Appartenenza al gruppo

di Elisabetta Nichele

Appartenenza al gruppo: bisogno e opportunità di crescita per la persona. Uno dei bisogni fondamentali del genere umano è il bisogno di appartenenza.

Appartenere (dal latino ad = a e pertinère = stendersi, giungere, pervenire) significa far riferimento a qualcosa di principale; essere congiunto, parente.

Forse è una cosa che ci viene imposta fin dalla nascita, in fondo la famiglia è un piccolo gruppo in cui i membri si comportano in modo simile. Stabilire delle relazioni interpersonali è importante per la formazione del soggetto e per imparare a vivere con il giusto equilibrio l’indipendenza e l’appartenenza a un gruppo.

Famiglia, comunità, lavoro, sport, hobbies, sono dimensioni in cui ci sentiamo a nostro agio se sentiamo di appartenervi. Ogni soggetto appare inserito in diversi contesti gruppali che finiscono con il concorrere a formare la personalità e a orientarla in direzioni condivise a vari livelli.

Uno dei traguardi dello sviluppo psicologico è il raggiungimento del giusto equilibrio tra l’indipendenza e l’appartenenza al gruppo. Vivere in gruppo in modo sano non è un compito semplice ed è fondamentale perché nel soggetto si formi l’identità sociale. George S. Klein, psicologo dello sviluppo, sottolineava come non esista una fase individuale e poi una sociale, perché il bambino fin da subito vive la dialettica tra separazione dalla madre e l’esperienza del tessuto familiare.

Il sentimento di appartenenza si esprime nel sentirsi parte di un gruppo e con esso condividere valori, pensieri, comportamenti. Questo sentimento si costruisce e si definisce partendo dalla consapevolezza di se stessi e della propria identità. E’ un percorso che inizia con la presa di coscienza di se stessi, del proprio modo di pensare, di agire, sostanzialmente di “essere”.

Alla base dell’appartenenza vi è un processo psichico in cui la sfera dell’Io si identifica con il Noi e che permette di riconoscersi e di essere riconosciuti come membri di un gruppo. La consapevolezza di se stessi, della propria storia e cultura, crea le condizioni per accedere ad un altro livello e cioè, la capacità di riconoscere “l’altro” e quindi, la possibilità di confrontarsi ed aprirsi al diverso.

L’Io come individualità cresce in parallelo con un “noi” variegato che include differenti gruppi dalle svariate dimensioni.

Essere membro di un gruppo al quale attribuiamo caratteristiche positive, risponde al bisogno di sicurezza, autostima e affiliazione. Avere delle persone vicine che ci piacciono, ci accettano, ci permette di costruire un’immagine positiva di noi stessi.

Essere membri di un gruppo significa inoltre accettare delle norme informali, diritti e doveri, in esso troviamo, però, anche il coraggio e la forza di compiere azioni che individualmente potremmo rifiutarci di mettere in atto.

Uno dei problemi più urgenti che la società moderna deve affrontare, soprattutto in età giovanile, consiste nella perdita del senso di comunità che conduce gli individui all’alienazione, al disimpegno nei confronti del sociale e della politica, alla divisione della collettività, alla frammentazione dell’integrità morale.

Ciò che costituisce la comunità è, per l’appunto, una unità di individui motivati a stare assieme da uno scopo comune. In tal senso, ogni comunità potrà differire da un’altra a seconda della finalità che ciascun gruppo persegue.

Eppure, per quanto differenti, ogni comunità sarà anche simile all’all’altra alla luce di una qualità trasversale: quale che sia la finalità, la tipologia, la meta del gruppo in questione, si tratterà sempre di una comunità umana, una comunità di persone. D’altra parte, nella cultura contemporanea, spesso tale evidenza sparisce dall’orizzonte di una concezione che, talvolta, finisce col sacrificare l’individuo alle ragioni del gruppo.

