Il saluto del nostro arciprete Don Angelo


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Inizio con questo numero la mia “presenza” all’interno  della “Voce Rosatese”. Un piccolo spazio per comunicare anche attraverso questa pubblicazione.

Ho toccato con mano l’accoglienza di una comunità che ha sempre cercato e trovato nella parrocchia un luogo prezioso di incontro, di collaborazione, di corresponsabilità, di preghiera. Io l’ho definita una accoglienza “sorprendente”.

Quanto è difficile e nello stesso tempo necessario essere accoglienti!

 

“accogliere non è soltanto aprire la propria porta di casa a qualcuno. È fargli spazio nel proprio cuore, perché possa esistere e crescere; uno spazio nel quale si senta accettato così com’è, con le sue ferite e i suoi doni. […] L’accoglienza è uno dei primi segni che una comunità è viva […] ma per poter accogliere, bisogna esistere, cioè “essere”.

L’accoglienza non è semplicemente un modo di porsi e di rapportarsi agli altri: è uno stato d’animo. È un modo di essere. Gli elementi distintivi dell’accogliere sono:

Ascolto: È quello che fra i cinque sensi, ci mette in relazione profonda con l’altro molto di più rispetto alla vista, che più facilmente ci distrae e ci predispone al pregiudizio. Il cuore è la sede interiore dove si condensano i pensieri, le intenzioni, i dubbi, i limiti, i progetti, i desideri di ogni persona.È anche la sede interiore in cui si realizza l’ascolto di se stessi e degli altri. Se non c’è ascolto è perché il cuore è indurito, chiuso in se stesso, ingabbiato dalla superbia e dai propri convincimenti.

Gratuità: È una parola decisiva per il cristiano. Pertanto, l’accoglienza, rimanda ad un confronto con l’alterità, l’altro, il diverso. Un confronto spesso faticoso, imprevedibile, senza dubbio carico di incertezza. Per un credente, il gesto dell’accoglienza è il cuore dell’esperienza cristiana e della vita di una comunità.

Responsabilità: Non si accoglie una persona solo per cinque minuti, ma quando l’accogli inizia un cammino insieme. Ogni nuova relazione provoca una scintilla, un’attesa, un processo di cambiamento, nell’altro e dentro di me. Ciò ci rende responsabili di questo nuovo cammino. Non possiamo più far finta di niente!

Fiducia: L’accoglienza è fondata sulla fiducia nell’altro. La fiducia non solo ci rende persone migliori, più aperte, comprensive e responsabili. Al contrario, quando non c’è fiducia non può esserci una vera accoglienza e una vera relazione. Infatti, molti tra coloro che ci circondano vogliono essere nostri amici solo per interesse personale.

Naturalmente, se da una parte confidare negli altri ci espone al rischio di essere traditi o delusi, dall’altra spinge queste persone ad agire correttamente per ricambiare la fiducia che gli abbiamo concesso.

È augurio e nello stesso tempo impegno per ciascuno di noi.

 

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