“L’educazione è cosa di cuore”

di Elisabetta Nichele

Il grande esempio di S. Giovanni Bosco

Grandi maestri di educazione ce ne sono stati molti. Tra tutti non si può certo dimenticare colui che ha lasciato un segno indelebile nella realtà giovanile di Oratorio:

San Giovanni Bosco. Sacerdote originario di Asti, dove nacque nel 1815, presto Don Bosco si trasferì a Torino che, in quei tempi, era piena di poveri ragazzi in cerca di lavoro, orfani o abbandonati, esposti a molti pericoli per l’anima e per il corpo. Don Bosco cominciò a radunarli la Domenica, ora in una Chiesa, ora in una piazza, ora in un prato per farli giocare ed istruire nel Catechismo finchè, dopo cinque anni di enormi difficoltà, riuscì a stabilirsi nel rione periferico di Valdocco e aprire il suo primo Oratorio.

La gioventù è insostituibile nella vita di Don Bosco: proprio il servizio verso di essa lo fa proclamare “padre e maestro della gioventù”. La sua passione verso la gioventù coincide con la sua stessa vita. Egli scrive: “Lo scopo cui miriamo […] è la civile istruzione, la morale educazione della gioventù […] per sottrarla all’ozio, al mal fare, al disonore e forse anche alla prigione, ecco a che mira la nostra opera”. Il suo metodo educativo, quindi, non è solo frutto della sua geniale personalità, ma anche della sua ricca esperienza, del suo cuore generoso.

Don Bosco è convinto che in ogni giovane vi “è un punto accessibile al bene” e che primo impegno dell’educatore è quello di “cercare la corda sensibile del cuore e farla vibrare”. Ciò gli permette di intuire la loro vita, di aiutarli a tirar fuori i problemi, spesso più grandi di loro. Quando li incontra stabilisce con ciascuno un rapporto di fiducia e si rivolge a loro con l’espressione affettuosa: “Mio caro amico”.

La creazione di un  ambiente educativo è per lui fondamentale per la loro crescita. Ambiente pensato come tessuto umano in cui si intrecciano molteplici relazioni, dove possono sperimentare di essere personalmente amati, ossia di essere considerati sul serio, stimati nel loro intrinseco valore, nella capacità di aprirsi agli altri e all’Altro. Consapevole dell’importanza della famiglia per la crescita sana dei ragazzi , Don Bosco decide di riprodurne lo stile negli ambienti di accoglienza dei giovani. Chiamerà spirito di famiglia il clima che si sperimenta nelle sue case.

È un ambiente dove si respira l’armonia tra spontaneità e disciplina, gioia e impegno, familiarità e rispetto delle regole, libertà e dovere.

In tale ambiente si vengono a creare le migliori condizioni per sviluppare le loro capacità relazionali, espressive e creative, lo spirito solidale del prendersi cura gli uni degli altri. L’educazione è infatti opera di espansione e di orientamento verso la forma conviviale del vivere insieme, nel riconoscimento e valorizzazione delle

diversità.

“L’educazione è cosa di cuore: tutto il lavoro parte da qui, e se il cuore non c’è, il lavoro è difficile e l’esito è incerto. Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati”. Gli educatori di Don Bosco, quindi, devono amare ciò che piace ai giovani: in questo modo i giovani ameranno ciò che piace ai superiori.

Don Bosco rompe la barriera della diffidenza nel rapporto educativo, perché

senza familiarità non vi può essere confidenza e quindi educazione. Da qui scaturisce il sistema Preventivo perché prendersi cura mediante l’educazione è essenzialmente prevenire, formare persone libere e responsabili del bene della famiglia umana.

Oratorio Don Bosco

L’oratorio di Rosà intitolato a Don Bosco

Prevenire è puntare sul positivo, far leva sulle risorse interiori del ragazzo e sull’espansione delle sue potenzialità; è accompagnare nell’esperienza quotidiana, nel coinvolgimento finalizzato al bene dei compagni e del bene comune.

Al centro del Sistema Preventivo sta, quindi, l’eccezionale ed umanissima carica di bontà educativa di Don Bosco, che si concretizza nel suo amore concreto verso i ragazzi: un amore che sa farsi amare, che suscita amore, che libera e salva.

Il Sistema Preventivo è un programma di vita basato sulla  ragione, la religione e l’amorevolezza, che sono gli elementi educativi fondamentali. Porre la ragione al centro dell’educazione umana significa,  credere nell’uomo, nella sua capacità di apprendere, di decidere liberamente. È un atto di fiducia e ottimismo nella persona.

La religione inoltre si rivela un elemento decisivo nell’orientare l’uomo a Dio e renderlo capace di amare. Eppure

anche davanti alla religione, la ragione ha la precedenza. Diceva infatti don Bosco: “Mai obbligare i giovani alla frequenza dei Sacramenti, ma incoraggiarli e facilitarli nell’approccio a Gesù, facendo notare la bellezza e la santità di quella religione che propone mezzi così semplici per costruire una società civile”.

L’amorevolezza infine è  la base di ogni azione educativa. Educare  è  quindi un donarsi in modo gioioso, trasmettendo gioia e serenità proprio con il dono di sé. Questo amore si manifesta in una accoglienza del giovane così come egli è, con i suoi difetti e i suoi pregi, nella sua unicità.

Don Bosco si rivolgeva così al gruppo di cooperatori salesiani di Torino nel maggio del 1878: “Volete fare una cosa buona? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santa? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santissima? Educate la gioventù. Volete fare una cosa divina? Educate la gioventù. Anzi questa, tra le cose divine, è divinissima”. L’educatore è come il Buon Pastore, che conosce le sue pecorelle, le chiama per nome, si fa ascoltare da esse, le raccoglie e le conduce, cerca quelle in difficoltà e le difende. Egli nel condividere la vita dei giovani deve essere pronto ad affrontare ogni fatica.

L’essenza della pedagogia di don Bosco quindi è capire i giovani, prenderli per il loro verso e guidarli con la “bontà”

a diventare “buoni cristiani ed onesti cittadini”. Tale pedagogia non si basa sullo studio e applicazione di regole precise quanto su una mentalità, una disposizione d’animo e una dedizione in grado di coinvolgere l’intera vita.

Da tutto ciò scaturisce la ricchezza e la bellezza del Sistema Preventivo, attuale e vivo più che mai davanti alle emergenze educative e alle nuove sfide del terzo millennio.