Il Triduo Pasquale vissuto nella nostra comunità

di don Alex Pilati foto di © Alessio foto studio

 

 

“L’Arciprete di ferro”, uomo di disciplina, com’era chiamato dal clero diocesano, Don Mario Ciffo aveva fatto il suo ingresso a Rosà, alla guida della Parrocchia di Sant’Antonio Abate, il 7 marzo 1948, proveniente dalla comunità  della Ss. Trinità di Montecchio Maggiore (e prima ancora, dall’autunno 1933 all’agosto del 1941 era stato cappellano a Noventa Vicentina e dove aveva seguito e accompagnato nella sua vocazione sacerdotale quel giovane Armido Gregolo che poi gli sarebbe stato a fianco, a Rosà, per lunghi anni, dal ’52 al ’63, quale cappellano).

“Cuore d’oro sotto una scorza ruvida”, l’ha descritto così don Adriano Toniolo, nel ricordarlo in un epitaffio funebre, dopo la morte avvenuta un mercoledì, il 26 febbraio, giusto trent’anni fa.

Un carattere paragonabile – per alcuni – al riccio della castagna, pungente di fuori e squisitamente fragrante al di dentro.

Don Ciffo era nato a Maglio di Sopra in Valdagno, il 30 luglio 1909. A 24 anni, il 16 luglio del 1933, nel giorno votivo della Madonna del Carmelo, era stato ordinato sacerdote dal Vescovo Ferdinando Rodolfi.

Da parroco, a Rosà era arrivato accompagnato dalla mamma, dalla sorella Agnese, che lo avrebbe accudito per tutta la vita, ed il fratello Plinio.

Nel 1959 venne fatto Monsignore ed insignito del titolo di Canonico onorario della Cattedrale.

Il 20 giugno del 1979, per motivi di salute, aveva rinunciato alla guida della parrocchia chiedendo di poter di restare tra la sua gente.

Il 1 Luglio del 1979 lo avrebbe sostituito don Bruno Piubello, rimasto a Rosà per dieci anni prima di andare a Costabissara, a dirigere la Casa di esercizi spirituali Villa San Carlo.

In “Rosà, note per una storia” Mons. Giovanni Mantese ricorda come, proprio durante i primi anni di responsabilità della parrocchia da parte di don Ciffo vennero “bruscamente interrotte tutte le dipendenze che la chiesa di Rosà aveva fin dalla sua origine con Bassano, sia di natura ecclesiastica come civile”. Veramente gli obblighi di natura ecclesiastica erano venuti meno col passare del tempo. Ma fu propio in quei mesi – come attesta una lettera dell’allora Sindaco della Città del Grappa, Giovanni Bottecchia, al Vescovo Carlo Zinato – che il Consiglio Comunale di Bassano aveva rinunciato al Giuspatronato per la nomina dell’Arciprete di Rosà.

 

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