Fiducia e fede: la base delle nostre relazioni

di Elisabetta Nichele

 

“Fidarsi di tutti non ha senso; ma non fidarsi di nessuno è un autentico errore” così scriveva Giuvenale, poeta satirico romano, in una delle sue satire. Tale affermazione, pur se molto antica è sempre attuale.

Anche se non ce ne rendiamo conto, il concetto di fiducia è fondamentale nella nostra vita poiché essa si trova alla base di ogni interazione che avviene con l’altro. Senza la possibilità di fidarci, la nostra società non potrebbe esistere. Non pensiamo mai, effettivamente, a tutte quelle persone sconosciute che si occupano di noi indirettamente. Su di loro facciamo affidamento quotidianamente. Non conosciamo, ad esempio, chi ha a che fare con il cibo che mangiamo, chi si occupa di creare le nostre medicine, coloro che costruiscono i mezzi di trasporto che utilizziamo… e questi sono solo alcuni esempi. In tali situazioni la nostra fiducia è implicita.

 

Fidarci e affidarci agli altri permette di alleggerirci distribuendo il peso di noi stessi.

Le nostre prime esperienze di relazione ci hanno permesso di acquisire i punti cardinali per orientarci nel capire noi, gli altri e le nostre relazioni con essi.

 

La fiducia è un’azione d’amore, è certezza tale da farci consegnare totalmente all’altro. Ciò sta alla base della famiglia perchè quando c’è fiducia, c’è sempre amore. Erikson, psicologo e psicanalista tedesco, afferma che il periodo compreso tra la nascita e i primi diciotto mesi di un bambino è caratterizzato dall’ acquisizione di un senso di fiducia di fondo, attraverso il superamento del senso di sfiducia. Per Erikson compito evolutivo primario in questa fase è avere fiducia sia in altre persone che in se stessi. Ciò comporta, in particolare, il capire e sentire che i suoi bisogni fondamentali possono essere soddisfatti.

Un bambino che impara che le persone a lui vicine sono affidabili e che, se avrà bisogno, si prenderanno cura di lui, si avventura nel mondo con aspettative diverse da chi, invece, impara di non poter contare sugli altri a partire dalle figure genitoriali.

La fiducia appare allora, come sostiene lo psicologo Seligman, “un dato originale, non condizionato: infatti, a meno di scegliere la solitudine, il non coinvolgimento e quindi il toglierci dal legame, si è costretti a fare una mossa di apertura e a correre il rischio di una risposta incerta”.

Avere fiducia allora significa avere fede, credere in qualcosa anche senza averne prove tangibili. Spesso la fede è tale, che manteniamo la nostra stima e la nostra fiducia, anche quando le cose non vanno esattamente come vorremmo.

Si può benissimo sapere molto a proposito della fede e anche condividere questa conoscenza con gli altri, senza mai compiere il passo decisivo della fede che implica sempre un abbandono esistenziale.

Il termine “fede” in ebraico deriva da emeth, fedele, che è uno degli attributi maggiori di Dio. Dio è misericordioso e fedele (Genesi 24,27); in altre parole potremmo parlare di : “tenerezza e saldezza”.

Emeth infatti suggerisce l’idea della roccia sulla quale ci si può appoggiare e si può edificare. Dio non viene meno: potremo sempre contare su di lui. Credere significa appoggiarsi su questa saldezza.

La fede è quindi qualcosa che ci scuote e trascina fuori da noi stessi per fidarci e affidarci a Dio.

Ecco quindi che non è una adesione ad una verità simile alle esperienze sensibili, ma un cammino verso il non conosciuto ed è sempre e comunque un itinerario umano.

È faticoso talvolta credere, perché è difficile vivere. Stiamo vivendo in un tempo che pone all’uomo molti ostacoli; si parla anche di una “crisi” religiosa, di un indebolimento non solo del cristianesimo, ma di ogni ricerca di Dio.

 

Ma si può vivere senza fede?

Come afferma Enzo Bianchi, la questione fiducia – fede è fondamentale non solo per i cristiani: la ricerca di un senso che orienti la nostra vita è comune a tutti gli uomini, e tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro posizione religiosa, rischiano di essere coinvolti da ciò che affligge oggi la società occidentale: la carenza di fiducia in se stessi e negli altri, nel futuro e nella terra. “Non si può fare a meno neanche dell’atto di credere, da cui possono nascere comunione, fedeltà e amore”.

 

La fede va allora pensata come quell’atto, di cui ci testimoniano le Sacre Scritture, che consiste nel mettere il piede su un terreno solido, sull’affidarsi, come un bambino che, senza ragione, naturalmente, si sente sicuro in braccio alla mamma.

 

La fede è questo evento sorprendente che si impadronisce non solo della nostra intelligenza, ma di tutto il nostro essere. È questa fiducia, infatti, che rende la conoscenza della fede non soltanto un “sapere relativamente  a…” ma anche un “conoscere” realmente Dio stesso in modo personale per come Egli si rivela attraverso Gesù Cristo.

E proprio la fede accenderà nei nostri cuori, a volte fragili, una fiamma d’amore per permetterci di avanzare dal dubbio verso il chiarore della liberazione.