ROMA 2014

di Lorena Garbossa

Ah, Roma, la città eterna… la città dei colli e del Tevere, la città della storia e dell’arte, la città del potere temporale e spirituale, la città del cinema e delle sfilate, la città della Lupa e delle Oche … Già, perché non c’è angolo della città che non ci parli di qualcosa di serio o di faceto.

E come verificarlo se non toccando con mano?

Ecco, allora, il gruppo pellegrini Rosà in missione per conto della Parrocchia. Bisogna recuperare le proprie radici e non c’era tempo da perdere. In marcia alle 4.00 puntuali come un orologio svizzero … suore permettendo

A mantenere i contatti con la realtà politica ed economica ci pensa la nostra guida … spirituale tecnologicamente avanzata che ci ha costantemente aggiornati sui fatti salienti del governo e della cronaca.

Alla prima tappa, Civita di Bagnoregio, abbiamo assaporato il gusto del piccolo borgo etrusco e medioevale, arroccato su un basamento di tufo in progressiva lenta erosione.

E proprio in questo contesto di tempus fugit eccoci alle catacombe di San Callisto, dove il cimitero cristiano, legittimamente concesso dal regime imperiale di Roma, nascondeva un luogo di culto che i primi cristiani hanno sottolineato con incisioni e decorazioni simboliche: la colomba, l’ancora, il pesce … La culla del nostro culto religioso, che più tardi sarebbe stato esaltato dalle più grandiose chiese e basiliche della romanità cristiana.

Ecco gli splendidi mosaici di San Paolo fuori le mura, la facciata imponente di San Giovanni in Laterano e la maestosità di San Pietro, dove dalla chiesa partono in un ideale abbraccio i due colonnati laterali, assolutamente in sintonia con il fraterno “Buon Giorno e Buon Pranzo “ con cui Papa Francesco si congeda dalla folla che gremisce la piazza berniniana ogni domenica mattina.

Se il primo intensissimo giorno è volato, il secondo non si prospetta da meno. Uno splendido sole ci accompagna ai Giardini ed ai Musei Vaticani, dove si sono alternati momenti di preghiera (davanti alla fedele riproduzione della grotta di Lourdes) a momenti di stupore artistico davanti al Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina.

Non poteva mancare la più Santa delle Messe: quella a San Pietro, concelebrata in lingua rigorosamente latina dal nostro incredibile Don Giorgio, di verde vestito.

Ci voleva anche un giorno istituzionale ed il nostro terzo giorno parte proprio da Montecitorio, sede della Camera dei deputati. Poiché nel pomeriggio si sarebbe discussa la legge elettorale, abbiamo pensato di augurare ogni buon auspicio al caro Renzi gettando monetine nella fontana di Trevi… che sia servito a qualcosa?????? Forse no ma noi ci siamo tanto divertiti.

Poi via alla volta di Piazza Navona

con la fontana dei quattro fiumi, passando

da Pasquino per arrivare al Panteon a verificare se… piove veramente dall’oculo centrale. Non potevamo perderci i capolavori di Caravaggio nella chiesa dei Francesi davanti ad una bellissima piazza rococò, per risalire a passo di sfilata la scalinata di Piazza di Spagna con vista sull’attico della Loren nazionale.

Ma un pellegrinaggio che si rispetti non poteva che finire in Piazza San Pietro. Alle 6.30 del mercoledì delle ceneri ecco i 108 rosatesi in coda per l’ingresso all’Udienza del Papa. Incredibile ma vero siamo in prima fila. Che emozione… eccolo il Papa sorridente, il Papa che abbraccia la piccola Irene, il Papa che dona una carezza ed un abbraccio ai disabili ed ai loro accompagnatori.

Appagati e stanchi abbiamo fatto nostro malgrado ritorno, ma non a mani vuote… ci accompagnerà sempre il ricordo di essere stati per 4 giorni una comunità. Cos’è la comunità? E’ un entità che nella sua informità si allarga alla ricerca dei ritardatari, si stringe per ascoltare la guida, si sgrana per non essere ingombrante, ma non perde mai d’occhio i suoi elementi e fa a gara per aiutare, per servire, per consigliare. Nella comunità i problemi sono i problemi di tutti, i figli sono figli di tutti, i nonni sono i nonni di tutti, gli amici sono gli amici di tutti. Questo ci ha resi forti, sicuri e capaci di piccole rinunce individuali in cambio della gioia che dà la condivisione.