Il conducente di autobus

(OVVERO CRONACA DI UN MIRACOLO) di Antonio Girardi   Andrea, nel corso della sua carriera lavorativa, aveva sempre fatto il conducente di autobus. “Turistici!” sottolineava, per dare enfasi ad una professione che gli permetteva di girare tutta l’Europa ma sopratutto l’Italia dove era soprattutto la città di Roma ad attirare l’attenzione dei clienti dell’agenzia per cui Andrea lavorava. Ed anche quel giorno di fine maggio un liceo del suo paese aveva scelto la città eterna come meta per la gita scolastica di fine anno. Andrea, quella mattina, era partito di buon’ora perché la comitiva, composta da una quarantina di ragazzi, più tre professori, intendeva arrivare nel primo pomeriggio a Roma per prendere possesso delle camere dell’albergo e anche per fare una visita ad un santuario che il docente  di religione aveva declamato come un luogo mistico di grande importanza, soprattutto per la presenza di un frate che, a detta di molti, pareva fosse in odore di santità. “È un santo! Ha poteri taumaturgici!” amava dire ai suoi studenti . Alle parole del professore i ragazzi avevano risposto con spallucce e dandosi di gomito, ignari dell’esperienza che di lì a poco avrebbero vissuto assieme ad Andrea ed al suo autobus. Assolte le formalità per il possesso delle camere i ragazzi si apprestarono nuovamente a salire nel mezzo per recarsi al santuario che distava una quarantina di chilometri dall’albergo. Quando Andrea arrivò già le ombre cominciavano ad allungarsi e una leggera brezza piegava le cime degli alberi che facevano corona al luogo di culto. Il parcheggio era un po’ in discesa e stretto e terminava a ridosso di un muro abbastanza alto costruito per contenere un terrapieno. La manovra di retromarcia, di Andrea, non passò inosservata agli studenti che lo gratificarono con un applauso. Nel frattempo si era avvicinato al pullman un frate che, a dispetto della lunga barba, doveva essere molto giovane. Strinse calorosamente la mano ai professori, salutò i ragazzi con un sorriso, quindi invitò tutti ad entrare nel santuario. “Dai vieni anche tu” disse rivolto ad Andrea. L’autista ringraziò motivando la rinuncia al fatto che preferiva riposare un po’. “Come vuoi” concluse il frate dandogli un buffetto sulla guancia. Padre Luigi era il frate in odore di santità di cui tanto si era prodigato nel racconto il professore di religione. Si vociferava che avesse “ereditato” le stigmate alle mani da Padre Pio da Pietrelcina subito dopo la sua...
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I versi della vita di Beniamino Todesco

di Angelo Zen   Nel mio peregrinare dei giorni, mai avrei immaginato di imbattermi nel commento dei versi composti da chi mi fu antico compagno di liceo, in anni lontani. Allora avemmo occasione di condividere testi scolastici che le condizioni economiche non ci permettevano di acquistare. Ora ho l’onore di condividere sentimenti e valori mai banali. L’occasione mi si è presentata da un casuale incontro avvenuto con Beniamino Todesco, che, con fare assai garbato, mi affidò una sostanziosa raccolta di suoi componimenti poetici che, a me sconosciuti, attirarono la curiosità e il mio interesse anche per mantenere viva la pagina che ospita questo periodico. Inaspettata è stata la proposta come impegnativo è il compito di scandagliare nei versi altrui i sentimenti. Con queste premesse spero di riuscire a dare una visione d’insieme seppur parziale, del mondo a cui si è ispirato e del suo proporsi in questa nobile arte del poetare. Beniamino Todesco è una importante figura di cultura umanistica e locale, acquisita nei molti anni di insegnamento e di vita trascorsa a Rosà. È elemento di spicco nel variegato e multiforme panorama culturale rosatese. La sua presenza non è mai camuffata da venale interesse. Ecco perché la sua testimonianza tocca direttamente il nostro territorio e merita  condivisione. Nello scorrere i componimenti dell’autore balza agli occhi che egli si firma con il nome di Frawal (acronimo formato dalle iniziali dei nomi dei figli). E questa non è una secondaria attenzione di tenerezza manifestata da un genitore. Beniamino Todesco predilige indagare nel mondo rurale. Esempio ne è  ““Elogio della vita agreste”:“ Canto i campi e le divinità campestri….”” E ben si alza il verso nel ricordo di Angelo Comunello – titano della nostra terra – con i versi composti al raggiungimento dei cento anni di vita. “Le palme nodose / il sudor si tergeva, / lontano guardava / la nebbia mattinal / fumare… Cresceva la nidiata, / maturavan le messi dorate… Son scivolati lievi / gli anni: / i rintocchi delle / campane… Si nasce alla fede, / alla vita, / alla speranza…/ bello l’oggi,/ il diman /sarà senz’altro migliore. Cerere feconda, / i sacri Lari / e il pio Enea / Ti accoglieranno / al riverberar/ della divina / Luce.” Da sottolineare il respiro che dà alla speranza! Emerge ancora lo sguardo attento alla natura e lo scopri attraverso “”il tintinnio giulivo della cincia… il dolce chiacchierio del ruscello… i rami del melograno,...
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Antonio Girardi Poeta del vissuto

