I versi della vita di Beniamino Todesco

di Angelo Zen

 

Nel mio peregrinare dei giorni, mai avrei immaginato di imbattermi nel commento dei versi composti da chi mi fu antico compagno di liceo, in anni lontani. Allora avemmo occasione di condividere testi scolastici che le condizioni economiche non ci permettevano di acquistare. Ora ho l’onore di condividere sentimenti e valori mai banali.

L’occasione mi si è presentata da un casuale incontro avvenuto con Beniamino Todesco, che, con fare assai garbato, mi affidò una sostanziosa raccolta di suoi componimenti poetici che, a me sconosciuti, attirarono la curiosità e il mio interesse anche per mantenere viva la pagina che ospita questo periodico.

Inaspettata è stata la proposta come impegnativo è il compito di scandagliare nei versi altrui i sentimenti. Con queste premesse spero di riuscire a dare una visione d’insieme seppur parziale, del mondo a cui si è ispirato e del suo proporsi in questa nobile arte del poetare.

Beniamino Todesco è una importante figura di cultura umanistica e locale, acquisita nei molti anni di insegnamento e di vita trascorsa a Rosà. È elemento di spicco nel variegato e multiforme panorama culturale rosatese. La sua presenza non è mai camuffata da venale interesse. Ecco perché la sua testimonianza tocca direttamente il nostro territorio e merita  condivisione.

Nello scorrere i componimenti dell’autore balza agli occhi che egli si firma con il nome di Frawal (acronimo formato dalle iniziali dei nomi dei figli).

E questa non è una secondaria attenzione di tenerezza manifestata da un genitore.

Beniamino Todesco predilige indagare nel mondo rurale. Esempio ne è  ““Elogio della vita agreste”:“ Canto i campi e le divinità campestri….”

E ben si alza il verso nel ricordo di Angelo Comunello – titano della nostra terra – con i versi composti al raggiungimento dei cento anni di vita.

“Le palme nodose / il sudor si tergeva, / lontano guardava / la nebbia mattinal / fumare… Cresceva la nidiata, / maturavan le messi dorate… Son scivolati lievi / gli anni: / i rintocchi delle / campane… Si nasce alla fede, / alla vita, / alla speranza…/ bello l’oggi,/ il diman /sarà senz’altro migliore. Cerere feconda, / i sacri Lari / e il pio Enea / Ti accoglieranno / al riverberar/ della divina / Luce.”

Da sottolineare il respiro che dà alla speranza!

Emerge ancora lo sguardo attento alla natura e lo scopri attraverso “”il tintinnio giulivo della cincia… il dolce chiacchierio del ruscello… i rami del melograno, dai frutti rossi… l’inebriante profumo dei calicanti.”

Nello scorrere dei versi scopri che è molto attento nel trasferire nitide immagini della memoria che spazia dai teneri ricordi di giovinezza, ai rumori e ai profumi della campagna, accompagnati dalla sacralità dei gesti di chi la popola, per chiudere poi con i versi:

“Sono trascorsi gli anni, è giunta la sera / è inebriante / di Dio / la pace.”

Alla fine del suo canto ti propone il parallelo fra il pessimismo leopardiano ““E il naufragar m’è dolce in questo mare.”” (da L’infinito) e l’approdo assai diverso con cui si congeda il nostro poeta.

La veloce rassegna delle numerose composizioni di Beniamino Todesco non può che trovare il giusto epilogo con un inedito, composto di recente in occasione della commemorazione del centenario della esecuzione della Canzone del Grappa.

 

Oltre che ai doverosi complimenti per i sentimenti suscitati dalla lettura delle numerose composizioni, non mi resta che auspicare la pubblicazione di una raccolta dei vari scritti, perché quanto ho goduto io possa suscitare intense emozioni anche per altri.

 

24/8/2018

Cento anni dopo la prima esecuzione della canzone del Grappa 

Oh Grappa,

sacro monte

coperto di candidi fiori

alla pianura ti chini

in un tenero caldo abbraccio:

tu stringi

tutti i tuoi figli per noi caduti

Antonio, Nicodemo, Simone, Rosa ….

avvolgendoli

nel morbido verde velluto dei prati:

ci aleggiano intorno, ricomposti,

sospinti dal soffio

di una brezza divina,

i cari spiriti,

un mondo

di pace e d’amore

anelanti.