Custodire il creato

… e la sua bellezza.
di Giandomenico Cortese

 Partiamo dalla Costituzione della Repubblica Italiana. L’articolo 3  dice: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, e aggiunge “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Se permettete, diamo un’occhiata anche all’articolo 9, il quale precisa: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

La tutela del paesaggio e dell’ambiente, del paesaggio storico ed artistico è dunque un dovere della Repubblica, un diritto-dovere di ciascuno di noi, cittadino di questa Italia, tanto in difficoltà.

Papa Francesco, con il coraggio e la misura che lo contraddistingue e la semplicità della sua umanità che abbiamo subito apprezzato, ci ha suggerito un impegno.

Convinti che la prima riforma da compiere è quella “dentro di noi” ci resta l’impegno ad essere testimoni di verità, bontà, bellezza.

Custodire il Creato e la sua bellezza diventa, a questo punto, necessità implicita.

E’ un po’ un ritorno al Cantico delle Creature, di cui si innamorò il Santo di Assisi, a cui Papa Francesco, esplicitamente si rifà.

Parole e gesti entrati subito nel cuore dell’uomo.

Cogliamo allora in queste parole, della nostra Costituzione Repubblicana, e del nuovo Pontefice della Cristianità, in questi giorni di primavera, destinati ad esserci nuovo dono, altra rinascita della natura, un invito a guardarci attorno, fuori di noi, al territorio in cui viviamo ed operiamo, per essere garanzia certa per una tutela sicura.

Non sarà facile.Il Bel Paese, il Veneto, il Pedemonte, anche la nostra Rosà, ci richiamano al diritto-dovere di custodire e coltivare le risorse di cui dispongono.

E il paesaggio, il territorio, è uno dei tesori, destinato a non essere sciupato, aggredito, depredato, svilito, snaturato, cementificato.

I danni che la nostra incuria, l’egoismo del profitto, gli interessi speculativi, la miopia devastativa, l’ignoranza, hanno già prodotto, colpiscono e impoveriscono ciascuno di noi, soprattutto le generazioni che verranno dopo di noi. Feriscono la nostra salute fisica e mentale. Ci tolgono diritti, affievoliscono, quando non uccidono, la memoria.

Un discorso, oggi, sul paesaggio, porta a riflettere sulla incapacità, o inerzia, delle leggi, sul fuoco amico tra Stato ed altre Istituzioni locali, sul conflitto di competenze che agevola e favorisce le incoerenze, crea confusione tra i poteri, induce alla paralisi e quindi facilita la distruzione in cui si muovono devastatori senza scrupoli.

Forse è facile appellarsi a radici etiche e giuridiche, ma altrettanto chiaro è il logoramento a cui queste sono state soggette, dall’incuria e dal disinteresse, dall’apatia con cui per troppo tempo, in nome del benessere diffuso, abbiamo… lasciato fare.

E’ stato così (forse) anche a Rosà.

Ho tra le mani, e scorro pagine di stupende immagini, il volume “Rosà da scoprire” che l’Amministrazione Comunale, con felice intuito, e direi anche lusinghiero e lungimirante coraggio, ha voluto dare alle stampe un paio d’anni fa, ed alla redazione del quale sono stato onorato di collaborare. Ci offre, questo itinerario di foto, l’occasione per rivedere, approfondire, ammirare, gustare parti e scorci di un paese ancora ricco di meraviglie, affezionato alla campagna ed alla sua ruralità, nutrito di dimore e luoghi storici attorno a cui si è sviluppata una civiltà, è cresciuta una umanità laboriosa.

E pure quel volume è cartina di tornasole, emblematico stimolo ad una riflessione sul come eravamo, come siamo, cosa diventeremo se l’uomo, nella sua umanità dignitosa, integrale, non resta al centro del nostro pensiero e della nostra vigilante azione.

L’ambiente non è un lusso, e neppure una proprietà privata, esclusiva. Esso è una necessità, il migliore investimento per il (nostro) futuro. Non può essere svenduto a nessun prezzo. Fa parte del bene comune. A leggere bene il lievito della Costituzione è ancora fondamento di libertà, di legalità, di democrazia, di uguaglianza.

Amiamo questo nostro paese, cerchiamo di amarlo di quell’amore autentico che è dono e rispetto, cura e conservazione, coltivazione delle sue risorse.

Il territorio e l’ambiente sono il luogo della nostra vita, che vogliamo ancora alimentare di sogni e di utopie, e vogliamo proteggerli da aggressioni, devastazioni ed insensatezze, avendo chiara e diffusa la percezione del valore della risorsa e dell’irreversibilità del suo consumo.

Il degrado che rischia di pararsi davanti ai nostri occhi tocca la forma del paesaggio, l’inquinamento, i veleni, le sofferenze che ci avvolgono e affliggono, esige un controllo che superi le indifferenze, che corregga le incoerenze, che provochi giustizia con la promulgazione e l’applicazione di leggi e norme compatibili e non contraddittorie, che non si accontentino di monetizzare con disinvoltura anche gli abusi.

Pure, la Conferenza Episcopale Italiana, per sanare le ferite della terra, ormai da otto anni, fissa verso la fine dell’estate, e promuove una Giornata per la salvaguardia, a difesa del Creato.

Chissà come racconterebbe oggi un suo nuovo “Viaggio in Italia ”, cosa scriverebbe nel suo diario, quel Johann Wolfgang Goethe che, nel 1829, pubblicò parole di incanto, ammirazione ed estasi, dopo aver percorso in lungo e in largo la Penisola.

Non vorremmo usasse la stessa espressione, “Vandali” , che dà il titolo ad un saggio di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, per raccontare l’assalto alle bellezze del nostro Paese.

Io sono me stesso più il mio ambiente” – cito un filosofo spagnolo vissuto nella prima metà dello scorso secolo – “se non preservo quest’ultimo, non preservo allora nemmeno me stesso”. Un legame vitale.

Giustamente qualcuno suggerisce di sforzarsi a purificare l’occhio perché contempli, la mano perché crei, il cuore perché rispetti l’armonia del mondo, che è parte della nostra vita.

Se ci sostiene anche la Costituzione della Repubblica e Papa Francesco non perde occasioni per suggerirci stili di vita, possiamo sentirci tranquilli: il percorso intrapreso è, magari, quello giusto.