Misericordia ed Accoglienza: cuore dell’educazione

di Elisabetta Nichele

 

Educare con accoglienza e misericordia non è una tecnica, ma un’abilità umana. Essa si sviluppa attraverso le nostre scelte prese quotidianamente mentre interagiamo con le diverse situazioni proposte dalla vita. Non è certo semplice offrire una formazione di questo tipo, ma è senza dubbio possibile migliorare ed ogni conquista, qualunque essa sia, riveste un grande significato.

L’educazione modella il bambino, il giovane nel suo modo di essere e di interagire con la vita, nello stesso tempo è altrettanto importante per colui che la offre, essendo una delle principali espressioni di sé nell’esistenza.

È una sfida continua in quanto ci chiede di dare, come genitori o come insegnanti, più di quello che pensiamo di avere o di poter dare: è una delle responsabilità più grandi e belle.

L’educazione merita perciò molta attenzione e risorse adeguate perché è proprio in essa che si possono cogliere i successi più gratificanti. Già nell’antico Egitto, Grecia e nelle civiltà romane era ritenuta molto importante, ma veniva impartita alle giovani generazioni usando prevalentemente punizioni per rendere più efficace il processo di apprendimento. La punizione fu  così usata sistematicamente come metodo per educare fino agli anni Sessanta e tale modello fu, di fatto, universalmente riconosciuto: si riteneva che lo stimolo doloroso fosse indispensabile per l’apprendimento.

Negli anni Sessanta i giovani si ribellarono alla costrizione sollecitando così a cercare un’alternativa educativa per le nuove generazioni. Si cominciò allora a dare maggiore importanza all’espressione di sé, al rispetto del bambino e delle sue esigenze. Poiché gli strumenti educativi furono purtroppo immaturi si cadde nell’opposto, in un’educazione eccessivamente permissiva che presto mostrò i suoi difetti. Si tentò di eliminare lo stimolo doloroso fisico ma continuando tuttavia a ricorrere allo stimolo doloroso psicologico: giudizio negativo, minaccia, ricatto, intimidazione.

Così nella cultura occidentale l’educazione ha sperimentato prima la rigidità e poi il permissivismo.clasped-hands-541849
Ma la caratteristica dell’oscillazione è questa: né l’una, né l’altra posizione risultano adeguate. Il porsi in un estremo o nell’altro può far godere all’inizio dei suoi benefici, ma presto si affacciano anche ed inevitabilmente gli effetti spiacevoli.

Quando l’educatore è rigido il discente certo,  impara, ma raramente prova piacere ed amore. Quando l’educatore è debole il discente è contento, ma apprende poco. C’è un aspetto positivo ed uno controproducente in entrambi gli estremi. Difficilmente la soluzione risiede da una parte o dall’altra, quella ottimale risiede altrove.

Un’educazione positiva avverrà allora attraverso un’ottima relazione in cui il contatto amorevole con il discente è mantenuto costantemente dall’educatore in uno scambio fatto di accoglienza, accettazione e comprensione, al cui interno gli elementi educativi quali possono essere le indicazioni, i limiti, le richieste o le spiegazioni, vengono presentati in modo chiaro e fermo.

L’atto dell’educare non può dimenticare l’amore presente nella relazione che non è certamente limitante, ma si trasforma in misericordia, accoglienza.

L’educazione deve superare il conflitto, l’oscillazione tra rigidità e permissivismo, maturando l’equilibrio di un’educazione misericordiosa e accogliente insieme.

In tal modo, offrendo esperienze positive, si otterranno risultati educativi all’interno di una relazione umana affettuosa.

Alla base dell’educare deve esserci allora il riconoscimento dell’individuo.

Già il fatto che un individuo esista è una verità preziosa. Ogni individuo è consapevole di sé e degli altri, è un individuo con dignità e amore.

Essere quindi capaci di accogliere l’altro in quanto individuo consapevole è un’abilità di relazione fortissima capace di prevenire molte difficoltà nell’educazione. Il riconoscimento dell’altro porta con sé un senso di rispetto, di affetto, questo significa misericordia e di conseguenza, accoglienza. Molto spesso nell’atto educativo ci si sofferma su quello che il discente vuole e fa o anche su ciò che non vuole o non fa. Poche volte, purtroppo, ci si sofferma su chi l’individuo, semplicemente, è. Il vero educatore dovrebbe essere in grado di comunicare con grande umanità: “Io sono consapevole di te come individuo, sei immensamente prezioso per me”. Ciò basterebbe come garanzia per una crescita armoniosa, la base su cui si può costruire tutto il resto: insegnamenti, regole, nozioni, richieste, accordi… Un individuo che si sente riconosciuto e rispettato nel suo essere sarà disponibile ad ascoltare, a capire, a seguire le indicazioni e, se necessario, a correggere il proprio comportamento.

boys-932821In questo modo si può cogliere la sfida lanciata da Papa Francesco che chiede ad ogni educatore un approccio positivo: ogni volta che si entra in rapporto con un giovane la misericordia richiede di cercare il bene di cui è capace. Non serve guardare i suoi limiti e nemmeno analizzare il suo male, ma tirar fuori quegli aspetti positivi che permettono di ricostruire nel bene l’esistenza di ciascuno: questa è misericordia, accoglienza, la certezza che nell’altro un bene c’è e che se lo si trova, si ricostruisce.

Papa Francesco è convinto: “Senza certezza nella positività del cuore umano, non c’è educazione”.

Lui sa che dell’uomo, del suo cuore ci si può fidare…eccolo il punto di forza da cui parte l’educazione: il cuore dell’uomo.

Misericordia e accoglienza allora significano puntare sul cuore fidandosi della libertà di ogni individuo.