Il saluto a don Silvano Danzo

di Alessio Graziani      Carissimo don Silvano, amico e fratello. Quante volte, incredulo per la tua improvvisa dipartita, mi è parso di sentire ancora la tua risata contagiosa risuonare nelle mie orecchie o la tua mano prendermi il braccio per avvicinarmi a te, come solevi fare quando volevi raccontarmi qualcosa di importante o di divertente. Tantissimi sono i ricordi felici dei momenti vissuti insieme a Rosà, quando io ero prete novello e tu ancora seminarista e venivi per il fine settimana a condividere gioie e fatiche della vita parrocchiale. Per tre anni siamo stati fianco a fianco nelle diverse attività di catechesi, ACR, giovani e giovanissimi; con i chierichetti e nell’animazione delle Messe. Come ti divertivi a mettere tutti i registri dell’organo alla messa delle 7 per svegliare qualche fedele un po’ addormentato, o a fare le “cose solenni” alla messa delle 11 con cotte, incenso e candele. Insieme, due a due come vuole Gesù nel Vangelo, abbiamo vissuto i pellegrinaggi a Lourdes, a Santiago di Compostela, ad Assisi; le uscite animatori e i campi estivi in montagna; le feste vicariali e perfino quelle di Halloween, in veste talare. Quanto abbiamo riso vedendo le reazioni delle persone che non ci conoscevano e pensavano che fossimo solo travestiti da preti. Avevamo entrambi ancora vent’anni e sentivamo tutto l’affetto di don Giorgio e dei nostri parrocchiani davanti alle nostre innocue marachelle. Caro Silvano, forse non ti ho mai detto quante volte ho ringraziato il Signore nel mio cuore per il fatto che tu mi fossi accanto in quei primi anni di sacerdozio in cui tutto anche per me era nuovo e in cui tante volte da solo temevo che non sarei stato capace. La tua presenza mi ha dato gioia e sicurezza. Mi mancherà la tua amicizia che anche dopo la partenza di entrambi da Rosà, seppur vedendosi meno, ci ha sempre accompagnato. Mi mancheranno la tua allegria e il tuo entusiasmo. Ora che sei entrato nella luce di Dio, immagino che ti sarà venuto incontro don Armido (il “capo” come lo chiamavamo noi in quegli anni felici). Tanto per cambiare si sarà messo a brontolare, questa volta perché sei arrivato troppo presto lassù. Questa volta, caro Silvano, sono d’accordo con il capo. Troppo presto te ne sei andato e davvero è fatica accettarlo. Anche per noi, che pure siamo qui con fede sincera. Il giovedì della tua dipartita, poco prima...
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Riconoscenti, doverosi ricordi

a cura di Beniamino Todesco e Angelo Zen        Lo scorrere veloce della vita ci fa considerare  quanto sia tiranno il tempo. Molto spesso è il suono della campana, di nome “ANGELA”, a farci risvegliare nella cruda realtà che, per qualcuno, è arrivato il momento  del distacco. Ci pare impossibile. Non vogliamo crederci. Purtroppo è così. Da quando ci siamo sentiti l’ultima volta, quella campana si è fatta udire con una frequenza inusuale, per richiamarci improvvisamente a dover ricordare persone care, figure assai rappresentative della nostra comunità. Siamo certi che rischiamo di tralasciare altre figure importanti, che ci sono vissute accanto e nel silenzio ci hanno lasciato; riconosciamo questo nostro limite.   GIULIO OLIVO: venuto a mancare il 17 dicembre 2018. Personaggio di spicco della vita parrocchiale e civile di Rosà. Molto attivo nella promozione di un’infinità di iniziative. Ha visto nascere e condividere l’affermazione dei quartieri. È risultato il più longevo animatore dei festeggiamenti dell’Agosto Rosatese. Storico presidente del Quartiere Seminarietto e coordinatore dell’attività di gruppo per tutti gli altri. Destinatario di una recente assegnazione del premio cultura “Città di Rosà”. Ha voluto lasciare un libro di memorie, corredato di interessanti foto, che compendia le molteplici iniziative che lo hanno contraddistinto per intraprendenza e generosità. È un dono significativo che tiene viva la nostra storia.   CRISTIANO RIGONI: mancato il 21 dicembre 2018. Nato a Marostica nel 1930, Cristiano visse un’adolescenza difficile. Il padre Albano, direttore didattico anche  a Rosà, non si allineò alle imposizioni del regime fascista e subì sanzioni che ebbero ripercussioni sulla sua famiglia, creandole gravi disagi. Dopo una lunga vita vissuta intensamente, Rosà perde una delle sue figure più rappresentative. Era un grande comunicatore, impegnato nel sociale, colto e sempre aggiornato; seguiva con passione i fatti di cronaca politica e l’attualità, avendo alle spalle una profonda conoscenza della storia più recente. Grande studioso e critico dei fatti accaduti, ha curato diverse mostre sulla seconda guerra mondiale e sulla resistenza. Per questa sua cultura umanistica e storica fu insignito della laurea “honoris causa” da l’Università de la Rosa. Ricoprì lodevolmente numerosi incarichi: fu per dieci anni consigliere comunale, per periodi più brevi, assessore, vicesindaco, membro dell’Assemblea ASL; rivestì per sei anni la carica di vicepresidente del Comprensorio di Bassano e per altrettanti Presidente del Quartiere Nuovo. Fece parte del comitato di amministrazione del Teatro Monte Grappa e Presidente per molti anni del Circolo Acli...
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Era il primo mercoledì di maggio 1884

