Quanti rosatesi, per le vie del mondo silenziosi “Ambasciatori di umanità”!

di Giandomenico Cortese 

 

“Nulla è grande se non è buono”.

 

Abbiamo ascoltato riecheggiare queste parole nel nostro grande Duomo: un monito, una convinzione forte, uno stile intellettuale, un percorso di vita, pronunciate in un momento di cordoglio, al funerale di Dino Marchiorello, rosatese illustre, imprenditore delle eccellenze, un credente e praticante, degno di memoria collettiva.

 

È stata la voce di un nipote, testimone diretto, a richiamare il pensiero all’attenzione dei presenti.

 

Facile, naturale farlo nostro questo invito alla qualità delle relazioni, degli impegni,

nel coraggio dei progetti e delle realtà condivise.

 

Un altro esempio che “Voce Rosatese” raccoglie e diffonde, in questo numero, già ricco di significati, perché esce e viene offerto nelle nostre case, a compimento del Giubileo della Misericordia, alla vigilia di un altro Natale, in un tempo fragile di contraddizioni, in una società che continua a vivere una crisi di identità, che non riesce a scrollarsi di dosso troppe incrostazioni (anche ideologiche?), che nutre poca fiducia nel suo futuro, stretta nella cintura della verità che richiederebbe di cogliere e alimentare il “sole dentro”, che c’è in ogni cuore, un sole che resta energia non solo per noi, che ha bisogno di riscaldare ogni persona che intercetta e incontra.

 

La parola “misericordia”, che nella freschezza del parlato abbiamo ascoltato così tante volte nel corso dell’anno, resta sinonimo di fede, fiducia, si alimenta di carità, si (e ci) nutre di speranze. Racchiude la meraviglia e lo stupore che ha tenuto in moto le mani generose di Madre Teresa di Calcutta, proclamata santa di questo Giubileo, la “piccola matita” – come si è definita lei stessa – nelle mani del Signore, quel suo non giudicare ma amare, quel suo cogliere ogni opportunità di vita, quel suo scegliere la bontà ovunque, quel suo “Non abbiamo che il giorno d’oggi, cogliamolo” che è diventato empatia.

        Misericordia è speranza. È l’essenza del “credo veneto” – e Rosà ha sempre cercato di alimentarlo – di cui ha parlato a Canale d’Agordo, il “nostro” Card. Pietro Parolin, celebrando Papa Albino Luciani sul finire dello scorso agosto, è l’humus di questa terra rosatese, generosa di ambasciatori di virtù, laici e religiosi, donne e uomini, lasciati andare per le vie del mondo a testimoniare un carattere di laboriosità, di disponibilità, di accoglienza, soprattutto di umanità.

 

Queste pagine di “Voce Rosatese” ce lo ricordano. A partire dalle memorie di una “missione” a Trasaghis, in Friuli, giusto 40 anni fa, dopo quel terribile terremoto, e poi con le piccole-grandi storie, riunite da un filo d’oro che, nel dono di sé, tesse l’armonia del mondo, sicuri di portare solidarietà e serenità perfino nei luoghi più disastrati della terra, quando si agisce per la giustizia, per la pace.