Il valore delle doti umane in un’azienda

di Giulia Bizzotto

     “Dalla mia esperienza personale, ho visto come gli aspetti più apprezzati dalle aziende siano due: l’impegno che una persona mette nelle cose che fa e la capacità di lavorare per gli altri, ovvero il fatto che non bisogna focalizzarsi su se stessi ma collaborare con il team e i colleghi”. Questo il messaggio principale che Giuseppe Berti, 52 anni, controller del settore operations della Luxottica, ha  trasmesso  con  trasparenza ed  umiltà al gruppo dei Giovani Laureati Rosatesi, durante il ritrovo di giovedì 21 febbraio 2019 a Rosà.

La serata è stata organizzata dal Circolo Giovani Laureati Rosatesi, il cui Presidente è Ivan Ganassin e ha visto la partecipazione di molte persone,  tra giovani e “vecchi” laureati. Sono ormai diventati una prassi i due o tre ritrovi all’anno del gruppo, con lo scopo di mettere in contatto i giovani laureati del paese con personalità di spicco di diverse aziende, permettendo la condivisione delle esperienze e fornendo consigli utili ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Questo incontro è pienamente riuscito nell’intento, tanto da rendere i partecipanti positivamente coinvolti.

Giuseppe Berti, rosatese di origine e laureato in Economia e Commercio presso la Bocconi di Milano, ha raccontato il suo percorso professionale che lo ha portato a cambiare impiego, dopo 15 anni di Direzione amministrativa finanziaria in Fiam S.p.a. a Vicenza, alla ricerca di nuovi stimoli per favorire la sua crescita professionale. In Luxottica

– azienda leader nella produzione e distribuzione di occhiali con al suo interno un organico di circa 200.000 dipendenti e un fatturato annuo di 15 miliardi – ha trovato una nuova modalità nel perseguimento degli obiettivi, in quanto è una realtà in cui contano il lavoro di squadra e il lavorare per gli altri. Il tutto tramite una collaborazione che valorizza le differenti personalità e creatività, a discapito di chi persegue valori egoistici. Alla domanda “come hai affrontato la transizione da Fiam S.p.a. a Luxottica, due settori così diversi?” Risponde con sincerità e consiglia

l’umiltà di imparare, in modo rapido e l’essere pronti a ripartire da zero. In una parola, a mettersi in gioco. Puntualizza anche come da una parte sia importante crescere professionalmente toccando diverse realtà aziendali, ma allo stesso tempo considera fondamentale restare per più di qualche anno all’interno di una stessa impresa per poter apprendere al meglio le attività svolte ed entrare nel cuore della vita aziendale.

Ma non finisce qui, perché accanto al lavoro e alla famiglia, il caso l’ha portato ad essere proposto al cardinale Carlo Caffarra per la gestione dell’azienda FAAC che si occupa di cancelli automatici – dal 2015 al 100% dell’Arcidiocesi di Bologna – insieme a due avvocati professionisti. Racconta come l’evento sia avvenuto fortuitamente

quando uno dei suoi ex colleghi della Fiam S.p.a., con cui aveva costruito un particolare rapporto di stima reciproca – non senza discussioni vivaci – ha proposto il suo nome al cardinale. Ed anche in questa attività, Giuseppe ci mette impegno ed umiltà, pronto ad affrontare le sfide che essa comporta, sempre attraverso il dialogo, con l’obiettivo principale di rendere solida e sana l’azienda nel lungo termine, sviluppandone anche il ruolo sociale.

Il messaggio che ha voluto trasmettere riguardo questa nuova esperienza che coinvolge la Chiesa cattolica è duplice: da un lato, ha trovato il rapporto con l’istituzione Chiesa molto positivo per quanto riguarda il rispetto dei ruoli, ma soprattutto per la fiducia che la stessa ha riposto verso tre personalità esterne per la gestione del patrimonio aziendale, nonostante si trattasse di un’esperienza totalmente nuova per la Chiesa stessa. D’altra parte, ha permesso di sviluppare un nuovo approccio di gestione dell’azienda e dei relativi frutti del capitale, i quali – per scelta della Curia – vengono distribuiti in opere sociali specificatamente per lo sviluppo del territorio e interventi ai casi di indigenza e bisogno. Ad oggi, il modello FAAC sta funzionando egregiamente, tanto che è passato da 209 milioni di fatturato nel 2011 a 421 nel 2018.

Dopo questo suo racconto, è stato chiesto a Giuseppe come riesca a gestire le responsabilità derivanti dalla sua posizione professionale senza esserne investito. Sembra che il modo migliore per lui, sia quello di mantenersi lucidi e affrontare qualsiasi situazione si presenti in modo approfondito e valutando le conseguenze che le decisioni comportano verso gli altri. Pertanto, sia Luxottica sia FAAC, possono essere considerate come un esempio di welfare aziendale in cui si riconosce l’importanza delle persone, si permette il loro sviluppo professionale, nonché il benessere delle stesse, valorizzando anche il rapporto con il contesto esterno.

Insomma, la condivisione di questa esperienza di vita ha rivelato una personalità che con le sue competenze ha fatto carriera e la cui umiltà e bontà l’hanno portato ad essere apprezzato e stimato. Sicuramente un esempio positivo per noi giovani!