In cammino, con grande passione

di Giandomenico Cortese

 Una fede antica anima la nostra gente. Una religiosità spesso fondata e costruita sul sentimento, nella fedeltà  popolare alla tradizione dei padri, nella pratica consuetudinaria, più che nella scelta di una propria identità.

Ed oggi, nel grande silenzio dell’universo, dietro le nuvole della storia, grande o piccola essa sia per ciascuno di noi, stentiamo a cogliere la domanda essenziale: c’è un Dio, o non c’è?

Siamo imbarazzati, tiepidi, stanchi del chiasso che ci attornia, dell’effimero che imperversa e ci travolge. Abbiamo paura del futuro, spesso anche del presente. Eppure continua ad offrirsi al nostro ascolto la voce dello Spirito che richiama attenzione, come una ventata d’aria fresca.

Il cristiano? Non deve essere timido.

La fede deve diventare “fiamma dell’amore”. La grande passione, che si nutre in noi, deve “accendere” il prossimo.

Ciascuno può farsi elemento di dialogo, per costruire condivisione e comunione.

“Voce Rosatese” si è riproposta proprio per continuare una testimonianza, ed essere veicolo di incontro, collegamento di un passato che ci appartiene, riflessione sul presente, comunicazione di esperienze, sospesa con coraggio tra memoria e futuro, interprete della stagione in cui viviamo, nella dimensione colta dall’insegnamento di Sant’Agostino per il quale “il tempo è una distensione dell’anima”.

Ha una grande ambizione, questo foglio di comunicazione, perché la nostra gente, per il suo impegno generoso, merita un profondo rispetto. È l’ambizione di “accendere” chi ci è prossimo d’amore per l’umanità.

Credete siano parole e ambizioni rivoluzionarie?

O non piuttosto lo splendore della semplicità, di una verità ricercata, di una giustizia che resta obiettivo profondo e impegnativo, ad animare i cuori?

Ad alimentare lo stupore è, se volete, la forza che dà la dimensione evangelica del servizio.

Rosà è paese di uomini e donne, giovani e anziani, che hanno fatto della semplicità una condizione di vita. A loro

vorremmo continuare a rivolgerci con parole semplici, con il racconto di una partecipazione che ci consente di camminare insieme, di non avere paura della solitudine, per essere disposti ad aiutarci nel rialzarci e riprendere il cammino quando inciampiamo o abbiamo necessità del bastone, della stampella.

Diceva bene il Card. Carlo Maria Martini quando ricordava un proverbio indiano sulle diverse età della vita. E ne individuava quattro. La prima, quella nella quale si impara. La seconda, in cui si insegna e si servono gli altri, mettendo a punto ciò che si è imparato.

Nel terzo stadio – sottolineava Martini – si va nel bosco, e questo è molto profondo. Significa che il terzo stadio è quello del silenzio, della riflessione, del ripensamento, del riordinare con gratitudine tutte le cose che abbiamo ricevuto, le persone incontrate, gli stimoli pervenuti che nella frenesia dei giorni spesi non abbiamo avuto l’opportunità di elaborare.

C’è infine il quarto tempo, molto significativo non solo per la mistica e l’ascesi indù: quello in cui si impara a mendicare, in cui la nostra vita dipende da altri, quella che non vorremmo mai, ma che viene, e alla quale dobbiamo prepararci.

“Voce Rosatese” sente di nuovo questa vocazione, di essere compagna di viaggio, aria fresca di casa nostra, da

respirare assieme per alimentare la gioia della conoscenza, della fiducia, della conferma di un annuncio.

Ritroviamo, su queste pagine, le “voci” di ieri e scopriamo l’intensità giovanile di quelle di oggi, ritroviamo vecchi amici, ne incontriamo di nuovi, tessiamo la trama del sublime sentimento dell’amicizia, spaziamo con lo sguardo lontano, oltre le ombre e i confini territoriali.

“È appena l’aurora”, ammoniva, con la fermezza e la tenerezza che gli era riconosciuta, cinquant’anni fa, aprendo il Concilio Ecumenico Vaticano II, il “Papa buono”, quel Giovanni XXIII che ora ricordiamo per la sua utopia.

Voleva la Chiesa profeticamente impegnata con un “balzo innanzi” sulle strade del mondo a cercare Dio e l’uomo e profetizzava la ricetta della misericordia per raggiungere la salvezza.

La nostra umanità ha urgenza di riconquistare consapevolezza della sua dignità, delle certezze che una

fede convinta, anche nei suoi dubbi, ha bisogno di riassaporare il gusto della carità, mettendo in gioco la ragione.

Soprattutto in questi giorni, quando si torna ad annunciare la Buona Novella, il nuovo Natale, con il suo carico di contraddizioni e di speranze.

Una superba ambizione, come vedete, che una modesta “Voce” sicuramente sa di non riuscire a soddisfare da sola, ma che si propone semplicemente come partecipe di una avventura, per chi lo desidera.

Abbiamo il tempo, se volete, per procedere in sintonia, guardando ai nostri bimbi, figli e nipoti, gli “uomini nuovi”

di questo terzo millennio, a loro, protagonisti del domani, stringendoci l’un l’altro la mano, per guardare coraggiosamente e fiduciosamente avanti, forti e ricchi di una fede recuperata, verso scelte ed orizzonti comuni.