Hic sunt leones

 

di Brigida Larocca e Marina Bizzotto

 

Serata di riunione di redazione per ideare il numero di maggio 2016 di Voce Rosatese.

È sicuramente uno dei momenti più arricchenti: assieme analizziamo le attività in corso, i protagonisti di ieri e di oggi, le loro storie, i modelli educativi… non dobbiamo inventarci nulla, perché il nostro è un territorio ricco di valori ed ideali, a cui “dare voce” per un rilancio ed a volte anche un recupero di questi stessi valori.

Angelo arriva con un album fotografico dal titolo “Hic sunt leones” ideato e realizzato da Vania Broccoli. Cominciamo a sfogliarlo ed il coinvolgimento diventa sempre più forte: si tratta sicuramente d’immagini d’impatto emotivo attraverso le quali le persone, rappresentate a colori e sorridenti, ci invitano e ci spingono a conoscerle, ad entrare nel loro mondo… E noi cogliamo di buon grado l’invito !!! Sempre grazie al nostro Angelo incontriamo Luigina e Fabio presso quella che è ormai la loro casa, l’Istituto Palazzolo di Rosà. Noi siamo lì con la penna… e il cuore. Loro sono i protagonisti… e i cuori: cuori giganti e spalancati nonostante i loro trascorsi !!!

Luigina, ospite dell’Istituto da 57 anni, in modo orgoglioso ci racconta il perché della sua scelta di essere
Luiginarappresentata con la divisa militare: abbandonata dalla famiglia, deve la sua sopravvivenza ad un militare che l’ha trovata e portata dalle suore. Riconoscenza e gratitudine, in quel suo sguardo fiero di rievocare il suo salvatore.

Fabio con rammarico ci dice di non essere stato rappresentato perché, nel periodo della realizzazione del servizio fotografico, lui doveva ancora arrivare presso l’istituto. Assieme a lui sfogliamo l’album e per ogni protagonista dell’immagine, lui conferma che la rappresentazione è davvero rispettosa dell’essenza delle protagoniste stesse, che ha avuto modo di conoscere.

Luigina vuole farci vedere la sua stanza, le foto della sua famiglia che ha ritrovato, le medaglie che ha vinto in alcune competizioni sportive e ci accompagna nel suo reparto. Da lei incoraggiati e guidati, accettiamo di entrare ancora di più nel suo mondo reale, strutturato come una casa familiare. Attorno al tavolo della cucina troviamo Maria Luisa, tutta preoccupata di non essere adeguatamente vestita e pettinata per accoglierci e darci onore !!! Alle nostre domande risponde gioiosamente, ricordando la bellissima esperienza di creazione del set in cui è stata scattata la sua fotografia: una grande quantità di vestiti (la sua grande passione), tutti dei suoi colori preferiti, che l’hanno fatta sentire la “più bella di tutti”. “Mi piace stare con le persone mature e le persone buone”, ci dice salutandoci e dalla gioia passa al pianto, alludendo ad una storia personale passata tutt’altro che facile.

A questo punto nasce spontaneo il desiderio di conoscere l’autrice dell’album fotografico: Vania Broccoli, che incontriamo sempre presso l’Istituto Palazzolo. Vania, che vive e lavora tra Milano e Bassano del Grappa, ci conquista fin dai primi istanti. “Hic sunt leones” ovvero “Qui stanno i leoni”, ci spiega è “una locuzione latina che serviva ad indicare nelle mappe antiche luoghi sconosciuti ed inesplorati nei quali si presupponeva la presenza di belve

Marialuisaferoci e mitologiche, tali per cui era sconsigliato anche solo avventurarvici. Adesso Google Maps ha reso tutto più semplice e oggigiorno, al posto di uno di quegli ammonimenti topografici, appare solo la dicitura “Istituto Palazzolo per Istituti Pii”.“Ho scoperto questo luogo 3 anni fa, durante l’annuale Open Day… Sentii subito

l’urgenza di approfondire quell’incontro e possibilmente descriverlo attraverso la fotografia, ma capii anche che una documentazione “empatica” non sarebbe stata possibile se fossi stata percepita come un occhio invisibile o peggio ancora estraneo. Decisi allora, dopo aver spiegato le mie intenzioni alla coordinatrice dell’istituto, di entrarvi senza macchina fotografica, trascorrendo quattro mesi con utenti e educatrici per

conoscerci ed entrare in confidenza.

Successivamente iniziai un reportage

fotografico che descriveva la quotidianità delle ragazze ospiti… Ho scattato in questo modo per un anno e mezzo, poi sono andata in crisi.

Durante quel periodo, alcune delle ragazze che avevo fotografato erano nel frattempo morte e mi sono accorta che i miei scatti avrebbero testimoniato solo la loro presenza all’interno dell’istituto, non la loro essenza. Allora capii che invece io volevo raccontare i mondi interiori dentro i quali ognuna di loro viveva. Ho buttato tutto e ricominciato con un atteggiamento differente, parlando con le utenti (chi in grado) e relative educatrici per cercare di approfondire i desideri, i sogni e le ossessioni delle ragazze ospiti. Sulla base di questi elementi ho “immaginato” delle scene che potessero interpretare in una singola immagine le loro dimensioni più intime”, con oggetti che fossero di grande valenza simbolica per loro”.

Il risultato è stato strabiliante: le fotografie realizzate non sono semplici “messe in

scena” in cui Vania Broccoli plasma persone non autosufficienti secondo la sua personale visione, ma le persone rappresentate sono protagoniste attive dell’esperienza fotografica.

In questo modo, ci dice Vania, ho portato “rispetto a tante persone che quotidianamente dedicano anima e corpo non a far sì che persone disabili sopravvivano fino al giorno seguente, ma aiutandole a vivere una vita dignitosa e felice entro i limiti posti da traumi e malattie insondabili… ho portato rispetto a quelle stesse persone che, pur vivendo in prima persona le conseguenze di tali handicap, in questi tre anni mi hanno insegnato ad accettare il dolore come una tappa e a cogliere la gioia anche negli anfratti più segreti dell’anima.

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