ACEC: 70 anni di cultura delle relazioni

di Irene Minuzzo Domenica 7 aprile in 38 sale cinematografiche parrocchiali di Veneto e Trentino è tornata in contemporanea la magia di Mary Poppins, il primo indimenticato film Disney del 1964 in versione recentemente restaurata. L’iniziativa è stata sponsorizzata e coordinata dall’Associazione Cattolica Esercenti Cinema (ACEC) del Triveneto, di cui fa parte anche il nostro Teatro Montegrappa. ACEC quest’anno compie 70 anni e ha deciso di festeggiare con un open day (ingresso gratuito per tutti) delle Sale della Comunità questo importante traguardo associativo. “Acec – spiega don Alessio Graziani, presidente della sezione triveneta dell’associazione e vicepresidente nazionale – nacque a Roma nel 1949 come associazione di categoria dei cinema parrocchiali diffusi in tutto il territorio nazionale. Oggi queste sale, che abbiamo ribattezzato Sale della Comunità, sono ancora più di 500 in Italia, di cui un’ottantina nel Triveneto. Si tratta di veri e propri centri culturali, gestiti da centinaia di volontari generosi e preparati, che animano culturalmente il territorio con proposte non solo cinematografiche di qualità, ma anche proponendo rassegne teatrali, concerti, conferenze e presentazione di libri. Nel pomeriggio di domenica 7 aprile, 38 di queste sale (nelle province di Padova, Verona, Vicenza, Treviso e Trento) hanno aperto gratuitamente le porte per un momento di festa costruito attorno alla visione di un classico Disney che ha fatto sognare generazioni di bambini e di famiglie e che ancora oggi ci fa sperimentare la gioia di stare insieme. Questa infatti è la mission delle sale parrocchiali: costruire comunità, relazioni buone, attorno a tutto ciò che è bello e fa crescere la nostra umanità”. In ognuna delle 38 sale che hanno aderito all’iniziativa, i volontari che le gestiscono e le animano si sono sbizzarriti per coinvolgere la propria comunità nei festeggiamenti (con travestimenti, allestimenti della sala a tema…). In particolare il Teatro Montegrappa ha voluto far squadra con il gruppo ACR che ha riunito una cinquantina di bambini e ragazzi in una avventurosa caccia al tesoro all’interno delle mura del cinema stesso. Sempre questi bambini hanno poi avuto l’opportunità di visitare la struttura accompagnati dai tecnici che hanno svelato loro i segreti del cinema digitale (con una romantica digressione al funzionamento del proiettore a pellicola) e del sistema di comando audio-luci per concerti e spettacoli teatrali. I festeggiamenti poi si sono conclusi appunto con la visione condivisa e partecipata del famoso film Disney.   Insomma, cinema non è solo film, ma rito sociale ed...
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Passione addio? No… solo rinvio!

REALTÀ PARROCCHIALI di Claudio Pegoraro   Da alcuni giorni si sussurrava…ognuno, seppur a denti stretti, dava la propria interpretazione, suggeriva soluzioni suggestive, allestimenti alternativi (a volte anche frutto della grande creatività ma poco realizzabili), e si chiedeva a quando l’inizio dei lavori. Per questo motivo abbiamo voluto dissipare ogni dubbio, emettendo un comunicato ufficiale, che ha fatto seguito alla decisione unanime, presa nel pomeriggio di domenica 3 febbraio 2019. Il comitato promotore ed organizzatore della SACRA RAPPRESENTAZIONE della PASSIONE di CRISTO di CUSINATI rende noto con grande rammarico che, contrariamente a quanto annunciato, per sopraggiunti imprevisti di carattere tecnico e burocratico, che avrebbero comportato un notevole impegno finanziario, riguardanti le normative da rispettare in occasione di pubbliche manifestazioni ed eventi di pubblico spettacolo ed indipendenti dalla nostra volontà, quest’anno 2019 la manifestazione di cui sopra non avrà luogo. Ci scusiamo per il disguido e il disagio arrecati e per l’aspettativa delusa. Ci adopereremo fin d’ora nel cercare le soluzioni opportune alle problematiche emerse, al fine di riproporre l’evento già dal prossimo anno 2020, in maniera ancora più attraente ed emozionante, non foss’altro per un debito di riconoscenza nei confronti di coloro che hanno dato vita a questa manifestazione e a coloro che nel corso degli anni vi hanno partecipato. Si tratta di un rimando un po’ clamoroso, in quanto da tempo (giugno 2018) si era messa in moto la macchina organizzativa per questo evento molto sentito a Cusinati, e non solo. Vi assicuriamo che non è stata una decisione presa a cuor leggero, ma molto ponderata e sofferta, valutando le varie alternative che ci venivano proposte; siamo convinti che alla fine abbia prevalso il buon senso. Ringraziamo tutti per la disponibilità, la collaborazione ed anche per la solidarietà dimostrate; l’invito è a proseguire nel proporre una manifestazione di grande spessore, che, tra suggestione ed incanto, contribuisce all’identità di Cusinati. Nelle nostre intenzioni di organizzatori, con il coinvolgimento di tante persone competenti nei vari ambiti, avremmo voluto proporre un’edizione (XII) superlativa, ma siamo altresì convinti che il lavoro fin qui prodotto, non andrà perduto. Vi terremo aggiornati sull’evolversi della situazione ed al momento opportuno vi contatteremo e coinvolgeremo nuovamente, per avere il vostro prezioso ed insostituibile apporto e contributo. Il tentativo di coinvolgere persone di tutta l’unità pastorale si era rivelato vincente ed aveva dato buoni risultati: l’apertura ufficiale dell’evento era coincisa con il concerto del patrono a Rosà (sant’Antonio...
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Prove tecniche di Unità Pastorale Nuove Unità Pastorali che nascono ed altre che si allargano

