La fameia dei Caboea

di Toni Cabola

 

 

Il cognome Guidolin appare per la prima volta nell’anno 1293  con i documenti riferiti ai beni esistenti in Comune di Bassano del Grappa.

La storia dei Cabola nasce a Tezze sul Brenta nel 1589. Si può risalire a tale data per il fatto che Guidolin Sebastiano, figlio di Domenico, residente a Tezze, sposatosi a Rosà il 10 giugno 1635 con Angelica Bittante, qui si trasferì stabilmente in Via Cabola. Dall’atto di matrimonio risulta ben chiara la provenienza di Sebastiano da Tezze sul Brenta.

Non si sa quando sia nato perché a Tezze non esisteva ancora l’archivio parrocchiale e neppure il Comune. In quel tempo l’età media per sposarsi si aggirava fra i 22 e i 23 per cui l’anno di nascita di Sebastiano si può far risalire al 1612 circa. Lo stesso può dirsi per Domenico che sposatosi nel 1611 era nato a Tezze nel 1589 circa.

Queste le generazioni fino ad oggi, non sempre riferite all’atto di nascita perché smarrito o bruciato, ma desunte dagli atti di matrimonio o di morte.

1a Domenico nato nel 1589 circa

2a Sebastiano nato nel 1612 circa

3a Pietro nato il 6 luglio 1647

4a Giovanni nato il 17 maggio 1682

5a Domenico morto il 18 agosto 1807

6a Giovanni nato il 17 maggio 1774

7a Domenico nato il 13 giugno 1816

8a Giovanni nato il 13 maggio 1841

9a Luigi nato il 18 luglio 1880

10a Giovanni nato il 22 gennaio 1905

11a Antonio nato il 16 giugno 1938

12a Oscar nato il 25 dicembre 1967

13a Giacomo nato il 3 giugno 2012

Di tutti questi il più famoso è Domenico, morto il 18 agosto 1807 che, sposatosi per tre volte, ha generato 16 figli, dando luogo alla distinzione dei figli di ogni moglie con il sopranome di Cabola quelli della prima, Caboloni, quelli della seconda e Caboletta quelli della terza. Tuttota questi tre ceppi esistono in Borgo Cabola.

Di tale personaggio è conservato il testamento con l’elenco di quanto posseduto.

“”Comune di Rosà – 2 dicembre 1878

(milleottocentosettantotto).

Considerando io Domenico Guidolin detto Cabola del fu Giovanni di Rosà, la certezza della morte, e l’incertezza dell’ora della medesima, trovandomi sano di mente e di corpo, mi sono deciso spontaneamente di scrivere il mio testamento, che è il

seguente:

Nomino erede proprietaria della quarta parte di mia sostanza la moglie Angela Tessarolo del fu Antonio, e ciò perché essa abbia mezzo a meglio allevare i figli che ho con lei procreati.

Istituisco eredi proprietari delle rimanenti tre quarte parti di mia sostanza miei figli Giovanni procreato colla defunta mia prima moglie Alessi Antonia, Antonio, Luigi, Angela e Marianna procreati colla fu seconda moglie Maria Frigo, e finalmente Benvenuto, Beniamino, Clemente, Giosuè e Giulio procreati con la vivente Angela Tessarolo, divisa fra essi in parti uguali, dando obbligo ai miei figli maschi Antonio e Luigi, di conferire al patrimonio ereditario, e di imputare nelle loro rispettive quote, la somma di italiane 2.940,50 (duemilanovecentoquaranta e c.mi cinquanta) che essi hanno da me ricevuto all’epoca che desiderarono di separarsi dalla mia famiglia, somma che risulta composta dal valore del grano, foraggi, attrezzi di campagna, animali, mobilia, denaro come si trovano nella nota che trovasi nelle mani di detti due miei figli.

Do obbligo parimenti a mia figlia Marianna maritata  in Bernardi di conferire al patrimonio ereditario e di imputare nella propria quota la somma di lire italiane 1000 (mille) che la stessa ebbe da me a ricevere per corredo nuziale all’epoca del suo matrimonio.

Riconosco in mio figlio Giovanni della fu Alessi Antonia il diritto, a prelevarsi dalle mie sostanze austriache lire 400 (quattrocento) e queste in rifusione di pari somma, che ebbe a portare la defunta sua madre all’epoca del mio matrimonio con lei.

Prego miei figli e figlie di farmi celebrare entro sei mesi dalla mia morte un ufficio da morto per cadauno, nella parrocchia di Rosà, con la elemosina di metodo.

Tale è la mia vera ultima volontà, che voglio sia adempiuta.  Domenico Guidolin detto Cabola””.

     Non meno noto è stato suo figlio Luigi se il prof. Francesco Segafredo, in occasione della sua morte, avvenuta il 14.11.1914, ebbe a scrivere il seguente elogio, tramandatoci a viva voce dalla figlia Rosa, registrato nel 1985.

“”Chi non conosce Gigio Guidolin Cabola, quel vecchio dell’oneste pacchie. Un uomo di stampo antico, una figura simpatica, modello – capo – saggio – lavoratore intelligente e sollecito come ce ne sono pochi.

Mezzadro, di coscienza delicata, seppe meritare la piena fiducia del padrone il quale ebbe sempre lodarsi di lui. Povero Gigio, dotato di una fibra fortissima e virtuoso, parco, amato da tutti i suoi cari benefattori, da tutti e pareva dovesse vivere fino alla più tarda età, invece un triste giorno del novembre dell’anno scorso fu colpito da un grave male che gli lasciò inciampata la lingua e il braccio destro””.

Dall’origine ad oggi la situazione anagrafica si riassume in 165 nati maschi, 129 femmine, I viventi sono: 96 uomini e 92 femmine. Dal 1989 le famiglie dei Cabola si sono incontrate sei volte a far festa.OKstampaalbero