“Ti lascio una parola”

di don Carlo Sandonà, foto di © Alessio foto studio

 

 

 

Qualche settimana fa, dopo aver celebrato la messa domenicale qui a Chiampo, dove vivo ora, una persona, non senza esagerare, mi ha detto: “Sembra che tu sia qui già da 10 anni!”, notando che, a suo parere, apparivo disinvolto e a mio agio in questa nuova parrocchia. E io gli ho risposto spontaneamente: “Sai, vengo da Rosà…”. Già, perché da Rosà mi porto via prima di tutto uno stile di vivere e celebrare la messa domenicale. Ricordo alcune messe, quella delle 11 in particolare, in cui si potevano tranquillamente incontrare insieme bambini, ragazzi, adulti e anziani, oltre ad un discreto numero di famiglie (sempre più rare nelle nostre celebrazioni). Davvero queste messe avevano il sapore della festa, in cui si aveva la percezione di incontrare una comunità riunita nel giorno del Signore. Questa esperienza si è fatta ancor più intensa nell’ultimo anno, quando, in maniera quasi improvvisata, ho iniziato a guidare la liturgia presso gli Istituti. Davvero lì mi sono reso conto di una comunità gioiosa, che attendeva la celebrazione domenicale, una comunità viva, con le ospiti, le suore, le operatrici, i volontari e, ancora una volta, le famiglie. Qui mi sono trovato subito bene e ho potuto esprimermi con grande libertà. Ecco, devo dire, senza esagerare, che qui a Rosà ho intuito cosa vuol dire vivere la domenica assieme ad una comunità.

In questi giorni, sperimentando le tante cose da fare a Chiampo (e la tanta pazienza che bisogna avere!), mi ripeto talvolta che a Rosà tutto sembrava più facile… Penso, in particolare, al fatto che da voi c’è un patrimonio di gruppi, associazioni e volontari che, con il loro servizio, piccolo o grande che sia, mantengono viva ed operosa la comunità cristiana. Mi vengono in mente, a questo punto, i gruppi giovanili (acr e giovanissimi), sempre così presenti, organizzati e disponibili. Mi ha sempre colpito il fatto che, per preparare i campi estivi, gli animatori si trovassero con largo anticipo per pianificare ogni dettaglio, assumendosi dalla A alla Z la responsabilità. In campeggio, sono sempre andato sereno, mi sentivo quasi un privilegiato, perchè sapevo di poter contare su animatori responsabili. Questa cosa non è così scontata e pacifica nelle altre parrocchie! Mi piace ricordare, in particolare, le esperienze estive vissute con i giovanissimi, che mi hanno portato a percorrere a piedi le terre toscane e laziali, per giungere sino a Roma.

Da Rosà mi porto via ancora le tante persone incontrate. Penso, prima di tutto, a quegli anziani che sono andato a trovare di tanto in tanto, per portare loro l’Eucaristia… Ma penso anche – cosa più unica che rara! –

ai tanti inviti a pranzo e cena collezionati in tre anni, dove, al di là delle pietanze succulente (e per me un po’ impegnative), mi portavo a casa la ricchezza e il valore dei volti incontrati, delle storie di vita raccontate, delle speranze e sofferenze di tante nostre famiglie. Ho incontrato persone buone, accoglienti e generose. In battuta, dico che non siete riusciti a farmi ingrassare, ma mi avete fatto capire che la possibilità di riuscire bene come prete si gioca sull’umanità, sulla capacità (a volte davvero difficile) di saper ascoltare e condividere gioie e fatiche delle persone, di essere solidali con quello che – con parolone teologico – è il “popolo di Dio”.

Davvero a Rosà mi sono sentito sempre a casa (e pensare quanto impacciato ero in quella prima domenica di ottobre del 2013, in cui arrivai tra voi)… Sapevo di non poter rimanere qui, ma almeno sognavo di poter avere ancora come riferimenti geografici il Grappa e il Brenta, e invece il Vescovo ha ben pensato di mandarmi dall’altra parte della Diocesi, dentro una valle chiusa in mezzo ai monti, ad un passo dalla provincia di Verona! Chiampo è una grossa parrocchia (la più grossa della Diocesi), di una certa complessità, dove c’è tanto da fare… È giusto così, dice il Vangelo che “a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”.

Concludo ringraziando di cuore un po’ di volti che mi scorrono davanti in questo momento. Ne elenco alcuni, anche se inevitabilmente ne dimenticherò altri (scusate!): don Giorgio, don Alex, don Angelo, le catechiste, gli animatori, i cori, i sacristi, i chierichetti, gli amici degli Istituti, gli amici di Cusinati, le cuoche dei campeggi, i comitati e i presidenti di quartiere, il Noi Associazione…

Siete stati la mia prima parrocchia, che in qualche modo mi ha donato l’imprinting del prete perciò ricorderò a lungo questa esperienza.

A voi l’augurio che possiate ancora camminare, crescere e aprirvi alla sfide del futuro, sempre confidando nel vostro punto di forza, cioè il saper essere e fare COMUNITÀ tra di voi.

Con affetto e stima

 

don Carlo Sandonà

 

P.S.: Mentre scrivevo queste righe, la mia memoria affettiva è andata alle parole della canzone “Ti lascio una parola” dei Nomadi. Ascoltatela…

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