“Ho chiesto al Papa di guarirmi”. Incontro con Claudio Padovan

di Angelo Zen

Era da tempo che la redazione si era assunta un impegno. Da parte di Claudio Scaldaferro, persona molto attenta agli avvenimenti che gravitano attorno alla parrocchia, era giunta notizia  che un rosatese, nel febbraio dello scorso anno, aveva incontrato Papa Francesco.

Era un avvenimento importante che non doveva passare sotto silenzio. L’appuntamento è in Viale dei Tigli, quasi a ridosso di piazza Cardinal Baggio. Mi accoglie Claudio Padovan, giovane non vedente dalla nascita, che da un anno ha superato la quarantina. Vive con la mamma Angela. Mostra subito l’entusiasmo di un ragazzo col quale è facile familiarizzare e far scorrere il discorso sulla sua vita, sulle sue aspirazioni, sul fatto per cui sono venuto ad incontrarlo. Ha conseguito a Firenze, in un istituto specifico per persone non vedenti, il diploma di operatore tecnico centralinista. Il papà ebbe a mancare nell’anno 1999.

La famiglia è venuta ad abitare a Rosà nel 2007 da Grantorto, comune in provincia di Padova. Motivo del  trasferimento è stato quello di avvicinarsi il più possibile alla sede dove Claudio aveva trovato impiego. Attualmente egli lavora come centralinista presso il settore Veterinario nel vecchio ospedale di Marostica, dove si sente appagato e benvoluto.

All’interno della comunità rosatese  si è procurato i suoi spazi. Nel tempo libero frequenta i bar attigui alla sua abitazione. È socio effettivo del ritrovo nato presso la sede degli Alpini di Rosà con la frequenza domenicale, dove partecipa con entusiasmo ai vari momenti di festa che aiutano a condividere l’allegria unita alle molte iniziative di generosità che distinguono il gruppo.

Il discorso si incanala proprio sull’argomento che ha motivato il nostro incontro. Il viaggio a Roma ha trovato la sua origine nell’interessamento di un tramite che ha creato le premesse per organizzare il tutto nel migliore dei modi e ottenere i pass per accedere  ai posti riservati, nell’udienza di mercoledì 1 febbraio 2017, in sala Nervi.

Viaggio in treno. Permanenza a Roma per quattro giorni. Il racconto è dettagliato, carico di emozioni. Così si esprime Claudio: “Quando papa Francesco mi ha posto le mani sulle spalle ho provato una sensazione unica. Ho cercato di avvicinarmi al suo orecchio per chiedergli di procurarmi un miracolo perché: io sono un ragazzo buono!”.

Mentre mi pronuncia la frase mi corre un brivido nel corpo che metabolizzo con un silenzio che zittisce il nostro conversare. La mamma che ci è accanto coglie l’imbarazzo del momento e mi affida l’impressione da lei avuta nello scrutare le mani scarne e magre di Papa Francesco che pur nel suo sorriso il suo volto nasconde molte preoccupazioni. Con molta discrezione si confida: “Ho visto nello sguardo del Papa una grande partecipazione alla vicenda di Claudio, mentre se lo accostava per porgergli due baci”.

Le foto poste a corredo di questo racconto, visivamente riportano le sensazioni dell’interessato. Eloquentemente rispecchiano i sentimenti e le emozioni maturati in quei momenti, che,  a distanza di un anno di tempo, sono condivise anche da chi scrive. La conversazione si snoda poi nell’elencare le sue amicizie che lo aiutano a superare le  difficoltà di relazionarsi. Si dice molto interessato ai viaggi che lui stesso organizza a Medjugorie. È felice del nostro colloquio e nel racconto delle sue esperienze vissute si sente pienamente realizzato e fiducioso per quanto riuscirà a fare. Ci tiene a sottolineare che a Rosà è felice di viverci. Con un abbraccio, carico di riconoscenza, si conclude il nostro incontro. Chi scrive porta con sé l’emozione di aver raccontato un qualcosa che dà carica ed entusiasmo per far rivivere cose semplici, belle e importanti all’interno della nostra comunità. E per questo dobbiamo un grazie a Claudio che, nella sua coinvolgente semplicità, ci ha trasmesso una importante lezione di vita.