Concerto Sant’Antonio Abate 2015

di Silvia Azzolin

Ogni concerto per il nostro coro è sempre un po’ una scommessa: verranno? si ricorderanno di portare le parti? arriveranno in tempo? Ebbene sì, i ragazzi del nostro coro sono esattamente come tutti gli adolescenti: ci sono e non ci sono… ma a Rosà non avevamo dubbi, ci sarebbero stati con tutta l’energia, l’entusiasmo e l’impegno che caratterizza i ragazzi quando si sentono motivati e accettano a cuore aperto una sfida.

Il concerto per il Santo patrono dello scorso 17 gennaio, come pure quello di 7 anni fa, sono state

delle vere e proprie sfide, occasioni straordinarie di crescita musicale e umana, di vivere un’esperienza che ci ha forgiato come coro e come singoli. Allora abbiamo ricordato la figura di Albert Schweitzer, quest’anno quella di Don Bosco, testimoni entrambi non solo di una vita dedicata ai ‘più piccoli’, ma

anche di come l’arte e la bellezza siano cibo per l’anima, e anche quest’anno, come 7 anni fa, Bach è stato l’autore con cui ci siamo confrontati, un autore che mostra la sua grandissima attualità proprio nell’accostamento con musiche lontane nel tempo e nello spazio (la musica dei Pigmei dell’Africa e quella di Rodrigo).

A Rosà, come anche in altre occasioni che sentiamo “forti”, si è generata una circolarità di azioni, emozioni, sguardi, intenzioni che, come in un’alchimia, ha fatto sentire ciascuno parte davvero attiva di un progetto più grande.

Questo è l’obiettivo per noi, costruire dei contesti educativi e musicali autentici dove ciascuno, a partire dai propri bisogni, come pure da quelli degli altri,  possa esprimersi e crescere.

In questo senso, personalmente, considero un contesto educativo autentico proprio l’attività corale, intesa in prospettiva ampia, non solo e non tanto come l’acquisizione di un repertorio e relativa esibizione di gruppo schierato con direttore, ma come momento di condivisione di esperienze, di proposte, di emozioni, di sfide, di creazioni, di aggregazione e comunicazione interpersonale, oltre che di

ricerca, di crescita musicale, di studio.

Il mio e nostro obiettivo è, perciò, rendere il gruppo protagonista e creativo, più che buon esecutore, chiedendo di mettersi in gioco nello sperimentare generi e stili musicali diversi, di trovare soluzioni personali anche nelle scelte estetico-musicali, di dare ciascuno il proprio insostituibile contributo anche nelle piccole questioni logistiche, di essere insieme artefici e fruitori della bellezza del far musica e del creare.

Questi sono gli aspetti che caratterizzano il nostro essere coro e queste esperienze, ben impresse

nella memoria mia e di tutti i ragazzi presenti a Rosà, mi hanno confermato che la musica può……può rendere le differenze una risorsa “musicale”, può rendere tutti partecipi attivi di un progetto significativo,  può offrire a tutti la possibilità di fare autentiche esperienze del “bello”, può farci sentire in pienezza, persone.

In questi dieci anni abbiamo scoperto che  la ricerca della bellezza, fatta in gruppo, avvicinando e capendo

anche “accordi dissonanti”, avvicinando “note lontane”,  “sopportando” i propri e gli altrui limiti, può diventare attenzione per la persona, accoglienza, servizio e ci ha aiutato a crescere e a riscoprire le “vie dei canti” che da sempre hanno accompagnato il cammino dell’uomo alla ricerca del senso del proprio essere e l’ha unito nella ricerca ad altri uomini.

Questo è l’effetto di sentirsi protagonisti di un evento per il quale molte persone si sono impegnate con grande dedizione, che è stato progettato, curato nei minimi dettagli e atteso, atteso come testimonia la grande partecipazione dei Rosatesi.

E proprio ai Rosatesi va il nostro grazie: grazie per aver anche voi scommesso su un coro giovanile, per averci onorato della vostra presenza e attenzione, per dare continuità a questa tradizione.

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