Suor Emanuela Baggio “vieni e seguimi …e non voltarti indietro, va’”

di Claudio Pegoraro

A rendere felici gli esseri umani non sono  la ricchezza, la fama o i feticci della modernità, ma la qualità delle loro relazioni, soltanto quella. La solitudine e le frequentazioni sbagliate atrofizzano il cuore, peggiorano la salute e fanno arrugginire precocemente il cervello, come un suicidio intellettuale e spirituale. Così non è successo alla protagonista della nostra storia: SUOR EMANUELA BAGGIO. Sabato primo settembre 2018, mentre l’estate volge al termine, ma ancora capace di riscaldare i cuori e mettere di buonumore, durante la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo S.E. mons. Francesco Beschi nella cattedrale di Bergamo siamo stati testimoni di un evento abbastanza straordinario per la nostra epoca: SUOR EMANUELA BAGGIO della congregazione delle poverelle del beato Luigi Palazzolo e SUOR JOSILDA DA SILVA della congregazione delle sacramentine hanno emesso la loro professione solenne perpetua, consacrandosi definitivamente alla vita religiosa. L’evento già eccezionale in sé, acquista ancora maggior rilievo se scorriamo la recente storia di Cusinati; le precedenti professioni religiose risalgono a circa cinquant’anni fa: suor Maria Camilla Odilla Poggiana e suor Flavia Marchetti, mentre l’ultima ordinazione sacerdotale risale al 1982, quando divenne presbitero p. Sante Zanetti, missionario scalabriniano. La comunità dell’unità pastorale Rosà Cusinati ha voluto essere presente con una significativa rappresentanza: circa un centinaio di persone hanno condiviso, pregato e gioito insieme a suor Emanuela ed ai suoi familiari ed anche festeggiato in casa madre insieme alle sue consorelle. Emanuela nasce a Bassano il 12 luglio 1974, primogenita di quattro figli di Flavio e Mariuccia Pegoraro: Emanuela appunto, Flavia, Damiano e Francesco. Ma fin dai primi vagiti ha voluto dimostrare che la sua esistenza sarebbe stata “particolare” mettendo seriamente a repentaglio la vita propria e quella della mamma, ma Qualcuno ha voluto che le cose andassero diversamente così, dopo questo avvento traumatico, la vita riprese a trascorrere nel solco della normalità.

Appena l’età glielo permette, comincia a guardarsi attorno per rendersi utile e testimone nella comunità di appartenenza a  Cusinati. La casa paterna le sta stretta: il suo carattere solare e gioviale la fa sentire a proprio agio come catechista, come animatrice A.C.R., dei gruppi giovani e giovanissimi e, durante le animazioni, la vediamo impegnata con il suo strumento preferito: la chitarra. Amante del bel canto per circa cinque anni presta la propria voce nella “Schola Cantorum”. Tutto questo senza tralasciare l’attività fisica, come i corsi di ballo, e la pratica sportiva, come pallavolo e calcio. Il tutto condito da serate con gli amici e da sano divertimento. È una solitudine che non conosce, che le scivola via, lasciandole ricordi ed emozioni di fugaci felicità e qui cominciano gli interrogativi ed il senso di insoddisfazione e di vuoto, nonostante un’esistenza piena e varia ed una famiglia che le permette la massima libertà in tutte le sue scelte ed occupazioni: manca sempre qualcosa che la soddisfi appieno. Tra tutti questi impegni che assorbono gran parte delle sue giornate, trova il tempo anche di studiare e nel 2000 si laurea all’Università di Padova in SCIENZE DELLA FORMAZIONE che la abilita alla professione di educatrice. Ma non è ancora finita: Emanuela per essere sempre più preparata alla missione che l’attende e sempre al passo con i tempi, sta frequentando l’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare, centro accademico della Pontificia Università della Santa Croce (Roma). Dal 2001 al 2008 è impegnata, come educatrice prima e responsabile successivamente, all’istituto Palazzolo di Rosà ed è questo ambiente, a contatto con la disabilità ed anche con l’abbandono, che la mette in crisi e comincia a maturare una scelta di vita coraggiosa ed alternativa. A questa età, a trentacinque anni, nel pieno dell’energia, di una forza ricca di tensione, tenace ed  impetuosa per cui nulla ti è precluso, entra in un imbuto che restringe l’orizzonte, vede la vita assottigliarsi e si fanno valutazioni importanti, ti ruba il sonno ed intasa la mente di domande. Chiede un anno di aspettativa dal lavoro, per una lunga esperienza di vita comunitaria. Emanuela non ha avuto la folgorazione né sulla via di Damasco, né in via Ca’ Diedo, ma la sua scelta è frutto di un lungo percorso, ricco di incontri significativi, di momenti esaltanti ed altri difficili. Il periodo trascorso in Costa d’Avorio diventa allora un banco di prova sotto tutti i punti di vista, dove il passaggio in cappella è un appuntamento quotidiano per superare le difficoltà ed attingere forza per non mollare. Tante sono state le comunità in cui Emanuela ha prestato il suo servizio: da Bergamo a Mazara del Vallo, da Salerno a Roma, e l’elenco sarebbe ancora lungo, fino ad approdare a gennaio, per l’ultimo periodo di preparazione alla comunità di Tor Vergata, in un contesto universitario difficile e problematico. In tutti questi spostamenti, sempre in collaborazione con i laici e regalando relazioni umane di misericordia, è rimasta fedele all’insegnamento del fondatore: “Io cerco e raccolgo il rifiuto di tutti gli altri, perché dove altri provvede, lo fa assai meglio di quello che io potrei fare, ma dove altri non può giungere cerco di fare qualcosa io, così come posso”. Ciò, sempre al fine di avvicinare gli ultimi, gli emarginati, i poveri, gli abbandonati. Prossimo campo di prova per suor Emanuela sarà Santa Maria di Catanzaro, dove seguirà soprattutto minori e donne in difficoltà, nonché zingari e detenuti nel carcere di Siano. Incontro Emanuela in un pomeriggio di inizio settembre durante un breve periodo di riposo in famiglia. Se non fosse per “l’abbigliamento d’ordinanza”, con quel ciuffo sbarazzino, con appena un tocco d’argento e lo sguardo vispo e penetrante, direi di trovarmi davanti ad una giovane donna nel pieno della maturità e vitalità, in attesa dell’ispirazione per cogliere dal mazzo la possibilità di dare forma alla propria vita. Ma non è così, perché Emanuela la sua strada l’ha già trovata e quello che più mi sorprende è la naturalezza con cui la percorre. Il dialogo si svolge nella massima cordialità, senza sottrarsi alle mie domande, anche se un po’ spiazzante, per le risposte che non ti aspetti.