di Claudio Pegoraro Manca solo l’ufficialità, ma fra non molto anche da noi sarà UNITÀ PASTORALE UNICA. Lo ha annunciato mercoledì tredici febbraio il Vicario generale della Diocesi di Vicenza, Monsignor Lorenzo Zaupa, ai Consigli Pastorali riuniti in seduta comune: il prossimo settembre il mondo cattolico rosatese sarà strutturato in un’unica unità pastorale. Questo avvenimento molto importante ed in un certo senso Rivoluzionario, non ci colga impreparati e soprattutto refrattari a questa novità! Opportunità per i credenti, per i diversamente credenti e per tutte le persone aperte al dialogo, che riescano a cogliere nel cambiamento un segno dei tempi, consapevoli che questo segno di comunione è indispensabile, senza il quale è poco credibile dichiararci Cristiani e lasciarci abbracciare dal Padre misericordioso. Quando ti apri al territorio, ai vicini, respiri aria nuova, un confronto arricchente e soprattutto si trova la forza per rinnovarsi. Insistere troppo sulla propria tradizione diventa asfissiante, blocca il futuro: è arrivato il momento di ammainare la bandiera del “si è sempre fatto così”. Il pensiero unico è un suicidio intellettuale e spirituale e atrofizza la mente. Apertura è il volto di una Chiesa che vive in comunione, al di là delle parrocchie, comunità aperta al mondo ed alle sue nuove istanze. Un volto più missionario, attento a quello che accade alla gente. Una Chiesa a servizio del territorio, capace di dare più qualità umana alla vita. Il volontariato gioca un ruolo primario come tessuto di fondo di ogni comunità. Il noi conviene sempre rispetto all’io. Occorre sentire e comprendere che il destino proprio dipende anche dal destino degli altri. La novità non ci coglie di sorpresa. Nell’unità pastorale Rosà-Cusinati, infatti, sono stati fatti passi significativi, non senza difficoltà, ma come tutte le cose nuove, anche questa situazione necessita di rodaggio: unico coordinamento Caritas, unica presidenza di Azione Cattolica, attività dei gruppi giovanili unificate, unico gruppo missionario, ecc. Nel mese di settembre 2018, non potevamo lasciarci sfuggire due ghiotte occasioni per dare seguito alle parole e dare un segnale tangibile di unità: Messa in onore di Suor Emanuela Baggio (sabato otto settembre a Cusinati) e Messa di saluto a Don Alex (sabato 15 settembre a Rosà). Il Coro delle mamme e il Coro Dolci note di Cusinati ed il Coro Cantico Nuovo di Rosà, hanno unito le loro voci ed il loro repertorio per animare le celebrazioni. È stata un’esperienza molto positiva e gratificante e per certi...
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Don Bartolomeo: dall’India all’Italia per trasmetterci un messaggio profondo

di Fabrizio Parolin Sette mila chilometri. Tanta è la strada che ha fatto il “nostro” Don Bartolomeo per raggiungere Rosà, dalla sua città di Turlapadu in Andhra Pradesh, regione dell’India sud orientale. Un viaggio lungo, faticoso, non privo di difficoltà, lo ha condotto da noi in Italia, Paese che lo ha richiamato per motivi religiosi, di studio e quasi di riconoscenza nei confronti dei padri missionari cristiani che, proprio in India, dalla fine dell’1800, hanno diffuso la parola di Dio. Oggi (12 febbraio n.d.r.) abbiamo avuto il piacere di incontrarlo per fargli qualche domanda e capire come sia stata finora la sua esperienza qui in Italia. Prima di iniziare però, Don Bartolomeo ci ha raccontato le sue origini, le sue radici…   “Sono nato in un piccolo villaggio dell’India sud orientale e, fin da bambino, mi sono stati trasmessi i valori del Cristianesimo. La mia famiglia è stata convertita molti anni fa dai padri missionari cristiani del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) giunti nella mia regione di nascita per portare e diffondere la parola di Dio. La religione mi ha aiutato molto nel mio processo di crescita e, già da bambino, frequentavo sempre la Chiesa del mio villaggio, un luogo fondamentale di aggregazione per la nostra comunità, un momento importante di preghiera e di condivisione dei valori cristiani. Anche per questo motivo sono molto riconoscente con i padri missionari italiani e il mio viaggio in Italia è legato in parte a questo aspetto; sono stati loro ad indicarci la strada da percorrere. Fin da piccolo avevo sempre il desiderio di fare il chierichetto e guardavo con grandissima ammirazione la figura del sacerdote; pensa che a otto anni avevo già le idee chiare, volevo predicare e diffondere la parola di Dio e da lì è iniziato il mio cammino. Circa a quindici anni sono entrato in seminario in un paese che distava quasi cento trenta chilometri dal mio villaggio; all’inizio è stata dura perché ero molto distante dai miei genitori, dalla mia famiglia e ho avuto, per questo motivo, dei momenti di crisi. È stata proprio la mia famiglia che mi ha aiutato a proseguire serenamente, mi ha convinto che stavo percorrendo la strada giusta; gli ostacoli e le difficoltà mi hanno aiutato a crescere personalmente e a maturare interiormente. Ho proseguito il seminario, mi sono laureato in psicologia e, a ventisei anni, sono stato ordinato sacerdote. Proprio a questo punto della mia...
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