Viva la Musica

di Alessandro Antico

 

Meno di un secolo fa l’unica maniera per ascoltar musica era di sentire i musicisti oppure di eseguirla da sé. Si racconta che il grande Bach abbia percorso 400 chilometri a piedi da Arnstad a Lubecca per ascoltare un concerto di Buxteude.

La radio, i giradischi e poi i compact disc  e You Tube hanno progressivamente rivoluzionato l’ascolto e l’esecuzione della musica nonché la sua diffusione.

Mentre in passato per registrare un disco era necessario saper suonare un pezzo alla perfezione dall’inizio alla fine, oggi l’elettronica e l’informatica consentono anche ad esecutori mediocri di produrre dichi pressochè perfetti.

Così, mentre una volta l’incisione discografica era considerata un traguardo, oggi chiunque può farsi in casa il suo bel CD. L’enorme fruibilità di materiale di ogni sorta crea poi un certo disorientamento nel pubblico che facilmente si lascia ammaliare dai bravi commercianti più che dai bravi artisti.

Il musicista è per lo più l’ultimo anello di una catena di marketing finalizzata più alla vendita di un prodotto che allo sviluppo dell’arte. Così, sedicenti pianisti capelloni passano come eredi di

Mozart e tenori senza voce diventano epigoni di grandi cantanti del passato.

Il quadro è forse un po’ decadente, eppure quando incontro ragazzi giovani che, pur immersi da capo a piedi

nella tecnologia, dedicano ore ed ore a far uscire qualcosa di bello dai loro strumenti e spendono le loro domeniche a far musica insieme agli altri, e vedo i loro genitori disponibili ad accompagnarli  ovunque, mi accorgo che non tutto è andato perduto. Il fascino e il mistero di far

vibrare una corda di un violoncello o l’ancia di un clarinetto non è svanito e la magia di un concerto, con le sue emozioni e le sue imperfezioni, è ancor oggi insostituibile. Non è la stessa cosa cliccare distrattamente da un video all’altro di You Tube senza di fatto ascoltare nulla pittosto che uscire di casa, magari contro voglia, e trovarsi in una sala insieme ad altre persone per assistere ad un’esecuzione dal vivo!

Quando per la prima volta ho sentito l’orchestra Officina Armonica di Breganze, oltre ad apprezzarne il bel suono e le qualità artistiche, ho pensato che sarebbe stato bello che, nell’anno dedicato a Don Bosco, i protagonisti del tradizionale concerto di Sant’ Antonio Abate fossero dei ragazzi e che la loro presenza avrebbe aiutato a dare un’immagine meno austera della musica colta.

Credo che  quella sera il pubblico numeroso, eterogeneo e soprattutto attento,  abbia confermato quest’aspettativa. Non sono nella posizione più adatta ad esprimere un giudizio sulla performance, ma son sicuro che per qualche momento durante il concerto la musica i musicisti e la gente sono stati una cosa sola e, cosa rara, ho visto Alceo togliersi le cuffie e gridare: “Bravi!”.

Allora brava l’Officina, bravo il Coro di Thiene e bravi tutti quelli che, spesso nell’ombra, tengono viva la musica.