La chiamata non è stata una folgorazione, ma lo scoprire, attraverso gli avvenimenti e le persone che il Signore mi ha posto accanto, un progetto di amore e di felicità. È stato un senso di vuoto, di insoddisfazione, di insofferenza ed il contatto con la disabilità che ha iniziato a farmi interrogare sul senso della mia vita e sul come spenderla. È stato con la loro vicinanza che ho iniziato un cammino di riscoperta e di accettazione anche delle mie fragilità. Ho riscoperto il volto di un Dio che non pretende la perfezione, ma che conosce fino in fondo il cuore dell’uomo e continua a cercarlo ed amarlo. Credo che il principale ostacolo sia fermarsi all’esteriorità, ai modelli che la società ci propina in forme sempre più allettanti, dimenticando che Dio ha creato l’uomo a sua immagine, ponendo dentro di lui tutto ciò che gli serve per realizzarsi nella vita ed essere felice. Certo è che ascoltarsi, soprattutto oggi, è difficile ed impegnativo, ma è l’unica via per essere uomini e donne pienamente liberi e felici. Per me furono determinanti alcuni giorni di ritiro spirituale, durante i quali risuonava spesso il richiamo di Dio: “Adamo dove sei?”, “Caino dov’è tuo fratello?” Fu per me una provocazione forte ed un interrogativo, che mi toccò profondamente, fino a chiedermi, senza barare, cosa stavo facendo della mia vita, come orientarla. Capii che la direzione non era quella del matrimonio, ma della vita consacrata, del fare famiglia con gli ultimi, gli emarginati, i poveri, i soli. A volte mi domando cosa faccio di straordinario per suscitare tanto interesse e curiosità. La risposta è nella vita ordinaria: cerco di vivere ogni giorno come cristiana, come tutti. Riguardando oggi la mia vita sotto lo sguardo del Signore, posso dire di cogliervi quel filo rosso che mi ha condotta piano piano a prepararmi con pazienza giorno dopo giorno, attraverso le esperienze della vita e le persone che ho incontrato, ad affrontare con gioia e serenità il mio cammino di sequela e di consacrazione”. A Cusinati, dove i festeggiamenti hanno coinciso con la festività della natività della Madonna, suor Emanuela è stata presente alla celebrazione del sabato sera, animata dai cori dell’unità pastorale: CORO DELLE MAMME e DOLCI NOTE di Cusinati, CANTICO NUOVO di Rosà, cui è seguito sempre in suo onore il concerto del gruppo VITA NUOVA ERI UNA PICCOLA DONNA (cantando a Maria). Domenica si è svolta la messa solenne animata dalla Schola Cantorum, cui ha fatto seguito il pranzo comunitario. Significative le parole di Papa Francesco che Emanuela ha voluto regalare alla comunità, quasi un testamento spirituale, a conclusione del suo intervento: “Tutti siamo chiamati ad essere santi, vivendo con amore ed offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno e nel posto che il Signore ci ha affidato. Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali”.

GRAZIE E BUON CAMMINO, EMANUELA, NON IMPORTA SU QUALE STRADA E CON QUALI MEZZI: UN VIAGGIO CHE NON FARAI DA SOLA E NEMMENO CON MEZZI DI TRASPORTO OCCASIONALI, MA, TI AUGURIAMO, RICCO DI INCONTRI SIGNIFICATIVI.

 

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