La pagina del mondo missionario

il Gruppo Missionario dell’U.P. di Rosà e Cusinati   Il Gruppo Missionario dell’Unità Pastorale di Rosà-Cusinati ha presentato al Consiglio Pastorale di Rosà in data 21 novembre 2017 il progetto di sr. Adriana Canesso “Un ecografo per le donne in gravidanza”. Il progetto è stato accolto all’unanimità, in quanto l’altro progetto, quello di suor Antonietta Ferraro, Honduras, consistente nella realizzazione di un frutteto a Ojojona – costo circa 800 euro – era già stato finanziato dal Gruppo Missionario. Invece un ecografo costa circa 20.000,00 Euro! E solo questo serve per le donne incinte, ma anche per pazienti affetti da altre patologie addominali, senza altre sonde, cioè altri pezzi che si usano per altre parti del corpo, come ad esempio il cuore (cosa che suor Adriana non ha neanche il coraggio di chiedere). Per il centro medico di MUGUNDA, paese alle pendici del monte Kenya a 2300 metri s/l/m, dove lavora suor Adriana, l’ecografo è uno strumento molto importante per seguire le gravidanze delle donne del paese e di quelle dei centri vicini, dato che l’ospedale dista più di 50 km. Nei due incontri avuti tra giugno e luglio con il Gruppo Missionario e altri simpatizzanti, suor Adriana ha spiegato che il dispensario è ben attrezzato e riconosciuto dal Ministero della Sanità: offre visite mediche giornaliere, vaccinazioni, servizio per diabetici ed ipertesi, cure per le persone sieropositive, servizi oculistici e dentistici. In esso lavorano 11 persone tra infermieri e paramedici e poi specialisti che prestano servizio saltuario. In Kenia non esiste l’assistenza sanitaria gratuita. Tutti i servizi sono a pagamento e le suore Elisabettine rappresentano la Provvidenza per la maggior parte dei 30 mila abitanti della zona che vivono soprattutto di agricoltura, resa poco fertile dalla frequente siccità. Anche le ecografie sarebbero a pagamento. Il costo sarebbe contenuto e servirebbe a pagare il tecnico e le spese di manutenzione dell’ecografo, non certo per recuperare la spesa dello strumento. Suor Adriana lavora lì come infermiera assieme a tre consorelle keniane e pertanto non ci può essere la collaborazione delle loro parrocchie di origine, per cui ci ha detto che confida nella Provvidenza e nei Rosatesi che vogliono dare una mano. Come Gruppo Missionario contiamo nella sensibilità di chi risponde sempre con generosità alle nostre proposte. Ringraziamo per le offerte raccolte a Natale, il gruppo del Presepe del duomo e l’ACR, con la consegna dell’olivo alle famiglie. Data la consistenza della cifra...
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I perchè del viaggio in Friuli

di Angelo Zen            Carissima Voce Rosatese, anche per merito tuo ho potuto condividere una giornata indimenticabile insieme ad altre affezionate anime nostalgiche della splendida terra friulana. Il viaggio del ricordo è stato organizzato con massima cura in ogni dettaglio, permettendo al gruppo di accostarsi alla nuova realtà con gesti di attento amore. Quasi non fossero passati gli anni, davvero tanti, a pensarci! Nelle poche ore della pur lunga giornata si sono concentrati i desideri che tenevamo nel cuore: la visita alla bellissima Venzone, la Santa Messa nella nuova Chiesa di Trasaghis impreziosita dalla significativa offerta dei doni, il pranzo con l’importante partecipazione dell’attuale parroco e del suo  storico sindaco, il saluto a Mauro, che mi viene spontaneo definire il  Crocifisso di Trasaghis. Grazie amici di essere riusciti ad inserire anche la visita al Cimitero: se non fosse stato possibile, sarei tornata a casa con un velo di amarezza. Abbiamo visto quanto è bella Gemona, ma assieme abbiamo immaginato con sdegno lo scempio compiuto in Friuli dal terribile e crudele orcolat. La commozione più toccante, almeno per chi l ’ha conosciuto, ce l ’ha procurata Don Elio, sempre più sacerdotale nella frugalità di parole, quasi tutte preghiera. Al termine dell’avventura eravamo un po’ provati ma soddisfatti, tutto è avvenuto secondo le previsioni e nella accurata preparazione. Un abbraccio a tutti i rosatesi nostalgici di Trasaghis e un grazie di vero cuore. Giannina Gaspari – crocerossina   Nella vita esistono momenti in cui si prendono decisioni che con l’andar del tempo ti fanno riflettere. Sono scelte dettate il più delle volte da spinte che nascono emotivamente ma che nel tempo vengono sedimentate dal cuore. E questo è quello che è successo nel lontano 2 giugno 1976 quando “tre” coraggiosi, don Roberto Pieri, Francesco Poggiana e chi scrive, hanno varcato la “zona rossa” del terremoto del Friuli ed hanno di fatto tracciato una scia di solidarietà che è stata percepita anche nella ricorrenza dei quarant’anni dalla tragedia. Ecco perché un gruppo di compaesani, lo scorso 3 luglio, ha voluto ripercorrere le strade lungo le quali l’”orcolat” (il grande orco) aveva seminato morte e distruzione. Trasaghis è stata la meta più ambita anche perché lì si era incentrato il lavoro dei volontari. Perché in quel paese erano nate amicizie. Perché in quell’occasione era nata l’opportunità che ha visto l’intera parrocchia di Rosà agire solidarmente, non solo a gesti ma soprattutto...
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Unità d’Italia e Stato della Chiesa