In tal senso, è bene ribadire che la persona, in quanto tale e per il valore intrinseco di cui è sempre portatrice, non potrà mai essere considerata mezzo, ma sempre fine. Ecco che, allora, quale che sia la comunità in questione, non potrà mai essere dimenticata la persona, il suo bene, la sua crescita personale.

Il sentirsi comunità è un sentimento che i membri di una collettività provano sentendosi importanti vicendevolmente all’interno del gruppo, nella fiducia condivisa che i bisogni e gli obiettivi saranno soddisfatti e raggiunti con l’impegno dell’unione. Questo aspetto è fondamentale in un’epoca caratterizzata da un’incertezza generale, da situazioni instabili, da rischi ed insicurezze che provocano la diffusione di una “ansia sociale”.

Soprattutto per gli adolescenti, il gruppo può essere un luogo solidaristico/cooperativo, un’esperienza forte, identitaria ed in grado di forgiare valori ai quali aderire, o almeno stili, simboli e riti per segnalare un riconoscersi ed un’appartenenza. Ciononostante il gruppo, visto da vicino, è più un insieme di blocchi sovrapposti che un unico monolite, nel senso che è evidente che oggi anche i gruppi di adolescenti sono esperienze a tempo determinato. Ciò sia perché oggi vi sono dimensioni legate a pluriappartenenze ( es. la classe, i fratelli/sorelle, il gruppo dell’oratorio, i compagni di squadra, ecc.) e quindi a pluridentità, sia perché anche i gruppi hanno un loro “ciclo di vita” ed in un’epoca di sovrapposizione di fasi capita che legami e relazioni subiscano inevitabilmente allontanamenti, rotture, ecc.

Ogni adolescente partecipa al gruppo con attese e desideri personali: è come dire che ognuno cerca qualcosa all’interno del gruppo, che non è necessariamente ciò che cercano gli altri, e non è nemmeno una cosa sola. Alcune attese sono legate a particolari bisogni, che possono trovare soddisfazione nella partecipazione ad un gruppo:

– Bisogno di inclusione. Per distinguersi come individui, i ragazzi hanno bisogno di essere riconosciuti e presi in considerazione, soprattutto dai coetanei. Essere parte di un gruppo è uno dei modi più efficaci per ottenere questo riconoscimento: fare parte di un gruppo aiuta il giovane a dire “chi è”.

– Bisogno di influenza sugli altri. Per affermare la propria individualità i ragazzi sentono il bisogno di esercitare un certo potere o autorità. Questo implica la decisione, non sempre espressa, di assumersi un ruolo rispetto al comandare o essere comandati.

– Bisogno di affetto. L’amicizia tra i coetanei, il sostegno reciproco, la possibilità di relazioni vissute come positive rappresentano degli antidoti contro l’insicurezza che ogni ragazzo può affrontare nella sua fase di crescita.

Perché il gruppo possa funzionare bene ed i partecipanti vivano un’esperienza di crescita, è importante che i ragazzi possano:
– prendere coscienza dell’esistenza di attese verso il gruppo e delle risposte che il gruppo può dare;
– chiarire le motivazioni personali che li spingono ad aggregarsi per formare un gruppo;
– leggere i bisogni degli altri partecipanti al gruppo, riconoscendo le differenze rispetto ai propri.

Il gruppo rappresenta quindi luogo di maturazione, perché è una struttura immediatamente vicina ai bisogni dei giovani in quanto dà di fatto una risposta a quei problemi di ricomposizione delle contraddizioni, di visibilità sociale, di identità, di identificazione, di cittadinanza. Un gruppo è uno strumento vicino alla condizione giovanile, capace di rispondere a quei problemi di socializzazione e di interazione senza i quali i giovani di fatto non riescono a ricomporre la loro identità. Ma appartenere ad un gruppo è anche un’esperienza che apre i giovani a un qualcosa più ampio del soddisfacimento dei propri bisogni, perché li butta in una proiezione non solo individuale, ma già comunitaria.