Era il 29 agosto 1976. Processione tra i terremotati di Trasaghis

 

testimonianza fornita da Angelo Zen

 

A quarant’anni dal terremoto del Friuli, tra i molti ricordi, ormai sbiaditi, è stata rinvenuta una vecchia registrazione su nastro. Da essa

abbiamo stralciato il testo originario del discorso pronunciato a Trasaghis dall’ arciprete di allora monsignor Mario Ciffo. Ciò avvenne al termine della processione snodatasi lungo le accidentate strade della tendopoli. Erano presenti il Card. Sebastiano Baggio, il Vescovo di Udine mons. Alfredo Battisti e una folta rappresentanza di Rosatesi.

 

“”E adesso insistono perché dica una parola anch’io. Credo debba essere una parola pratica, perché non soltanto esce dal cuore senza tanto studio, ma soprattutto perché abbiamo ultimato una funzione e una processione che i cari Rosatesi, figlioli miei, difficilmente dimenticheranno.

Altro che la strada asfaltata del Viale dei Tigli, altro che quelle case lussuose che attorniano questa nostra via attraverso la quale, anche mercoledì abbiamo percorso cantando e pregando la Madonna. Io credo che questi sassi li ricorderemo quando ritorneremo a casa, ne sono persuaso, perché l’ho già sentito dai presenti: “Poveri questi Friulani, come sono ridotti!”. E non ci pensiamo noi che potevamo essere ridotti come loro?

Perché questa distinzione che il Signore ha usato, di predilezione per noi e di prova per tutti questi nostri fratelli?

Desidero far notare che la parrocchia è venuta quassù rappresentata da giovani ben intenzionati, disinteressati, che hanno cercato di fare il bene: bene materiale ma soprattutto bene spirituale. Mi ha fatto piacere il sapere che hanno lasciato quassù un ricordo di buon esempio cristiano e questo ci fa onore, ma soprattutto ci obbliga ad essere particolarmente riconoscenti al Signore che ci ha prediletto sempre e, spero, ci prediligerà ancora.

E la nostra vita cristiana sia un impegno per renderci migliori a casa e per poter, a tempo opportuno, portare questa bontà che il Signore e la Chiesa ci insegnano, agli altri fratelli, ai quali mi rivolgo per dire: “Caro don Elio, sono parroco anch’io, come sei parroco tu. Io parroco di una parrocchia fortunata e tu di una parrocchia disgraziata (anche se fa male chiamarla così), perché si soffre, si patisce.

Chi ha volontà può capire che anche nel calvario che stiamo percorrendo c’è il volere di Dio per avvicinare questi fratelli e figli particolarmente cari, perché con la croce, con la sofferenza salviamo e ci salviamo. Accostandoci al Cristo al quale io, umilmente, ho cercato di affidare questa parrocchia diventata nostra sorella questa

sera, dico in questo momento: buoni fratelli di Trasaghis, fidatevi! fidatevi!, ma soprattutto e prima di tutto fidatevi di Dio!

Gli uomini vi vogliono bene, gli uomini dicono di aiutarvi tanto, dicono di esservi al fianco, ma chi guida questa diocesi ha già detto pubblicamente che probabilmente gli uomini si potrebbero dimenticare. Chi non si dimentica è il Signore.

Fedeli di Rosà, oltre alla riconoscenza che noi innalziamo a Dio, per i benefici che continuamente ci fa, innalziamo una preghiera perché questo popolo si fidi soprattutto e prima di tutto di Dio, di quel Dio che ha ripetuto e non inutilmente: “O voi che siete affaticati e stanchi, voi che siete tribolati, fidatevi di me”. Fedeli di Trasaghis, fidatevi di Lui, pregatelo, offrite le vostre sofferenze a Lui e diventerete una parrocchia veramente privilegiata e veramente cristiana. E lo sguardo di Dio, unito allo sguardo dei vostri cari che di lassù pregano vi accompagni sempre. E state pur certi che le ore che trascorrerete nel disagio, nel dolore, nel freddo, saranno ore che gli uomini forse non capiranno ma che Dio registrerà per la vostra vita, non soltanto la vita terrena, ma per la vita eterna.

Dico ancora questo: noi di Rosà siamo abituati, ogni domenica, in tutte le Sante Messe, a ricordare ammalati, lontani… E allora -adesso lo diciamo pubblicamente- quando diremo: ammalati, disagiati, sofferenti, tribolati, quando diremo: fratelli lontani, penseremo anche a voi di Trasaghis, che siete divenuti nostri

fratelli. E per voi e per gli altri che sono sparsi in tutto il mondo, scenderà la

benedizione di Dio implorata dalla nostra preghiera. Altrettanto si farà ad ogni santa messa, ricordando i  nostri e i vostri morti.

È una alleanza che questa sera ci unisce e che non si spezzerà, perché non è fatta di parole, ma è fatta di preghiera ed è fatta di carità cristiana.“”

Mons. Mario Ciffo – Arciprete di Rosà

 

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