di Fabrizio Parolin          “La nostra stella, o Signori, ve lo dichiaro apertamente, è di fare che la città eterna Roma, sulla quale venticinque secoli hanno accumulato ogni genere di gloria, diventi la splendida capitale del Regno italico” (Camillo Benso, conte di Cavour, discorso al Parlamento del Regno di Sardegna; 11 ottobre 1860).   Quale fu quindi il ruolo della Chiesa nel percorso di unione nazionale? Ad una prima analisi sembra ci sia stata una forte opposizione papale al progetto unitario, ma essa fu il frutto di interessi politico territoriali che nel corso degli anni successivi porteranno invece ad una sorta di riconciliazione, ma partiamo dall’essenza della questione. Il 17 Marzo 1861 Vittorio Emanuele II proclamava la nascita del Regno d’Italia e proprio in questa data il processo di unificazione nazionale poteva dirsi compiuto, anche se mancavano all’appello le regioni delle Venezie, ancora in mano agli austriaci e gran parte dell’Italia centrale dove sopravviveva proprio la monarchia pontificia. A tal proposito le parole di Cavour, citate all’inizio, possono sembrare con evidenza il principio di un lungo conflitto socio-politico tra il Regno d’Italia e lo Stato della Chiesa, poco incline ad una limitazione dei propri privilegi e poteri a scapito dell’unità nazionale. Tuttavia, dopo le fallimentari campagne garibaldine del 1862 e del 1867 (giornate dell’Aspromonte e Mentana) l’annessione di questa parte della Penisola al Regno d’Italia sembrava ormai imminente e avvenne precisamente il 20 Settembre 1870 con la conseguente fine dello Stato Pontificio e del potere dei Papi. La presa di Roma, più nota anche come breccia di Porta Pia, fu l’evento risorgimentale che permise l’annessione dell’odierna capitale al Regno d’Italia; dopo cinque ore di cannoneggiamento dell’artiglieria regia, fu fatta brillare una carica esplosiva che provocò il crollo delle fortificazioni e aprì una frattura di circa trenta metri nelle Mura, attraverso la quale irruppero i bersaglieri e altri reparti della fanteria che s’impossessarono di Roma. Successivamente, il Parlamento riunito formulò una legge detta “delle guarentigie” (guarentigia significa “concessione, garanzia”) che regolava i rapporti tra Regno d’Italia e la Santa Sede; la suddetta legge conteneva venti articoli che limitavano fortemente il potere temporale della Chiesa, ovvero il potere politico dell’istituzione ecclesiastica sui territori che precedentemente erano in suo possesso. Fu proprio questo il motivo per cui l’allora Papa Pio IX non accettò di buon grado l’emendamento regio e, a partire dal 1871, si rifiutò di uscire dai Palazzi Vaticani...
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San Giovanni Bosco 1815 – 2015

suor Lucia F. Figlie di Maria Ausiliatrice Basta il suo nome a far fiorire il sorriso sui volti. Ma Don Bosco chi è? Che cosa sappiamo di lui più del nome? Don Bosco nasce, il 16 agosto 1815, in una cascina di fittavoli agricoli a Castelnuovo d’Asti. Rimane orfano a tre anni con un fratellastro, Antonio e il fratello Giuseppe. Una splendida mamma, Margherita, gli fa da madre e da padre con un’educazione serena, solida, sapiente. Giovannino dimostra fin da piccolo una grande propensione per le cose di Dio e per la cura dei ragazzi. Un sogno, a nove anni, gli fa intravvedere il suo futuro: dovrà trasformare un branco di animali feroci in agnelli mansueti, “non con le percosse, ma con la mansuetudine e la bontà”. Impara dai giocolieri di passaggio nei paesi, acrobazie e giochi di prestigio e, con la sua destrezza riesce a riproporli ai compagni facendoli divertire e invogliandoli nel contempo a seguirlo alle celebrazioni religiose e ad avere comportamenti corretti. Tra mille difficoltà la mamma riesce a farlo studiare, perché Giovannino desidera diventare prete, e nel 1841 lo vedrà sacerdote. Le guerre e le malattie in quel tempo avevano privato del padre molte famiglie numerose e nugoli di ragazzi scendevano dalle valli piemontesi a Torino, in cerca di un pane e di un lavoro. Il giovane sacerdote Don Bosco vede i pericoli di sfruttamento, di deviazioni che insidiano questi orfani e decide di occuparsi di loro. Li raccoglie la domenica per un onesto svago – nasce l’oratorio! – li va a trovare sul lavoro, provvede con mezzi di fortuna ai bisogni più urgenti. La voce di questa accoglienza si sparge e il gruppo dei ragazzi diventa sempre più numeroso… anche l’erba dei prati non resiste al loro allegro rincorrersi e giocare! I padroni che via via accolgono benevolmente Don Bosco lo pregano presto… di trovarsi altri spazi e l’oratorio deve spesso traslocare. Finalmente Don Bosco può affittare un prato e una tettoia – la tettoia Pinardi – e questa sarà la culla dell’immensa opera salesiana nel mondo. Oggi le Case dei Salesiani e delle Salesiane sono più di 3.200 in circa 130 Nazioni nel mondo. La mansuetudine e la bontà, cuore del Sistema preventivo, il sistema educativo che Don Bosco ha lasciato come preziosa eredità ai suoi figli, continuano a portare frutti nella vita di tanti giovani e tante giovani, da più di 150...
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