DALL’ARCHIVIO di fra’ Matio        La nascita della festa del primo mercoledì di maggio risale a 135 anni fa. Scorro l’archivio di “Voce Rosatese” e riscontro come “Fra Matio”, così si faceva chiamare lo storico di un tempo Giacomino Alessi, si esprime.””Ci sono in archivio parrocchiale le notizie di cronaca del tempo. Un articolo di giornale da “Il Berico” del 17 maggio 1884 e nel registro dei morti il ripetersi di una stessa frase: “…e fu sepolto nel cimitero comunale di questa parrocchia, senza accompagnamento, perchè morto di difterite”. E fra questi il caso pietoso, in una sola famiglia la morte di una madre di 38 anni e di due figli di 15 e 18 anni nel giro di soli sedici giorni. Girolimetto Maria 13 aprile 1884 – Chiminello Elisabetta 26 aprile e Antonia 29 aprile.”” A tale periodo risale anche l’esecuzione della statua della Vergine, che annualmente è portata in processione. ““Trarra da un tronco d’albero di legno tenero, sagomata così alla buona, fa pensare che quel modesto artigiano rosatese non avesse a disposizione nient’altro all’infuori dell’ascia e dello scalpello… La nostra curiosità ci spingerebbe a frugare palmo a palmo dove è possibile conoscere la storia della nostra Madonna, che purtroppo non è scritta, ma solo possiamo scoprire ammirando la sua immagine. Le membra del Bimbo sono un pò sproporzionate rispetto alla testina. Si nota però una fattura molto più accurata di quella della Madre. L’atteggiamento è di attenzione più che di riposo; tiene sulla mano sinistra il mondo… I riccioli sono capelli naturali. Il Bimbo si può togliere dal braccio della Madonna (è un pezzo a sè) e Lei par che ti dica: si, tenetelo pure, stringetevelo al cuore, Egli è mio ma è per Voi. Il volto di Maria sorride. Anche i suoi capelli sono naturali. A quei tempi c’era sempre qualche giovane che donava le proprie trecce alla Vergine. Forse un vero artista ci avrebbe dato una Madonna più bella ma non una Madonna “popolana rosatese”, come ci è caro...
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Quartieri: realtà viva

a cura di Brigida Larocca e Angelo Zen      “Voce Rosatese” incontra i presidenti dei Quartieri, assegnatari del Premio Cultura città di Rosà per l’anno 2019,  prima di tutto per complimentarsi per l’assegnazione dell’ambito riconoscimento. È stimolante per la redazione avere una panoramica assai dettagliata di undici realtà che nella singola collocazione geografica, presentano peculiarità diverse. Balza subito evidente come, a seconda della localizzazione ci siano quartieri che abbondano di bambini, come fatto notare durante l’incontro, mentre altri hanno difficoltà a formare una squadra di calcio. E questo è dovuto soprattutto al fatto che il territorio è cresciuto disomogeneo dal lato abitativo. E il rilievo non è marginale agli effetti di una disamina globale nell’ambito dell’intero territorio comunale. Giova ancora sottolineare come a distanza di anni dalla loro costituzione, con un grande spirito organizzativo, tanto coraggio e una non trascurabile volontà di emulazione, ciascun quartiere si è dotato di una sede propria. Tali sedi hanno creato importanti opportunità di aggregazione. E ci sono invidiate dai comuni limitrofi che spesso ricorrono a queste strutture per essere ospitati. Traspare anche la disponibilità da parte di tutti perché dal piccolo il grado di socializzazione abbia a propagarsi nel più vasto campo della comunità. È così evidenziata la disponibilità a collaborare sia su quanto propone la Parrocchia, con particolare attenzione all’attività educativa delle nuove generazioni, sia nei confronti dell’Amministrazione Comunale, nelle varie manifestazioni che vengono curate nel corso dell’anno. E questa disponibilità all’aiuto e alla condivisione è un’ulteriore spinta per una crescita omogenea all’interno dell’intero tessuto sociale. Ogni quartiere ha illustrato le principali peculiarità del singolo e la disponibilità a fornire foto significative che offrono un “collage” assai stimolante che aiuta a sentirci uniti come comunità che vive e condivide.   PER LA GALLERIA FOTOGRAFICA CLICCA QUI...
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