Miracoli… all’occorrenza secondo le esigenze!

di Suor Roberta

 S [/dropcapon già passati sette mesi da quando a settembre son arrivata qui, in questa grande casa di Rosà, famosa in tutta la Congregazione per la sua “ampiezza e complessità” ma confesso di non sentirmi ancora pienamente in grado di descrivere una realtà così ricca. 

La casa di Rosà probabilmente è molto più conosciuta da voi: da chi l’ha abitata frequentando la scuola dell’infanzia o le scuole di lavoro delle suore, da chi ha passato pomeriggi di ricreazione con le proprie compagne nel corso degli anni di crescita, infine da chi ha prestato il suo servizio prezioso accanto alle nostre donne nelle diverse forme del volontariato o del lavoro dipendente…

 Una cosa che balza all’occhio a chi arriva è che questa realtà è cambiata parecchio nel corso degli anni e che… non smette di farlo!!

Ci si potrebbe domandare perché, che cosa muove il continuo cambiamento, qual è il senso più profondo di questo essere “cantiere in perenne costruzione”.

E il titolo lo dice bene, in una battuta: il fondatore delle suore delle Poverelle, don Luigi Palazzolo, voleva che le sue suore e i loro servizi fossero docili al cambiamento visto come necessario per restare in ascolto dei reali bisogni delle persone con una disponibilità pratica ed immediata ad intervenire, adattarsi e ritirarsi nelle situazioni contingenti che si presentavano. 

E così mentre la storia ha portato cambiamenti socio-culturali anche questa casa è cambiata e con essa il servizio accanto alle donne con disabilità, un tempo definite “buone bambine”, ma ora decisamente fuori età per esser definite tali. Tante sono state le persone che qui hanno vissuto: alcune sono ancora tra noi, diverse sono “già in paradiso ad attenderci” e altre sono semplicemente andate “altrove” trovando sistemazioni più adeguate a rispondere ai loro bisogni.  

Oggi questa casa “ospita” tre servizi residenziali: una comunità per suore anziane a riposo, una RSA di 18 posti per donne anziane non autosufficienti ed infine una RSA di 134 persone con disabilità congenita o acquisita nel corso della vita (incidenti o malattie degenerative). Dico persone perché “come forse saprete”  da ottobre 2011 abbiamo aperto l’accoglienza anche agli uomini poiché sul territorio emergeva questo bisogno. Oltre a questi servizi residenziali in questi anni la comunità sta cercando nuove forme di presenza accanto alle persone con disabilità e alle loro famiglie ad esempio permettendo all’utenza esterna di usufruire di alcuni servizi quali piscina, palestra, vasca farfalla, vasca lettino e laboratori vari. Cerchiamo inoltre di offrire periodi di sollievo alle famiglie attraverso inserimenti residenziali per brevi periodi. Sono tutte possibilità che favoriscono la permanenza delle persone nel loro nucleo famigliare e nel loro contesto sociale di appartenenza.

La ricerca a questo riguardo continua ad essere viva e nell”ottica del Palazzolo si cercano “tutti quei modi che la carità di Cristo ti insegnerà” per favorire una cultura solidale, sempre più capace di accogliere la diversità – di cui la disabilità è solo un segno – come grande opportunità per crescere in umanità. Con questo spirito nel corso degli anni la struttura del Palazzolo si è aperta al territorio intessendo relazioni buone con gli ambiti educativi “privilegiati” quali sono le scuole e le agenzie formative: è bello vedere come bambini, adolescenti e persone disabili/anziane che vivono in Istituto riescano a trovare immediatamente un’intesa comunicativa senza troppe difficoltà e questo credo possa “istruire” noi adulti che troppo spesso ci facciamo problemi inutili.

Ma una grande casa come questa, un servizio così complesso che chiede molte attenzioni come fa a stare in piedi, come è organizzato? Immagino che qualcuno se lo domandi…

Interno della Chiesa dell’Istituto Palazzolo.

Interno della Chiesa dell’Istituto Palazzolo.

Allora, proviamo a raccontarlo brevemente…

Al centro della casa c”è una piccolissima comunità di suore: ebbene sì, nel corso degli anni la comunità si è assottigliata sempre più ed oggi siamo solo in 7! Le suore, pur avendo compiti “residui” rispetto alla gestione del servizio, rimangono un po’ le “custodi” del Carisma Palazzoliano e scelgono di “restare dentro la realtà” nel tentativo di condividere appieno la vita delle persone che qui vengono a vivere. I servizi sono “completamente” gestiti da persone laiche professionalmente preparate: è grazie a loro che oggi questo servizio può continuare e mantenersi in grado di rispondere alle mutate esigenze della società civile. Il personale che “dà anima” a questa casa è davvero tanto: ad oggi si aggira circa sui 200 membri e il coordinamento di tutta questa grande famiglia chiede molta dedizione e una non indifferente capacità di mediazione.

Mettersi in ascolto, cercare insieme, valutare cosa è meglio, prevedere percorsi e garantire rispetto di ruoli e mandati… questo è un lavoro quotidiano dove al centro si cerca di mettere il bene delle persone che qui vivono.

Come penso si intuisca immediatamente questo percorso non è facile ne tantomeno riducibile a questioni teoriche o pratiche: si tratta di mettersi insieme, di concertare gli interventi per far seguire ad un pensiero “intenzionale” azioni che vadano nella stessa direzione.

Per questa ragione ogni giorno si fanno “parecchie riunioni”: qualcuno bonariamente mi dice che “la casa non può andare avanti a forza di sedute”. Io di solito di fronte a questa provocazione sorrido e ripenso a come nella storia le cose siano cambiate notevolmente: un tempo infatti la “buona suora delle poverelle” doveva soprattutto fare… ed oggi può sembrare strano che si coordini una casa stando seduti attorno ad un tavolo.

Ma invece è proprio così! E serve spendere tempo per ragionare insieme cercando di progettare un cambiamento nel tempo… serve spendere tempo per scegliere linee comuni, condividere obiettivi e preoccupazioni, serve ascoltare e avere la pazienza di attendere che ognuno possa dire il proprio pensiero, serve essere disposte ad accogliere proposte e a reinventare un servizio a partire dai bisogni che cambiano nel tempo. Per fortuna questo non è un lavoro di un singolo ma è il “frutto” della passione e della silenziosa dedizione di molti  che fanno della cura e dell”attenzione ad ogni singola persona la ragione del proprio servizio e, oso dire, della propria stessa vita.

Oggi questa casa mentre “compie” 90 anni si rende conto che può stare in piedi solo grazie ad un lavoro di molti, che chiede continua messa in discussione e ricerca a favore delle persone che si trovano a vivere la disabilità: chissà come sarà la casa di Rosà tra qualche anno!! Chissà che ne sarà!! Anche questi sono pensieri legittimi…

Noi speriamo che si mantengano presenti passione e dedizione affinchè altri, tra qualche anno, possano dire guardando indietro: mamma mia quant’è cambiata questa realtà, ma lo spirito è rimasto lo stesso!!

 È sempre la strana e colorita famiglia del Palazzolo!