Cuba e’ la mia seconda patria

di Angelo Zen

 Presentandomi a suor Lina Pegoraro, regalo una copia dell’ultimo numero di “Voce Rosatese”. Mi domanda: “Come mai non arriva più da molto tempo?”. La risposta mi muore in gola e rimedio in fretta: “Questo è il primo numero dopo la ripresa”. Così il primo impatto con una persona che definire straordinaria è dir poco.
Novant’anni. Un volto dolce e mite. Di una solarità unica. Una carnagione da far invidia a tantissime signore di mezza età dei nostri paesi. Eppure la sua vita è stata e continua ad essere una “avventura” unica, perché dal lontano 30 dicembre 1946 vive in terre di missione con sua destinazione principale: Cuba. Lì ha fissato il principale recapito della sua opera quale suora dell’ordine di Maria Ausiliatrice, le suore di don Bosco. E torna spesso, nel suo conversare pacato e umile, a ribadire la gioia della sua appartenenza alla scuola di don Bosco. Sfoglia con interesse il numero di V.R. e si sofferma compiaciuta sulla figura di mons. Luigi Filippi.
Lo ricorda con un sorriso, molto significativo. Racconta che nel giorno della sua prima comunione, era la festa del “Corpus Domini” dell’anno 1929, cascarono tre delle quattro palle di piombo dal campanile di Rosà, quelle poste sulla cima dello stesso. E, per grazia, alla gente che ivi sostava non successe nulla. Dal 1930, come segno di ringraziamento per lo scampato pericolo, nella festa del “Corpus Domini”, venne cantato il solenne “Te Deum”. Mons. Filippi è ricordato come una grande persona. È stato lui, quale arciprete di Rosà, che l’ha salutata, prima di partire per Torino, nel lontano maggio del 1941. L’approdo in terra di missione, a Cuba, reca la data del 30 dicembre 1946. È facile immaginare le molteplici difficoltà, sia logistiche che economiche. Eppure la voglia di far del bene ha resistito. E Cuba è divenuta la sua seconda patria, come orgogliosamente tiene ad affermare. Fino al 1961 lavora a Guanabacoa, cittadina situata a pochi chilometri da L’Avana. Da lì, con la rivoluzione di Fidel Castro, deve tornare in Italia. Solo per poco, perché rientra a Santo Domingo e vi rimane per diciannove anni, come maestra delle novizie. Il ritorno a Cuba è impedito dalla chiusura delle frontiere agli stranieri e in particolar modo ai missionari. Ivi ritorna nell’anno 1980. Racconta, compiaciuta, l’esperienza vissuta nel 1998, quando fu incaricata a rappresentare tutte le unità missionarie presenti nell’isola davanti al Papa Giovanni Paolo II. Ricorda tutto con orgoglio ma anche con un grande sollievo dell’anima, perché quello è stato l’avvenimento che ha squarciato il muro della repressione e della clandestinità.
Da allora una nuova primavera si è aperta con la possibilità data ai missionari di poter operare con maggiore libertà e veder valorizzato il loro impegno. La gente viene alla missione con una certa libertà. Partecipa e vive momenti di aggregazione di festa senza paure di sorta. Sottolinea come alla gente del posto piaccia vedere le suore vestite con l’abito della congregazione, come segno di distinzione e di rispetto. Anche le forze dell’ordine e quelle militari porgono il loro saluto quando le incontrano. Questo un tempo non avveniva. Per significare come i tempi siano cambiati da allora, racconta che la sorella di Fidel Castro, attualmente partecipa al gruppo di preghiera presso l’istituto dove suor Lina opera. Si dedica all’istruzione dei catecumeni per avviarli al battesimo. Anche Papa Benedetto XVI ha fatto recentemente visita a Cuba. E il beneficio si è sentito tutto. Dopo le due scosse procurate dalle visite papali si percepisce che “Cuba non potrà più essere quella di prima”. Il volto si illumina di un sorriso quasi materno, compiaciuto per un lavoro svolto nel silenzio, intriso di tanta fiducia nella provvidenza, rafforzata da tanta preghiera ed abbandono a Maria Ausiliatrice. Sono dettagli che non possono essere ignorati. Rappresentano il coronamento ideale di un lungo cammino di fede e di grazia. Riporta il suo ricordo alla celebrazione della messa avvenuta domenica 23 settembre 2012 nel Duomo di Rosà, per festeggiare i suoi 90 anni di età. Rivive le emozioni dell’incontro con i rosatesi e la commozione provata, quando la fanfara dei Bersaglieri, anche loro festeggiavano una ricorrenza particolare, accompagna il canto finale “Santa Maria del cammino” fondendo suoni e coro in un momento emozionante. Il ricordo dei suoi 90 anni non poteva avere migliore epilogo. Il suo rientro a Cuba è fissato per il 4 ottobre. Deve rientrare in fretta. Gli amici cubani lattendono. Ha tanto da fare. E mi lascia con il solito sorriso, regalandomi una stellina di carta, confezionata manualmente durante il colloquio. Reca la sua firma. La conservo con gelosia. Promessa di un nuovo incontro per il quale mi sono già prenotato.