Camminiamo insieme, e l’arida valle si metterà a fiorire

di Giandomenico Cortese 

 

 

 

Camminare insieme. Non è sempre facile. Lo proviamo tutti i giorni. In famiglia, nel lavoro, a scuola, con gli amici, nella società, nella nostra comunità.

Eppure “Camminare, edificare-costruire, confessare” sono le parole-chiave, atteggiamenti, comportamenti essenziali.

Papa Francesco, appena eletto Pontefice, lo ha ribadito ai Cardinali, nell’omelia pronunciata nella Cappella Sistina, a conclusione del Conclave. Hanno valore di programma di vita,

assumono un senso, se affrontate e coniugate insieme.

 

Camminare, costruire, confessare.

“Nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse – ha precisato Bergoglio -,

ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro”. Ricordiamocelo bene. Fanno parte dell’esperienza quotidiana.

Proviamo allora a ragionare sul nostro “camminare insieme”. E ci sforziamo a guardare, qui a Rosà, a leggere le nostre intenzioni, i nostri comportamenti. Certo il traffico caotico della contemporaneità ci impedisce, troppo spesso, di osservare in alto, di puntare l’obiettivo sul frontone del Duomo. I nostri avi, molto sapienti, avevano collocato, ispirate all’arte di Antonio Canova, le statue della Fede, della Speranza, della Carità, a protezione e monito. Indicavano con la meta l’itinerario e il cammino verso le tre grandi virtù. Suggerivano uno stile di relazioni, richiamavano l’attenzione, ricordavano doveri.

 

Le campane, 200 anni di concerti e richiami.

A questa immagine si sommava il richiamo delle campane, issate in uno svettante campanile, di cui in questi mesi celebriamo il bicentenario della edificazione. 200 anni di concerti, di suggestioni, di inviti, di sollecitazioni trasmesse attraverso l’etere, quell’aria di casa nostra che “Voce Rosatese” continua a voler farci respirare.

Camminare insieme, certo. Proviamo a farlo, percorrendo le strade delle periferie, i viottoli di campagna, laddove le prospettive si ampliano e possono spaziare, e gli orizzonti si elevano sino ai rilievi delle montagne, che riparano dai venti del nord.

 

Con occhi aperti, mani tese, fornendo sorrisi.

Proviamo a camminare ancora lungo le rogge, cogliendo quell’energia che sazia ogni sete e che, per secoli, ha alimentato le nostre colture.

       Proviamo a camminare insieme, ad occhi aperti, tendendo mani, offrendo sorrisi, tra i quartieri, nelle aree più urbanizzate, tra i capannoni che hanno generato voglia di impresa, creatività manifatturiera, trasformazioni artigianali ed hanno aperto porte a tante speranze.

Sfogliamo di nuovo le pagine di colori e umori che il nostro fotografo Cesare Gerolimetto, maestro nel cogliere e fissare l’istante nelle sue fotografie, per scoprire un’altra Rosà, fuori dalle consuetudini, anche quando si incammina accompagnata dal ritmo della banda

musicale o nelle oranti processioni votive.

Proviamo a ritrovarci insieme nella carità solidale, nei luoghi della sofferenza, della accoglienza, del rispetto dell’altro, laddove si educa e si accompagna ciascuno a recuperare la propria dignità, la dimensione di creatura umana, laddove si fa memoria della nostra storia di generosità e dedizione

 

Anima mia, canta e cammina.

Ci conforta Padre David Maria Turoldo.

A lui bastano solo otto versi per rassicurarci ed indicarci la via.

Scrive il frate-poeta, il servita di Monte Berico, i cui Salmi ha musicato Bepi De Marzi:

“Anima mia, canta e cammina.

E anche tu, o fedele di chi sa

quale fede; o pure tu, uomo

di nessuna fede; camminiamo

insieme! E l’arida valle si

metterà a fiorire. Qualcuno –

Colui che tutti cerchiamo –

ci camminerà accanto”.

 

 Altri pensieri. Spalancano orizzonti straordinari. Danno valore a ciascuno di noi. Invitano ad educare al rispetto per l’uomo, di fronte ad ogni sua precarietà, debolezza, anche alla sua immensità.

Camminare insieme, in una singolare esperienza di vita, qualunque sia la difficoltà che attanaglia, non è poi percorrere, come qualcuno vorrebbe farci credere, una triste e arida valle di lacrime. Sta in noi la capacità di proiettare lo sguardo lontano, e trovare la forza di superare barriere, scavalcare muri.

Vale per tutti. Crediamoci. Soprattutto come antidoto, in una società liquida come la nostra, modulata sull’individualismo, aggressivo e competitivo. Dove pare più facile sgomitare, calpestare, prevaricare per correre da soli nell’illusione di essere primi, per imboccare la via del successo. Vale per chiunque creda in qualcuno o qualcosa, fosse solo la speranza che fa rifiorire pure l’arida valle di lacrime…

Se vuoi arrivare primo…

“Se vuoi arrivare primo” – suggerisce un vecchio proverbio del Kenya – “corri da solo.

Se vuoi camminare lontano, cammina insieme”.

La seconda parte di quel proverbio sta là ad ammonirci di un rischio che è sempre in

agguato. Raggiunto il successo, ci si accorge subito che è breve e fragile, non ci accontenta, ci inquieta, non estingue le aspirazioni, crea la possibilità della crisi, dell’insoddisfazione, dello stress da potere o da ricchezza.

Un poeta francese Paul Claudel, vissuto tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, in “Memorie improvvisate”, ci suggerisce: «La chiave di un uomo si trova negli altri: è il contatto con il prossimo che ci illumina su noi stessi, e da questo contatto scaturisce la luce su noi stessi».

 

Il candore di stare gli uni accanto agli altri.

E un altro autore-simbolo di una intera generazione, lo scrittore e saggista colombiano,

Gabriel Garcia Marquez, Premio Nobel per la Letteratura nel 1982, morto a Città del Messico nel 2014, l’autore di “Cent’anni di solitudine”, nel suo romanzo “Dell’amore e di altri demoni” ci lascia questa frase: “Non avevano mai camminato insieme e lo affascinò il candore con cui procedevano l’uno accanto all’altra”.

“Gabo”, come un po’ tutti lo chiamavano, aveva così sintetizzato realtà, leggenda e storia. Appunto aveva saputo cogliere il candore, la purezza, insieme la forza, l’energia, il futuro possibile che il camminare insieme offre, sempre.