TI REGALERO’ UNA ROSA…

…per dipingere ogni cosa.
di Giandomenico Cortese

 Mi piace ricordare la nostra Rosà come il paese delle rose, o, se preferite, delle rogge.
La rosa e l’acqua, due simboli efficaci e pregnanti del dono.
Ti regalerò una rosa. Una rosa rossa per dipingere ogni cosa – cantava Simone Cristicchi, così da vincere, nel 2007, il 57°. Festival della Canzone Italiana a Sanremo – Una rosa per ogni tua lacrima da consolare. E una rosa per poterti amare… Una rosa bianca che ti serva per dimenticare ogni piccolo dolore”.
Nel suo “Elogio di una rosa”, il poeta Marino Moretti la sente odorare “d’ombra, di fede, d’amore”. Il fiore ha la delicatezza della seta, vellutata, viva, fresca, sa di desiderio, è l’espressione della gratitudine, della riconoscenza.In natura la rosa è avvolta dalle spine per farsi conservare nella sua purezza, della sua fragranza, per farsi meglio dono di sè.
E così la roggia, il corso d’acqua che solca le nostre campagne, le percorre irrigandole, sinuosa arteria portatrice di linfa per alimentare le coltivazioni, arricchire le produzioni, generosa nel saziare la sete e la fame.L’acqua, con l’albero, il fuoco, la luce è simbolo perenne, sillabario di vita. L’acqua ha un significato religioso, è sorgente di vita, zampilla per la vita eterna. Scriveva il cardinale Carlo M. Martini ne “L’acqua viva, il pane, la luce”:
“Signore, io desidero quest’acqua viva;
io credo Signore che tu sei per me
e per ciascuno di noi
questa sorgente di acqua viva.
…come sorgente ci ristorerai
in ogni istante del nostro cammino”.
È ancora un’idea filosofica, un canto di felicità senza fine.Così il fiore, come l’elemento naturale che intervenire a deliziare la nostra sete di conoscenza, insieme diventano occasione e strumento di riflessione, e ci accompagnano in questo cammino di comunicazione e relazione. Quella di Rosà è una comunità attenta, sensibile, partecipe. Le cronache di ogni giorno, così come la storia segnata dal tempo, parlano di grande disponibilità al servizio. Pensate a quanto offrono associazioni e movimenti, a quanto accade nei quartieri, alla mole di lavoro offerto dai gruppi, alla gratuità che accompagna la più estesa disponibilità agli altri, al farsi altro da sé. È un fiume generoso che travolge limiti ed egoismi, che va preservato, alimentato, difeso da ogni inquinamento. Per questo ribadiamo convinti che la vita di ciascuno, dal suo primo albore all’ultimo respiro, è un dono di con-divisione.
L’amore è un dono. Il sorriso è dono che si comunica, è sintonia, è mettere in relazione l’uno con l’altro. Anche l’amicizia è un dono. La fede, in chi crede, è dono che raccoglie l’espresssione dell’Altissimo. Dio usa sempre il linguaggio degli innamorati. Certo l’esperienza aiuta a dire che la cultura del dono è così lontana dalla pratica quotidiana nella società liquida e fragile nella quale siamo immersi. E allora coltivare tale sensibilità diventa una sfida, un impegno, una testimonianza. La cultura della gratuità della relazione è anzitutto donazione interiore e si alimenta di passione, concretezza, corporeità, umanità, di ebbrezza di sentimenti. È questa la travolgente gioia del dono che genera speranza e nutre il futuro.
Sono i versi limpidi e profondi di un grande poeta libanese, vissuto nei primi decenni del secolo scorso a indicarci uno stile di comportamento.
Scriveva Khalil Gibran in una sua lirica che potremmo sentire ispirata dall’antico “Cantico dei Cantici”: “Datevi i vostri cuori ma non per possederli perché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori. Siate in piedi insieme, ma non troppo vicini perché le colonne del tempio stanno separate e la quercia e il cipresso non crescono l’una nell’ombra dell’altro”…