed una pedaliera di 30 note. A 34 anni dalla sua costruzione, ancora in piena efficienza, è stato necessario rimuovere il cospicuo deposito di polvere causa di opacizzazione del suono ed effettuare tutti quegli interventi atti a garantirne ancora un preciso e sicuro funzionamento negli anni a venire.

     Ciò è stato possibile grazie alla lungimiranza e generosità di benefattori, che hanno finanziato per intero l’operazione di restauro, cui va il doveroso e sentito ringraziamento innanzitutto dei cori parrocchiali, che si accompagnano a questo prezioso strumento, ma anche della comunità tutta, che gode delle melodie che esso emana.

     Nelle intenzioni degli organizzatori lo scopo dell’evento musicale era duplice:

     – Il primo era quello di suscitare un desiderio: quello di usare, suonando ed ascoltando questo strumento di musica, capace di resistere anche nella complessità della nuova era elettronica e multimediale, di culture multirazziali, di suoni musicali condizionati ormai tutti dal frastuono del vivere quotidiano.

     – In secondo luogo era l’augurio che questo desiderio si trasformasse in passione e stimolo perché altre persone si aggreghino ai nostri cori parrocchiali, secondo il genere che meglio le rappresenta, per infondere nuova linfa ed entusiasmo e per rendere un servizio meritorio alla comunità, superando paure, esitazioni e perplessità immotivate:

     “Vieni e scoprirai che cantare in coro è una bellissima esperienza, che regala molte soddisfazioni e profonde emozioni, diverte e libera la mente”.