Un ricordo…

 di Martina Simonetto

 Da sempre lo chiamavo zio, anche se fra noi non c’erano legami di parentela. E di questo ero orgogliosa. Sia per la notorietà e il rispetto che godeva dalla gente  che per l’incredibile passione per le cose e le storie di una volta.

     Quando infatti si pensava al passato di Rosà e alla storia delle sue famiglie non si poteva pensare che a Giacomino. Lui più di tutti ne conosceva gli avvenimenti e i retroscena. E sempre era pronto a raccontare questi e quei fatti, con il sorriso compiaciuto di chi sa e vuole che queste storie non vadano perdute. Se tanto raccontava del nostro paese, poco raccontava di sé.

     Era nato in quella che fu la sua casa di sempre in Via Segafredo. I suoi genitori provenivano da famiglie contadine. La gestione del fondo agricolo portò la famiglia Alessi a intrattenere rapporti con le famiglie più “blasonate” e nobili di Rosà, dintorni e non solo. Le amicizie con i Dolfin, Zanchetta, Segafredo, Minotto, Gregoretti, Santini e tante altre ebbero sempre un ruolo importante, e Giacomino continuò a coltivarle e mantenerle, trovandosi sempre ricambiato.

     Era un uomo buono e mite ma con ferme intenzioni, non cambiava mai idea e non tollerava di sbagliare. Quando a metà degli anni 80 fu re-istituito il diaconato, Giacomino, da sempre molto religioso, decise di intraprendere quella strada che lo portò a coadiuvare per quasi trent’anni i sacerdoti della Parrocchia di Rosà.

     L’archivio della parrocchia divenne il suo ufficio, e grande attenzione e cura aveva  di questo, del quale era addirittura geloso. Ma sempre era disponibile per consulti e spiegazioni.

     Ecco chi era Giacomino, una persona che amava Rosà e la sua gente, e chiuque l’abbia conosciuto, sicuramente ne porta  un caro e grato ricordo.