Cusinati in festa ovvero sagra di Cusinati. Ricordi di un’estate rovente: dal 26 al 30 Agosto 2017

di Claudio Pegoraro

 

Mentre l’estate era giunta a metà del suo corso e la calura non dava tregua, a Cusinati andava in scena la tradizionale ed annuale festa paesana, LA SAGRA: cinque giorni di musica, di grandi abbuffate, soprattutto di grandi bevute, attrazioni ed iniziative ad accontentare tutte le esigenze, pesca di beneficenza, angolo giovani, chioschi a mescere cocktail frutto della libera fantasia creatrice. Ma non è questo che voglio raccontare, bensì due serate/evento per le quali la sagra di Cusinati si differenzia e si contraddistingue dalle altre e che le altre non hanno, a mia conoscenza.

Volutamente non farò nomi, per non incorrere nel rischio inevitabile di qualche grave dimenticanza, ma un grazie ed un plauso a tutta la grande, composita ed affiatata squadra, che dalla fase progettuale ed organizzativa all’atto conclusivo dello spettacolo pirotecnico, ha curato nei minimi particolari ogni aspetto, soprattutto al nutrito drappello di giovani impegnati nei settori più disparati.

Serata lunedì 28 Agosto: “TUTTI IN… CLASSE” festa delle classi con pizza.

L’iniziativa è nata qualche anno fa da un’idea di un personaggio pittoresco e bizzarro, Vasco Vanzetto, che avrebbe fatto pensare più a “la cena delle beffe” che ad una cena delle pizze, cui erano invitate tutte le classi; invece l’intuizione si è rivelata geniale, visto il seguito in crescendo.

Guardando la vita ed il succedersi degli avvenimenti con tranquillità, disattivando paure, egoismi ed idee negative che ostacolano i passi, la mente si apre a qualsiasi finestra, senza aspettarsi nulla e sperando molto, perché alla fine tutto arriva ed i numeri ci hanno dato ragione.

Ne aspettavamo tanti, si sono prenotati in tanti, si sono presentati in tantissimi, quasi obbedendo ciascuna classe all’invito del proprio capoclasse, tanto che il tendone a fatica è riuscito a contenerli e si è resa necessaria l’aggiunta di parecchi tavoli per far posto a tutti. Sto parlando di tutti coloro, residenti e non, perché tutti hanno mantenuto un legame affettivo con il “natio borgo selvaggio”, che hanno raccolto l’invito per condividere e festeggiare insieme i ricordi di una vita a partire dal comune anno di nascita. Quasi un secolo di storia, di ricordi, di nostalgie sotto il tendone, 53 classi rappresentate: dal 1921 (Sig.ra Campagnolo Elena, la più anziana di Cusinati) all’ultima classe di coscritti (1999) per un totale di quasi 600 pizze sfornate, insomma una serata da grandi numeri. Alcune classi

hanno voluto distinguersi anche nell’abbigliamento, indossando magliette personalizzate, a ricordare l’anno di nascita, o gli anni fin qui trascorsi, con la classe più numerosa il 1955 con 25 presenze, ma già è iniziata la competizione per il 2018. Tutti hanno trovato la propria collocazione, tutti seduti, pronti, via. Si parte con le ordinazioni; tre forni, rigorosamente a legna ed una decina di pizzaioli all’opera per accontentare anche i palati più esigenti: i tempi di attesa per il servizio in tavola è irrisorio, massimo 15 minuti. Durante la lunga serata c’è stato lo spazio anche per una raccolta benefica, il cui ricavato di 700 euro è stato subito consegnato al Sig. Claudio Comunello, presidente della pro loco, che ha provveduto a devolverli equamente all’Associazione Italiana Sclerosi Multipla ed agli Istituti Pii di Rosà.

Quello che all’inizio era soltanto un brusio, piano piano diventa un fragore anche piacevole, come una colonna sonora conosciuta da sempre. Passando a malapena tra i tavoli le espressioni più ricorrenti che riesco a carpire al frastuono sono: “guarda chi si rivede, anche tu qui, ma che piacere, cosa stai facendo di bello”; anche se la sorpresa è un po’ attenuata dai social o dalle chat di gruppo per cui si sa tutto di tutti in tempo reale. Da una certa età in avanti il tono diventa più sommesso, più confidenziale: “come va?…e la salute,…e gli acciacchi,…e la pensione,…e i figli,…e i nipoti?”. Inevitabilmente si sono notate anche le assenze: giovani mamme impegnate con la prole, baldi giovani, cittadini del mondo, a tenere alto il nome dell’Italia ed anche di Cusinati e purtroppo anche coloro, che terminato il loro tempo disponibile, si sono presentati ad un appuntamento non rinviabile. Ma il piacere di ritrovarsi esplode, una volta calmati i morsi della fame, nella musica, che sapientemente il dj. somministra in un crescendo da ouverture rossiniana: vengono rispolverati tutti i generi e le annate significative, con canzoni cui ognuno ha legato un ricordo, una situazione o un’emozione. Canti, balli, trenini vari si susseguono oramai fino a notte fonda e tra una birra, un mojito, uno spritz anche le palpebre reclamano le loro esigenze.

È arrivata l’ora dei saluti: ciao, un bacio?…e i volti si incrociano, nascondendo a malapena l’emozione, per l’incontro in una serata particolare e speciale, come i convenuti. “Vieni a trovarmi. Ti aspetto. Arrivederci al prossimo anno”. Le ombre si allungano e si stenta a riprendere la via del ritorno. I più temerari fanno le ore piccole, quelle delle parole sussurrate, a bordo vasca, chiacchierando, scherzando, ridendo, ricordando,…e qui la colonna sonora cambia decisamente di genere, di tono ed intensità ed è sostituta da “un breve gre gre di ranelle”.