di Angelo Zen Nato nel 1954 abita in Via Giacomo Matteotti a Rosà. Ho tra le mani un libro di poesie, pubblicato di recente. Si intitola “Battiti di Versi”. Me l’ha regalato un rosatese, casualmente incontrato. Antonio Girardi ha concluso da alcuni anni il suo tragitto lavorativo di impiegato nel turismo come conducente di autobus ed ora può dedicare il suo tempo ai quattro splendidi  nipotini e dilettarsi nello scrivere versi. L’esperienza vissuta nel viaggiare in molti casi è fonte di ispirazione. Ma sono altri e  più disparati i temi che egli lambisce con i suoi versi. In particolare riesce a scavare con molta efficacia nell’animo umano e coinvolgerti emotivamente. La lettura della raccolta mi trascina. Devo rallentare la voglia che mi spinge ad inseguire di pagina in pagina il dopo, per ambire al meglio di quello che di bello ho già gustato. E questo mio modo di procedere temo  nuoccia alla distinta selezione dei sentimenti che mi assalgono. Alla fine mi dispiace di aver esaurito tanto in fretta il prezioso scrigno di tesori, che solo la bravura dell’autore mi è stata capace di svelare. La raccolta di poesie attrae anche perché non si snoda attraverso un filo conduttore ben definito ma fotografa immagini scandite da suoni che trasmettono la tensione di chi scrive e arrivano ad incidere sensitivamente in chi legge. Raccolgo alcuni versi che più mi hanno colpito, ma sono certo che la selezione ne mortifica altri, certamente più belli. La mia penna – come la spada – fende il foglio – lacerando i versi – che non avrei – mai voluto scrivere. (pag. 1) Vorrei scrivere … di donne – libere di sdraiarsi sopra ad un prato – con la luce del tramonto – che non inciampi – nel buio di uno spirito vigliacco. (pag. 59) Dolomiti … scolpite – con l’accetta – dei cavatori del tempo. – Mani di artigli – protese – ad arpionare – un cielo blu cobalto … – Culla del vento – che nella quiete – dei tanti colori – trova il riposo. (pag. 133) Lascio all’autore la scelta delle poesie che fa da corollario a questo scritto.  Mi complimento e lo ringrazio per le emozioni che è riuscito a trasmettermi. Finchè la sorte mi fa  incontrare,  casualmente, lungo una strada qualsiasi, una persona come Antonio Girardi, per Rosà rifiorisce una speranza nuova e riduce in me un nascosto, sottile scetticismo, perché...
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Giovanna Bertoncello “Il pescatore di sogni”

di Beniamino Todesco     Anche in questa seconda raccolta, – la prima “Emozioni… sussurro dell’animo” -, risalta l’accattivante semplicità dell’autrice che trasmette nelle sue liriche, in armonia con la sua interiorità, la signorilità, l’eleganza e la dolcezza di cui è naturalmente dotata: i suoi versi sono espressivi, coloriti, conformi alle sue sensazioni psicologiche ed ai suoi contenuti spirituali. Il grande Giacomo, per esprimere sentimenti ed emozioni universali usa come corollario visivo immagini espresse con un lessico vivo e familiare. “e chiaro nella valle il fiume appare… Sempre caro mi fu quest’ermo colle e questa siepe… La donzelletta vien dalla campagna in sul calar del sole…” Così la nostra poetessa con la brillante e colorita semplicità delle nuove liriche, espresse senza ricercatezze, in modo spontaneo – vivacizzate da onomatopee, metafore e metonimie -, sprizzanti vivacità, il calore ed il profumo della casa, la gioia di certi momenti delle feste paesane, a questi celebri versi può benissimo accostarsi.   Le sottili ONOMATOPEE, – cioè l’imitazione dei rumori e dei suoni reali con i versi -, e la creazione con le immagini poetiche della luce e dello splendore naturali, – che richiamano i carducciani “… carri rotolanti sul ciottolato della città” e ti porgono la visione de “La stanza del sole di luglio affollata” sono presenti numerose nelle poesie della Bertoncello e ci immergono in “silenziose storie avventurose”  a “spigolar sulla sabbia conchiglie” che “profumano di sole e di sale” con “racchiuso nel guscio i segreti del mare”. L’ ALLITERAZIONE – sole, sale – crea nel sottofondo una dolce eco lontana che ritorna come un’onda ad accrescere i misteri della seducente notte ed a percepire i respiri degli abissi. La poesia “Il pescatore di sogni” chiude con una METAFORA simbolica, pascoliana, analogica: il pescatore depone la rete … raggiunge angoli verdi, fondali incontaminati, acque cristalline”,  poi con una improvvisa trasposizione la poetessa dal sogno con la fantasia passa alla realtà della quotidianità familiare, rallegrata dal sorriso dei bimbi che cavalcano “L’onda del loro domani”. Non posso concludere questa mia concisa presentazione dei contenuti  ricchi e vari, espressi in uno stile scorrevole e sciolto, della raccolta poetica  “Il pescatore di sogni”, senza analizzare la lirica che secondo me offre la chiave di lettura di tutte le altre poesie in essa contenute: cioè la ricerca di emozioni  e di sentimenti che si susseguono e si alternano nella gioia e nel dolore durante le...
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