Ritorna una “Voce” amica…

di Giandomenico Cortese

 Ritorna una “Voce” amica con leggerezza, nostalgia, speranza.

Ritorna una “Voce” amica. Dopo tante stagioni di silenzio, seguiti ad una presenza durata trent’anni, rieccola, rigenerata, rinfrancata, con energia e tonalità nuova, con la forza e l’entusiasmo della giovinezza.

Sono momenti francamente emozionanti. Riaffiorano ricordi, sogni, tenace voglia di costruire il futuro, riappaiono alla mente e davanti agli occhi figure esemplari di uomini, fatti, storie, illusioni, promesse, certezze, volontà che hanno segnato la storia del nostro paese, costruito una comunità.

Ora è aria nuova! Nuovi media e vecchi valori, diverse forme di comunicazione, di trasmissione. Una cascata di informazioni rischia di travolgerci.

Il filosofo Giovanni Reale non si stanca di ricordarci che “I valori sono una piramide, agganciata a Dio”.

Siamo ampiamente dentro il Terzo Millennio. Quando ci siamo lasciati l’ultima volta i nostri figli forse erano ancora piccoli, avevano tutta la vita di fronte a loro. Molti di noi stanno assaporando già l’età della difficile eleganza dell’equilibrio, della riflessione pacata sul passato e vissuto.

I tempi sono mutati, spesso, anche i costumi. Molte nuove famiglie si sono affacciate alla vita in comune e si propongono di costruire e condividere la nostra comunità. Tanti giovani sono disposti ad offrire la loro disponibilità all’azione.

In alcuni casi si tratta di persone venute da lontano, abituate ad altri climi, con esperienze diverse dalle nostre.

Il dialogo che abbiamo interrotto, e che ora alcuni amici hanno deciso, con convinzione, di riallacciare con la gente tutta di Rosà, resta aperto, disponibile, sincero, coraggioso, proiettato con generosità di intenti verso i nuovi giorni che verranno.

Lo riprendiamo con gioia e determinazione, sopportandone le naturali fatiche, scrutando l’orizzonte che si apre davanti a noi, oltre noi, con le nuove generazioni, con i nuovi rosatesi, per crescere insieme, trasferendo e scambiandoci idee e progetti, esperienze e consapevolezze, forti di una identità che ci aiuta a credere e ad appartenere.

In questo “passaggio” di responsabilità, con una felicità destinata a debordare, vorrei, vorremmo condividere con voi, tra le tante, tre parole che sembrano emblematiche proprio di una stagione che si apre, ma che ha radici lontane.

Queste tre parole sono: leggerezza, nostalgia, speranza.

Giochiamocele con “lucidità emotiva”, con la capacità di ascolto di sé e dell’altro. Insieme è più facile tracciare e definire un progetto, in tempi di crisi e difficoltà diffuse, nell’invito ad uscire un po’ dall’ipocrisia, ponendoci, pure e finalmente, quelle domande a cui di solito non si vuole rispondere. In giorni di paradossi come gli attuali, nei quali sembra che non si riesca più a salvare neppure i valori, nello scambiarci promesse, forse possiamo, potremmo impegnarci a riscrivere l’alfabeto della convivenza.

La normalità pesa più che mai.  Assumere la leggerezza come atteggiamento favorisce il recupero di comportamenti tradizionali senza escludere quelli sperimentali, e stimola la fantasia che salva la vita. La serietà non esclude affatto la lievità.

Chi sa parlare sottovoce, di solito, viene ascoltato meglio di chi grida.

La nostalgia ha un grande avvenire dietro le spalle. Il passato sembra essere stato sempre migliore del presente. Magari è un abbaglio. Ma è pure utile a confrontare la decadenza, il degrado morale, lo stato sociale, la scomparsa delle classi, dei ceti operai e borghesi, dei maestri di pensiero, l’incalzare di nuovi bisogni, con un tempo non troppo lontano, in cui tutto appariva diverso, perfino da queste parti.

Un nostro vecchio parroco, lasciandoci in dono il suo inestimabile diario, ci rinfrancava ricordandoci: “Il coraggio della verità costa, ma alla fine ripaga, sempre!”. Veniamo da una esistenza frenetica, tutta di corsa, tanto che non riusciamo quasi più a pianificare le pause.

La speranza, infine. È una virtù che nasce dal dolore e diventa fonte principale e motore dell’impegno e della conoscenza, forza rivoluzionaria, non solo per i credenti.

La speranza sa che dietro ogni realtà ci sono possibilità e potenzialità concrete, altrettanto reali, che premono per realizzarsi. La speranza si rifiuta di ammettere che il presente sia immutabile, mira a creare un altro mondo, un altro stato di cose, un altro uomo. La speranza è una pulsione che nutre le opportunità.

Con questa “lucidità emotiva”, immersi nei ricordi ma protesi verso il il futuro, le nuove albe, le altre aurore che ci attendono, riprendiamo ad alimentare questa nostra, e vostra, “Voce Rosatese”, questa “aria di casa” con l’“estremismo della prudenza”, la fragranza della cronaca e l’ottimismo che ci viene dalla lunga storia di una comunità fatta di gente operosa, generosa, solidale, tutta da raccontare.

Vorremmo ri-costruire con i nostri lettori, con tutti voi, una profonda amicizia, una amicizia che sentiamo il dovere di imparare a meritare.

Novità e solidarietà stanno alla base di questa ri-partenza. Nella consapevolezza – e qui rubiamo il verso ad un grande poeta cileno, Pablo Neruda – che “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia mai la marcia, chi non osa mai rischiare, o cambiare il colore dei suoi vestiti, chi non parla mai a chi non conosce”.