La Chiesa Vicentina nel territorio. Verso dove stiamo andando?  


di Don Angelo Corradin

 

  Nella nostra tradizione ecclesiale, la presenza e il ruolo del parroco erano motivo di sicurezza per le comunità, e garantivano in concreto l’identità e la continuità della vita ecclesiale, anche se questo fatto poteva talora (soprattutto nelle piccole parrocchie) non lasciare molto spazio alla partecipazione dei laici. Ora non è più così.
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Ormai gran parte delle parrocchie della diocesi devono condividere con altre il ministero del parroco, perchè si trovano aggregate tra di loro in varie forme di “unità pastorali”, e sono affidate a più parroci “in solidum” o a un solo parroco. Nessuno quindi mette in dubbio la necessità e la specificità del ministero presbiterale, ma stanno profondamente cambiando le modalità del rapporto fra preti e parrocchie. Alla figura tradizionale del pastore che viveva quotidianamente con il suo popolo, conoscendone e condividendone tutte le situazioni di vita personale e comunitaria, si sta progressivamente sostituendo la figura di un “apostolo-itinerante”, che ha davanti a sè più comunità da servire. Egli non può quindi offrire contemporaneamente a tutte una presenza quotidiana e attenta ad ogni problema, anche se con ciascuna di esse deve costruire una relazione effettiva, che permetta l’annuncio della Parola e la guida spirituale, la celebrazione dei segni della liturgia, la promozione delle vocazioni e dei ministeri per il servizio al Vangelo e ai poveri.

Se però è cambiato e va ripensato il rapporto fra prete e comunità, anche le comunità sono cambiate e devono ripensare sè stesse. Infatti la parrocchia non è più il centro di tutta la vita della gente, perchè molto spesso il lavoro, la scuola, le amicizie, il tempo libero e la stessa esperienza religiosa vengono vissute “altrove”. L’azione pastorale richiede nuove modalità di annuncio e di formazione, e nuove figure ministeriali. L’assenza di un parroco stabilmente residente lascia in alcuni un senso di vuoto, ma sta pure facendo crescere la consapevolezza che la continuità e la vitalità della parrocchia chiamano in causa la responsabilità e l’impegno di coloro che ne costituiscono il tessuto vivo e permanente, e cioè i laici.

In ogni caso occorre chiedersi: come è possibile sostenere e orientare queste nostre comunità cristiane, così come sono ora, nel passaggio verso una situazione nuova e diversa? Come potranno ora queste comunità organizzare e seguire quotidianamente la catechesi e gli itinerari formativi, la preghiera comunitaria, la cura assidua dei malati e dei poveri… ? In passato ci pensava il parroco: ora chi ci pensa, in modo stabile e corresponsabile? E in ogni caso: chi dice che solo il parroco deva pensare a queste cose? Il problema non è quello di sostituire con i laici i preti che mancano, ma di far partecipare pienamente i laici alla vita della chiesa.

Nuova immagineLa nostra Diocesi sta cercando di rispondere a queste istanze, non semplicemente per far fronte a un problema organizzativo (la diminuzione dei preti), quanto piuttosto per crescere nell’esperienza della comunione e della corresponsabilità per la missione. Sono nate così le scelte pastorali della collaborazione fra parrocchie e della promozione della ministerialità laicale, nella consapevolezza che ogni nuovo cammino apre alla speranza, ma anche pone nuovi problemi.

Buon cammino a tutti, don Angelo.