San Giovanni Bosco 1815 – 2015

suor Lucia F. Figlie di Maria Ausiliatrice

Basta il suo nome a far fiorire il sorriso sui volti. Ma Don Bosco chi è? Che cosa sappiamo di lui più del nome? Don Bosco nasce, il 16 agosto 1815, in una cascina di fittavoli agricoli a Castelnuovo d’Asti. Rimane orfano a tre anni con un fratellastro, Antonio e il fratello Giuseppe. Una splendida mamma, Margherita, gli fa da madre e da padre con un’educazione serena, solida, sapiente. Giovannino dimostra fin da piccolo una grande propensione per le cose di Dio e per la cura dei ragazzi. Un sogno, a nove anni, gli fa intravvedere il suo futuro: dovrà trasformare un branco di animali feroci in agnelli mansueti, “non con le percosse, ma con la mansuetudine e la bontà”. Impara dai giocolieri di passaggio nei paesi, acrobazie e giochi di prestigio e, con la sua destrezza riesce a riproporli ai compagni facendoli divertire e invogliandoli nel contempo a seguirlo alle celebrazioni religiose e ad avere comportamenti corretti. Tra mille difficoltà la mamma riesce a farlo studiare, perché Giovannino desidera diventare prete, e nel 1841 lo vedrà sacerdote. Le guerre e le malattie in quel tempo avevano privato del padre molte famiglie numerose e nugoli di ragazzi scendevano dalle valli piemontesi a Torino, in cerca di un pane e di un lavoro. Il giovane sacerdote Don Bosco vede i pericoli di sfruttamento, di deviazioni che insidiano questi orfani e decide di occuparsi di loro. Li raccoglie la domenica per un onesto svago – nasce l’oratorio! – li va a trovare sul lavoro, provvede con mezzi di fortuna ai bisogni più urgenti. La voce di questa accoglienza si sparge e il gruppo dei ragazzi diventa sempre più numeroso… anche l’erba dei prati non resiste al loro allegro rincorrersi e giocare! I padroni che via via accolgono benevolmente Don Bosco lo pregano presto… di trovarsi altri spazi e l’oratorio deve spesso traslocare. Finalmente Don Bosco può affittare un prato e una tettoia – la tettoia Pinardi – e questa sarà la culla dell’immensa opera salesiana nel mondo. Oggi le Case dei Salesiani e delle Salesiane sono più di 3.200 in circa 130 Nazioni nel mondo. La mansuetudine e la bontà, cuore del Sistema preventivo, il sistema educativo che Don Bosco ha lasciato come preziosa eredità ai suoi figli, continuano a portare frutti nella vita di tanti giovani e tante giovani, da più di 150 anni, e sotto tanti cieli: dall’Argentina alla Corea, dal Canada al Sud Sudan, dall’Australia alla Lituania…. Una schiera di circa 30.000 figli e figlie di Don Bosco continua a lavorare nel solco da lui tracciato. Inoltre altri 30 gruppi o istituti religiosi sono germogliati dal suo carisma, appartengono alla Famiglia Salesiana ed educano ispirandosi al Sistema preventivo. Questo è Don Bosco – l’aneddotica meravigliosa che lo riguarda riempie 20 volumi! – ma non è tutto Don Bosco. Una permanente comunione con Dio, una fiducia smisurata in Lui, un tenerissimo affidamento a Maria Ausiliatrice e una passione incondizionata per la salvezza dei giovani – da mihi animas, coetera tolle,* è il suo motto – l’hanno reso santo e modello per i suoi figli. Molti di essi hanno incarnato e vissuto in pienezza il suo stesso stile di vita. La Confondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Maria Mazzarello e un suo allievo sono stati proclamati santi, due successori sono beati, vari salesiani sono martiri: in Cina, in Spagna, in Polonia; altri beati si allineano in questi 150 anni: un allievo indio, un’allieva cilena, un principe polacco, un salesiano laico ungherese, insieme a tanti santi nascosti, ma veri, nei contesti più vari. Ed altri continuano ad aggiungersi a questa scia luminosa di santità semplice e quotidiana. Da 56 anni una delle 1408 case delle Figlie di Maria Ausiliatrice si trova a Rosà Ca’ Dolfin. E’ una casa salesiana singo-lare, senza ragazzi e ragazze che vanno e vengono, ma la cui ricchezza è superiore ad ogni stima. Ci vivono una settantina di Suore, dai 60 ai 98 anni, che hanno donato tutta la loro vita a Dio, lavorando per i bambini, i fanciulli e i giovani nelle Scuole per l’Infanzia, Primarie, Secondarie, negli Oratori, nei Centri di Formazione Professionale, nelle attività catechistiche e parrocchiali di molti paesi del Triveneto. Dieci di esse provengono anche da un’esperienza missionaria: Cile, Brasile, Venezuela, Costa Rica, Mozambico, Portogallo, Francia, le hanno viste generose e infaticabili tra i giovani. Ma ora queste Sorelle non hanno smesso di lavorare per bambini, fanciulli e giovani, tutt’altro! Come ha detto anche il Papa emerito Benedetto XVI “li servono in altro modo” confacente alla loro attuale situazione di anzianità o malattia. Pregano e offrono, instancabili, per i moltissimi giovani che hanno incontrato nella loro vita (fortunati i loro exallievi/e!), per quelli che continuano a frequentare le opere salesiane, per i giovani di ogni condizione di tutto il mondo. Li sentono tutti affidati alle loro cure e non li abbandonano mai. E’ una vita intensa, anche se un po’ nascosta quella che ogni Suora vive nell’ultimo tratto di strada che la conduce alla meta. E l’aiuola fiorita dell’Istituto Maria Ausiliatrice, col suo ricchissimo patrimonio umano e spirituale, porta certamente armonia e bene a tutta la realtà rosatese. * Dammi le anime, prenditi tutto il resto.

 

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