Anche io mi incammino verso casa, certo che nessuno mi rimprovererà per l’ora tarda, mentre le tremule stelle si spengono ed ormai le prime luci dell’alba fanno capolino tra le canne del granoturco maturo, leggermente cullate dalla brezza mattutina. Ogni canna sembra voler sibilare al vento da sola la propria nota, ma la volontà del vento ne “armonizza” i movimenti, sincronizzandoli in una danza ordinata.

Mi soffermo sul cancello ed anche le fiammelle del camposanto si affievoliscono, fino a spegnersi, stanche per aver vegliato l’intera notte. Sono i ricordi belli che abbiamo, che ci fanno andare avanti e amare la vita!!! Arrivederci al 2018.

Serata martedì 29 Agosto: “SANREMO… I MEJO” festival canoro.

Tutto nasce qualche anno fa dall’evoluzione di un’idea di un gruppo di famiglie, costituitosi come gruppo folkloristico carnevalesco, che aveva come tema il festival canoro di San Remo. Ma poiché a nessuno piaceva indossare vestiti leggeri e succinti a febbraio, si è trasformato in un gruppo, che, pur mantenendo lo stesso tema, ha voluto proporsi in maniera semiseria, o meglio ironica e buffa, durante una serata della sagra paesana.

Questo evento era stato chiamato in diversi modi: dilettanti allo sbaraglio, il festival de noantri, sanremo famosi, saremo i mejo, ecc., ma comunque lo si voglia chiamare, ha richiamato a Cusinati, secondo le stime delle forze dell’ordine circa 3/400 persone, ma non siamo molto lontani dalla realtà se ipotizziamo un numero doppio. Comunque sia, se chiudiamo gli occhi e lavoriamo di fantasia, sembra di stare in uno dei tanti teatri di Broadway: palco, luci colorate, suoni, quinte, scala alla Wanda Osiris, decorazioni floreali, costumi di scena, effetti speciali. Quando li riapriamo, ci troviamo semplicemente nell’arena di Cusinati, ma il colpo d’occhio è fantastico: parterre e gradinate gremite in ogni ordine e grado e poiché l’afflusso è continuo, si fa ricorso alle panche del tendone, anche perché in questo momento l’attrattiva è altrove; nonostante ciò molti rimangono ugualmente in piedi, quasi a delimitare lo spazio senza pareti in cui si svolgerà l’azione.

Ma che cosa e chi ha attirato tanto pubblico a Cusinati? Anche questa una serata da grandi numeri. Tutti stanno aspettando l’inizio dello spettacolo: l’esibizione di talenti nostrani, che si improvvisano interprerti delle canzoni del festival di San Remo. L’agitazione e l’adrenalina sono palpabili; non ci facciamo mancare nulla, nemmeno la giuria di qualità, nemmeno i bodyguards, nemmeno il gorilla, nemmeno gli ospiti internazionali, nemmeno il direttore d’orchestra ed i presentatori in grande spolvero…. Sceneggiatori e coreografi all’opera per le ultime raccomandazioni e suggerimenti a tutti gli artisti, grandi e piccoli. Ed ecco che ad un cenno della sapiente regia si accendono le luci e si spalanca il sipario sulle note di “VOLARE”.

Sembra tutto così semplice e così scontato, che non ci rimane che applaudire. Ma è vero solo in parte: per mesi una nutrita squadra di volontari appassionati ha messo insieme, provando e riprovando, i vari pezzi di un puzzle che alla fine si è completato con pieno e meritato successo a detta di tutti. L’obiettivo è stato raggiunto, l’aspettativa premiata con grande soddisfazione di tutto il gruppo che ha lavorato dietro le quinte, curando la parte tecnica, musicale e coreografica.

Non è vero che tutte le persone sono apatiche ed indifferenti: quando si coinvolgono con una proposta attraente e stimolante, rispondono generosamente e splendidamente.

Ho sempre provato ammirazione per le persone appassionate, soprattutto se sanno trasmettere questa emozione. Provo ammirazione anche per chi sa cambiare strada, per chi sa proporre cose nuove, a volte rischiose, perché anche il cambiamento richiede passione: per la vita, per la propria persona, per le proprie idee, per la propria dignità.

Anche questo evento è archiviato, con la promessa e l’impegno di replicarlo fra un anno.

Naturalmente, come tutti i salmi finiscono in gloria, non poteva mancare a conclusione dei festeggiamenti, lo spettacolo pirotecnico, che ancora una volta ha visto un grande afflusso di persone assiepate in tutto il piazzale, con il naso all’insù, per gustare il tripudio e la pioggia di colori e di luci sul cielo di Cusinati. Anche quest’anno è andata e piano piano, magari dopo un’ultima bevuta, ognuno fa ritorno alla propria casa. Piano piano i rumori diventano più ovattati e piano piano la sagoma del tendone si allontana, fino a scomparire. Rimane solo il campanile immobile ed immutabile a vigilare sulla nostra comunità, testimone silenzioso e discreto, a custodire i segreti delle persone, carpiti durante queste cinque serate, ma anche a scandire il fluire lento, ma inesorabile del nostro tempo ed un invito a non sprecarlo.

Grazie a tutti per la partecipazione e per averci scelti e, se lo vorrete, arrivederci al 2018, visto che gli organizzatori hanno già promesso e cantierato un’altra idea diversamente canora.

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