Diversamente uguale

di Fabrizio Parolin

 

“No, non è vero che non sei capace, che non c’è una chiave…” (Michele Salvemini-Caparezza) Respirava forte forte l’aria fredda, quell’aria fredda che ti riempie i polmoni e brucia leggermente le narici.

Respirava così profondamente che sentiva quasi pulsare le tempie e gli occhi lacrimavano appena.

Si sentiva felice così, quello era il momento più bello della sua giornata, da solo senza nessun giudizio, senza nessun confronto, senza nessuna maledetta aspettativa di successo e di perfezione.

Si sentiva fuori dalla gabbia quotidiana che lo rendeva triste, infelice, troppo diverso e preferiva restare solo, seduto su quella panchina a fissare le montagne con sguardo assorto, distratto ogni tanto dal fruscìo dei pioppi e dal rumore scrosciante del Brenta che scorreva maestoso.

Allora gli venivano in mente le parole di Gianni, il padre che non c’era più… Gli bastavano quei pochi minuti per ritrovare se stesso, per capire che lui non era sbagliato, non era meno intelligente, non era diverso o forse si, lo era, ma ognuno è particolare a modo suo e questa è la cosa più bella e preziosa; gli occhi ora gli brillavano e si sentiva più sereno.

Ma perché le persone non capivano? Perché i suoi compagni di classe, di scuola, lo guardavano con diffidenza, con distacco, quasi fosse un alieno? Claudio era un ragazzo semplice, aveva molti interessi che però erano differenti rispetto a quelli dei ragazzi della sua età.

Claudio non usciva spesso, era timido, introverso, non giocava a calcio, non giocava a basket, a pallavolo, non faceva sport, si insomma, non era molto atletico e alla fatica, preferiva la quiete della biblioteca, la serenità dello sgabello che ogni sera lo richiamava di fronte al suo pianoforte.

“La gente lì fuori, a volte è davvero troppo cattiva” gli ripeteva spesso il padre.

“Ma tu fregatene, vai bene così! Il giudizio negativo degli altri fa male, lo so, fa molto male, ma non potrà mai oscurare il tuo essere speciale. Ricordatelo bene Claudio, ci sono passato anch’io e nonostante ci sia questa differenza di età, se potessi abbattere lo schermo degli anni, ti donerei l’inconsistenza dello scherno degli altri. So bene come ti senti e so quanto ti sbagli, credimi”.

Ecco, quelle parole alle quali inizialmente non aveva dato il giusto peso, ora gli risuonavano in testa come una specie di mantra, una sorta di formula magica che ogni giorno lo accompagnava ovunque.

Quelle parole gli facevano ritrovare coraggio, fiducia, voglia di fare, di conoscere, di sapere, perché si ricordava che è sempre così: i giorni tristi e difficili ci sono stati, ci sono e ci saranno, ma qualcuno lì fuori ti riconoscerà per quello che sei, ti apprezzerà per quello che vali, sarà con te perché non è vero che non sei capace, che non c’è una chiave…

“Rimani zitto, niente pareri, il tuo soffitto, stelle e pianeti, a capofitto nel tuo limbo in preda ai pensieri, procedi nel tuo labirinto senza pareti” di Michele Salvemini.

P.s. La storia è ispirata al testo del brano intitolato “Una chiave” di Michele Salvemini, in arte Caparezza e ne contiene alcuni  iferimenti testuali.