Le mani in pasta Il percorso dei ragazzi di 3 media in preparazione alla Cresima

di David Scaldaferro

 

Ho l’arduo compito di spiegare il percorso che, da 5 anni, nella Parrocchia di Rosà, viene effettuato per preparare i ragazzi di terza media alla Cresima. Mi sono domandato come motivare le scelte fatte in questi anni, mettendo in campo le teorie sulla catechesi esperienziale e sulle teorie pedagogiche. Mentre ci riflettevo, mi è capitato in mano un fogliettino su cui era scritto l’inno alla carità di San Paolo (1Corinzi 13,1-13) e termina con: “Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!”

Questo testo mi ha dato lo spunto per una riflessione su questo percorso e soprattutto sulla sua genesi. Infatti, quando siamo partiti con i ragazzi della classe 1999 ci siamo domandati con Don Alex, Suor Roberta e gli animatori e la nostra domanda di fondo è tuttora:

“Cosa resta ai nostri ragazzi di tutte le attività e nozioni che diamo loro?”

Riuscire a colpire il cuore dei ragazzi, soprattutto di adolescenti in questa età di crisi, di scelta e di mutamento non è facile.  Una parziale risposta la possiamo avere rivolgendo la stessa domanda a noi stessi. Tutto ciò che resta nel nostro cuore è legato alle esperienze positive e/o negative che viviamo ogni giorno. Quindi la nostra idea è stata quella di strutturare un percorso che faccia fare esperienza dello Spirito Santo ai ragazzi. Non di raccontare lo Spirito Santo, ma di vederLo nelle persone che si possono incontrare nella vita. Per questo è necessaria un’educazione all’ascolto e alla relazione in un’era appiattita in uno schermo e controllata da algoritmi che mimano la vita. Un’educazione ad accorgersi dell’altro e dell’azione dello Spirito Santo nelle azioni proprie e delle persone.

Come dice San Paolo lo Spirito si riconosce dai frutti delle opere dell’uomo (S.Paolo Galati 5, 22) e anche Gesù (Matteo 7,16)  dice che ci si accorge della pianta buona dai sui frutti. Quindi il nocciolo del percorso sono gli incontri delle persone che vivono e operano in realtà particolari, dove i ragazzi non sono degli spettatori: sono luoghi dove si sperimenta in semplicità una modalità diversa di vivere la vita; dove la carità non è solo una parola ma è concretezza; dove gli ospiti, gli operatori e i volontari sono i testimoni di una forma di amore.

L’organizzazione di questi incontri ci impegna molto e per questo dobbiamo ringraziare tutte le realtà che ci ospitano: le case famiglia della Papa Giovanni XXIII di Santa Croce di Bassano e di Cittadella, la casa famiglia dell’ANFFAS di  Bassano e il centro diurno ANFFAS di Nove, la cooperativa l’Apostrofo di Rosà, i dopo scuola di Rondò Brenta e Extrachè degli Scalabriniani, la S. Messa dei Popoli sempre dagli Scalabriniani, la cooperativa Conca d’oro, la Fattoria sociale a Marsan e le Suore Figlie di Maria Ausiliatrice di Ca’ Dolfin. In questo cammino, i ragazzi sono stati divisi in 12 gruppi da 6-7 persone e sono accompagnati da un educatore (catechista o animatore) È ovvio che in 2 ore non si può fare esperienza di volontariato, ma noi come animatori cerchiamo di creare il clima che permette di creare un piccolo ponte tra i ragazzi e le persone che incontrano, imparando qualcosa anche dalla più piccola persona magari in difficoltà che ci racconta la sua vita, facendo passare le nostre paturnie di tutti i giorni come facezie, fesserie, orpelli inutili. Per arrivare a questi incontri prepariamo i ragazzi attraverso tre tappe, partendo da sè stessi fino ad aprirsi agli altri con una lettura sui pregiudizi che abbiamo sugli altri e sulla diversità.

La prima tappa è la vocazione, tema difficile ma che viene sviluppato chiedendo alla gente il significato di vocazione per poi lavorare su cosa ne pensano i ragazzi, fino a chiederci cosa vuole Gesù dalle nostre vite. Emerge che in tutte le vocazioni Gesù, il filo conduttore è la chiamata ad Amare con “A” maiuscola.

Questo ci porta alla seconda tappa che parla dell’affettività scandagliando nel loro piccolo cosa intendono per amore cercando di creare un’atmosfera di ascolto reciproco. Scopo delle attività è quello di evidenziare che l’amore e l’affettività sono soprattutto relazione e ascolto.

La terza tappa è dedicata ai nostri pregiudizi sugli altri che creano dei muri che ci nascondono la realtà e soprattutto che esistono altre forme di amore verso il prossimo.  Questo serve ai ragazzi a rapportarsi con le persone che incontrano, liberi da pregiudizi, andando oltre i propri occhi e vedere più con il CUORE, organo altamente sottovalutato in questa società cinica che ci spinge a sopraffare l’altro.

Al termine di ogni tappa  abbiamo fatto incontrare i ragazzi con dei testimoni perché penso che a belle parole devono seguire belle azioni. In caso contrario, possiamo essere i più grandi teologi della terra ma il risultato sarà il vuoto spinto o peggio ancora l’opposto del nostro obiettivo educativo.

 

 

Questo percorso è di fatto un trampolino per le prossime esperienze e la quotidianità, una chiave di lettura diversa nell’ottica di fare della nostra vita un Vangelo (Buona Novella) come ci chiede Gesù. Pensando che questo Sacramento debba esse vissuto come un dono e come dono speso nella vita di tutti i giorni

A maggio concludiamo con un ritiro tutto dedicato ai ragazzi di terza media ed una biciclettata che è ormai storica: la discesa da Levico Terme  a Cismon del Grappa. Nell’uscita sono programmate le attività finali del percorso e poi una festa. Ricordo che tutti gli anni ci sono delle persone che ci aiutano per la gestione logistica dell’uscita con camioncino e furgone. Pensate che sono i genitori dei primi ragazzi che hanno fatto l’esperienza nel 2011!

Ricordo a tutti che questa estate si organizza il campeggio estivo che sarà fatto in Val di Sole a Vermiglio e sono invitati tutti i ragazzi di terza media di ACR e catechismo.


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