Il saluto del nostro arciprete don Giorgio

 di Mons. don Giorgio Balbo 

 La diffusione casa per casa, famiglia per famiglia, di questa pubblicazione, contribuisca ad aumentare il senso di comunità che secoli di storia ci raccontano.

Sono contento di vedere risorgere, in questo tempo pasquale, “Voce rosatese”, che per anni ha scandito il cammino della nostra parrocchia. Grazie a chi ha reso possibile questa nuova avventura, dagli sponsor a chi ci ha messo del suo, in termini di tempo e di fatica. Grazie anche al “geloso” custode della memoria della Voce, Angelo Zen, che ne ha conservato con cura tutti i numeri originali, sperando che in virtù delle nuove tecnologie di oggi possano essere resi disponibili non solo nella biblioteca comunale, ma anche in rete, in modo da essere consultabili da chiunque, anche fosse in un altro continente.

So anch’io che al giorno d’oggi c’è sempre meno tempo per leggere, ma spero che la diffusione casa per casa, famiglia per famiglia, di questa pubblicazione, contribuisca ad aumentare il senso di comunità che secoli di storia ci raccontano. I protagonisti di questa storia di popolo sono gli uomini e le donne di questo nostro territorio, e a loro e alle loro iniziative sono dedicate queste pagine.

Non sarà la grande storia dei potenti, ma è la microstoria fatta di volti, di voci, di speranze e di croci, quell’incrociarsi di percorsi che fanno di un posto non un luogo qualsiasi, ma una realtà ben riconoscibile e carica di identità. I Rosatesi di nascita sanno bene questo, e per chi viene da fuori è altrettanto certo che si viene ad abitare e stare non solo dentro un luogo anonimo, ma dentro una storia e una tradizione. A distanza di pochi chilometri persino il dialetto è diverso, il dialetto che qualcuno vorrebbe consegnare a qualche polveroso vocabolario erudito e sapiente, ma che per tanti di noi è ancora e soprattutto la lingua materna, una lingua soprattutto orale, destinata ad essere usata nella prossimità, nella vita quotidiana e nei suoi rapidi scambi di battute. I ragazzi dovranno per forza di cose imparare l’italiano (cosa da non dare mai per scontata) e l’inglese, perché il mondo è sempre più piccolo (da noi ci sono persone di 170 e più paesi diversi). Ma per noi vecchi questo tempo di transizione e di cambiamento andrebbe vissuto sempre tenendo conto di ciò che siamo stati e di cui la Voce è preziosa testimone, ma anche senza tante nostalgie per un mondo che non tornerà più. In giro c’è sempre più ansia, e anche paura, per la salute, per il futuro e per quello che riserverà ai nostri ragazzi e il rischio è che si giochi al tutti contro tutti, ricavando il massimo per se stessi anche a danno degli altri. Solo che così non si andrà da nessuna parte. Mai senza l’altro, mai senza l’Altro: voler bene a questo nostro tempo è un esercizio difficile, ma non impossibile, perché vuol dire voler bene e volere il bene dei tanti che senza clamore, in silenzio, con il loro impegno, con il loro esserci, aiutano tutti non solo a “tirare avanti”, ma a guardare a con meno paura al futuro. Ben tornata Voce Rosatese!

Don Giorgio, Arciprete pro tempore

(vuol dire “non eterno”)