I 100 anni del Teatro

Di Caterina Edi Bizzotto

 

Teatro Montegrappa, 1914 2014, la cultura a servizio della comunità. Sono le parole che insieme abbiamo deciso di mettere sulla targa dei 100 anni.

Le riflessioni che seguono  vogliono seguire le parole di questa targa.

TEATRO-COMUNITÀ. Il teatro, come luogo fisico, è una rappresentazione efficace di una comunità, forse più del municipio, della chiesa. Recentemente con un gruppo numeroso di rosatesi siamo stati a visitare la Fenice di Venezia. La guida ci diceva che la Fenice era il luogo di vita dei Veneziani, con i palchi proprietà delle famiglie nobili, palchi dove si poteva  vivere, dormire,  realizzare incontri, mentre  la platea, senza sedie, era il luogo della gente comune, che chiacchierava, si divertiva. I teatri veneziani erano luoghi aperti tutto il giorno e le commedie erano un momento di sorriso per tutti.

Il nostro teatro, quando i nostri nonni l’hanno realizzato, l’hanno fatto per la gente comune. Qui in teatro non c’erano distinzioni di classe sociale, di ricchi e poveri, di nobili o non nobili. Era il luogo di tutti, dove ognuno poteva sedersi dove voleva, dove si poteva assistere ad una commedia, ad un concerto dei cori, della banda, del complesso giovanile, ad un dibattito, ad una festa dei bambini per la mamma. Il teatro è stato quindi un grande momento di condivisione democratica, il luogo di tutti, in cui potevano divertirsi, discutere insieme. Ecco quindi che i due termini Teatro-Comunità sono lo specchio  uno dell’altra. 1914-2014. 100 anni, un secolo.

Se i muri del Teatro potessero parlare potrebbero raccontare tante esperienze, tanti cambiamenti della società rosatese: le prime rappresentazioni ed assemblee fatte magari con il cuore in gola perché molti giovani  erano al fronte, i discorsi, i cinegiornali del periodo fascista, ancora i film ed i cinegiornali della seconda guerra mondiale, l’arrivo dei grandi film americani negli anni 50-60, i discorsi ed i dibatti politici, sindacali, il periodo della floridità economica degli anni 70-80, con il teatro pieno, le  feste della cultura, i dibattiti, i cineforum. Agli inizi degli anni ’90 il teatro ha bisogno di una profonda ristrutturazione. Qui va il ricordo al parroco di allora Don Mario Erle, che ebbe l’intuizione ed il coraggio di realizzare un grade intervento sul teatro. Se ancor oggi  il nostro teatro, con il suo grande palco, il suo sistema acustico, le sue linee semplici, ma pulite ed eleganti è apprezzato da molti anche fuori Rosà, il merito è di quel grande intervento. Nel 1994-1995 Don Mario Erle affida la gestione del Teatro, il suo rilancio culturale ad un gruppo di giovani legati ai Sined’s, compagnia teatrale nata in quegli anni. Nasce l’associazione  culturale Teatro Montegrappa, con un suo statuto ed una gestione autonoma. L’associazione  si  struttura in sezioni, cinema, prosa, cultura, musica, si apre a tanti nuovi volontari, fino al numero attuale con centinaia di amici che condividono  l’animazione del Teatro. I ringraziamenti vanno a tutti, proprio tutti, anche se non possiamo fare i nomi. Ma non si può non ricordare chi per i primi dieci anni   ha avuto un ruolo determinante in questo rilancio del Teatro, Alfio Piotto: è stato lui a dare l’impronta, lo stile di lavoro,  l’organizzazione del Teatro, che ottenne nel 2003 il premio Città di Rosà. Dopo di lui devono essere ringraziati Paolo Bernardi ed Antonio Bonamin che hanno ancor più fatto crescere il Teatro negli ultimi dieci anni. Si è affrontata e vinta la sfida tecnologica e quella delle

multisale, rinnovandoci, passando ad esempio dalla pellicola al digitale, avanzando proposte nuove. Adesso c’è un gruppo di animazione che si è rinnovato, con molti giovani. Il bello del Circolo culturale  teatro Montegrappa è che esso si rinnova conservando dentro di sé le persone, le idee, le amicizie maturate in tanti anni. E’ come una pianta che mette  nuovi rami su rami preesistenti, che continuano ad esistere ed a supportare la pianta.

Ed i nuovi rami in questi ultimi anni si sono sviluppati anche fuori Rosà, con  molti volontari di altre realtà locali, con aperture a tutto il territorio bassanese.

Le ultime due parole sono CULTURA SERVIZIO. La cultura è lo spirito di una comunità umana.  La cultura è cibo dell’anima, è relazione, è dialogo, è ricerca insieme, è partecipazione del bello, è divertimento dello spirito, della mente. Tutto è cultura: non c’è cultura alta o cultura bassa, ma solo la capacità ed il desiderio  di riflettere, di prendere coscienza di sé, della società, anche attraverso film, commedie, dibattiti, concerti offerti dai nostri gruppi musicali come la Banda, i cori. Tutte opportunità che sono state vissute nel nostro Teatro.

L’ultima parola è SERVIZIO.

Servizio gratuito. Una cosa meravigliosa  la gratuità di tanti volontari in questi 100 anni. Perché tanta gratuità? Perché la gratuità è l’esperienza della libertà. In una società come la nostra che è soffocante con i suoi vincoli economici, lavorativi, politici, la gratuità permette di vivere una volta tanto l’esperienza della propria personale libertà.

Animato da questi valori e queste riflessioni il gruppo che anima oggi il Teatro è convinto di poter assicurare  a voi tutti,  concittadini, autorità civili e religiose che rappresentate la comunità, la continuità di questa esperienza.

E’ come una fiaccola che ci è stata data: cercheremo di portarla con orgoglio ed impegno, per poterla dare intatta  ed arricchita a chi verrà dopo di noi.

Grazie.

 

RICORDO IN CHIESA

di Paolo Bernardi

Messa di festeggiamento dei 100 anni del Teatro Montegrappa.

Signore, ti ringraziamo per averci donato un luogo dove da cent’anni tante persone diverse hanno avuto la possibilità di incontrarsi, di conoscersi, di comunicare.

L’uomo vive nella parola e con la parola. E’ per sua natura nato per relazionarsi, in un continuo scambio di informazioni e messaggi con i  propri simili. Con la parola si esprimono modi diversi di pensare, di agire, di vivere. Buon Dio ci hai donato e hai arricchito il mondo di tanti e svariati mezzi di comunicazione ma l’uomo fatica ad unirsi, fatica ad essere fratello.

Signore fa che la nostra sala definita dalla Conferenza Episcopale Sala della Comunità sia palcoscenico per tradurre in modo semplice ed efficace, attraverso le varie forme di espressione ed immagini, il concetto di realtà e condivisione. Fa che la nostra associazione abbia la capacità di connettersi con il prossimo creando sempre i presupposti per un clima di reciproca fiducia e comprensione.

 

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