Il Volontariato “Chi fa del bene vince sempre”

(estratto da un cartello pubblicitario esposto dalla ditta FAMI di Rosà)

 

di Angelo Zen

 

 

 

foto1Non capita spesso di transitare per una strada di intenso traffico e imbattersi con lo sguardo su un pannello pubblicitario che riporta il titolo di questo scritto. Ciò avviene  a nord di Rosà, lungo la statale 47.

Di essa sono  rimasto prima sorpreso, poi coinvolto. E mi ha guidato in una riflessione sul volontariato a Rosà.

Il termine volontariato abbraccia una realtà assai vasta, diffusasi in questi ultimi tempi con una miriade di sigle e di attività. Non intendo addentrarmi nel volontariato istituzionalizzato, quello pieno di regole ed adempimenti burocratici, che molto spesso riesce a far

disperdere forze e mezzi non indifferenti. Quello che voglio analizzare è piuttosto il meno formale, che nasce da bisogni e disponibilità reclamati sommessamente.     Mi domando:  qual è il bene che in genere si può fare?

Esistono mille rivoli attraverso i quali il bene si espande e con essi l’individuazione degli obiettivi da raggiungere. Il bene che si fa non deve perseguire secondi fini. Lo penso prima di tutto disinteressato. Tanto più grande è il soddisfacimento che uno può ottenere, tanto più alto è il disinteresse che segna la gratuità del gesto.

Mi torna in mente ed è un ricordo ormai lontano, non certamente sbiadito, una esperienza vissuta dalla comunità di Rosà nel 1976. Erano i giorni del terremoto nel Friuli. Un vastissimo territorio distrutto. Oltre mille vittime. Una catastrofe.

Anche Rosà in quell’occasione si mobilitò. Gli stimoli arrivarono da casuali contatti instaurati con il parroco e le autorità civili di un comune distrutto: Trasaghis. Promosse iniziative di sensibilizzazione dei bisogni di quella gente. Trovò disponibilità  di mezzi da parte delle autorità religiose della parrocchia. Avviò turni di volontari che settimanalmente si recavano ad operare nelle più disparate necessità della gente del posto. Raccolse per esperienze e capacità adesioni all’iniziativa, creando nuove amicizie fra persone con sensibilità diverse e collaborazioni impensate. Questa esperienza, ormai lontana, fu importante.

Per la prima volta nella sua storia Rosà dette una dimensione nuova ad un gesto di solidarietà collettiva.

Il ricordo di questo fatto è doveroso perché i 140 chilometri  che separavano la comunità di Trasaghis da quella di foto x VRRosà non impedirono che gli aiuti arrivassero a persone del tutto sconosciute.

Il prodigarsi di tanti volontari è stato quello, e solo quello, teso ad aiutare chi aveva di bisogno. L’iniziativa ha portato aiuto a persone sconosciute nel nome di una solidarietà che non ha volto ma che appaga, cioè “vince sempre”.

Il silenzio e la discrezione sono d’obbligo su fatti che capitano attorno a noi, ma altrettanto pregni di generosità che commuove. La memoria mi soccorre nel ricordare un fatto avvenuto a Rosà parecchi anni fa. Una persona, tuttora vivente, molto stimata in paese, venne insignita del titolo di cavaliere. Fissato il giorno della consegna dell’importante onorificenza, il neo cavaliere non si presentò alla cerimonia perché il suo dovere, in quel momento, fu ritenuto quello di dover assistere in ospedale un amico, solo, che stava per morire. Per me fu un gesto molto significativo che, pur nella sua trasparente semplicità, merita di essere ricordato.

Un rilevante aspetto del volontariato che procura aiuto per terzi è quello che il dono che si fa venga recapitato direttamente, da donatore a beneficiario, senza intermediazioni di sorta.

Esiste a Rosà il gruppo missionario parrocchiale, che cito solo come esempio. Nel silenzio lavora e si prodiga per aiutare  missionari e missionarie rosatesi che vivono negli avamposti della miseria. Tante persone, con svariate peculiarità, fanno confluire nello stesso bacino, piccole gocce di generosità e queste si depositano direttamente su mani sicure. E si arriva a produrre i mezzi necessari per realizzare strutture sanitarie ed educative, investimenti importanti per la crescita sociale di paesi poveri.

foto3In questo gruppo, che generosamente opera, si scorge il leader nascosto che offre fiducia, lavora nel silenzio, appare solo quando serve, dona la propria capacità e il proprio tempo con l’unico obiettivo di far del bene, senza pretesa di alcun ritorno. Non mira ad acquisire potere di nessun genere. E questo è il  vero volontariato.

Un plauso e un grazie alla ditta che ha avuto la bella idea di esporre in evidenza quella massima.

Torni alla nostra considerazione il passo evangelico di Matteo, spesso dimenticato. “Se uno ti costringe ad accompagnarlo per un miglio, tu va’ con lui per due”.