Rosa’: un dono del Signore per questi primi anni di ministero…

di don Alberto Dinello

 I ricordi sono molti, le esperienze altrettanto significative e intense, belle le relazioni nate in questo tempo.

Un caro e fraterno saluto a tutta la Comunità di Rosà; beh…, credo, non servano presentazioni ufficiali, ma è bene iniziare questo semplice articolo da chi lo scrive.

Sono don Alberto, vicario parrocchiale o, forse, per intenderci meglio, cappellano di Rosà fino a qualche mese fa e ora educatore del Seminario Minore a Vicenza.  E al termine di questa prima esperienza in parrocchia mi è stato chiesto di riportare qualche risonanza personale su come ho vissuto questi primi tre anni di ministero in mezzo a voi, misurandomi con tante attività e proposte. E in questo Rosà porta tutta la sua ricchezza e varietà.

Cosa si può dire, allora, di significativo e di essenziale da parte mia? Cosà posso consegnare a voi di questi tre anni condivisi insieme? Sono soltanto alcune delle domande che scaturiscono dal cuore e che dicono un po’ la difficoltà, in questo momento, di raccontare quanto di bello vissuto in mezzo a voi e con voi.

I ricordi sono molti, le esperienze altrettanto significative e intense, belle le relazioni nate in questo tempo… sono certamente prima di tutto dono del Signore Gesù, che mi ha accompagnato e mi accompagna tutt’ora nel cammino del mio essere prete.

Rosà in questi tre anni ha lasciato un segno profondo nella mia vita, perché, innanzitutto, è stata la mia prima esperienza da prete e, poi, perché, pur tra le diverse “cose da fare e da preparare”, ho sempre respirato attorno a me una grande fiducia e amicizia, prima di tutto nel rapporto in canonica con don Giorgio e poi con tutti voi.

Fin da subito, mi sono sentito a casa e accolto come un figlio, e questo col passare del tempo ha scavato dentro di me un solco sempre più profondo di grande riconoscenza e amicizia.

Credo, dopo questi primi tre anni che son prete, che il primo atteggiamento da vivere in una comunità cristiana, sia l’amore e la passione per la propria vocazione che poi si traduce nell’amare quelle persone che sono state affidate al mio servizio presbiterale.

Ho cercato in questi primi passi a Rosà, a volte un po’ titubanti e timorosi, di vivere questo stile di semplicità e amore con tutti voi, un amore che ho percepito sempre presente e vivo anche verso di me.  Sono stati tre anni dove molto mi è stato donato, soprattutto nelle belle relazioni costruite in questo tempo con gli animatori e i giovani, con i ragazzi, con le famiglie, con quelle persone che andavo a trovare e a cui portavo la Santa Comunione,… e poi con molti molti altri.

In tutto questo Rosà è stata al mio fianco accompagnandomi nel mio cammino, e soprattutto nel delicato inserimento iniziale dove ha saputo attendere con pazienza quella serenità maggiore, che matura dopo qualche tempo in parrocchia.

Attorno a me ho percepito una grande bontà della gente, un paese che ha a cuore i suoi preti e li ama, li accompagna con la preghiera e l’aiuto, e dove in tutto ciò scaturisce quel legame profondo e forte di chi, giorno dopo giorno, scopre sempre cose nuove nel dono di sentirsi comunità uniti dalla stessa fede e dallo stesso amore per il Signore Gesù.

È stata la mia prima palestra di vita, questi primi tre anni vissuti a Rosà e se devo essere del tutto sincero, rimpiango ancora che siano stati solamente tre questi anni, perché stavo iniziando a gustarmi il mio essere assieme a voi.

Questa è la lettura umana quella che si fatica di più a realizzare, e l’impegno di questi mesi è di leggere nella fede e nella preghiera anche questo cambiamento, dove con l’aiuto di Dio e con la luce dello Spirito Santo, si possono iniziare gradualmente altre avventure che la Chiesa oggi propone.

E forse è Maria che qui, in questo momento, ci viene in aiuto con il suo esempio: ella serbava gelosamente tutto quello che viveva nel suo cuore e per la sua vita.

Sono molti i volti e le esperienze rosatesi che di certo custodirò nel mio cuore. Mi sono sentito accolto ed amato e ho cercato di annunciare e testimoniare l’amore di Cristo, con la semplicità che la mia famiglia di origine contadina mi ha consegnato.

E, allora, cari amici un grande “GRAZIE” per questi anni vissuti insieme con voi, perché il bene che ho ricevuto è stato ogni volta più grande e più abbondante di quello che ho cercato di darvi.

Questa mia prima esperienza, come ho anche ricordato nella S. Messa di saluto, è quella che ha segnato profondamente il cuore e la vita nella gioia piena di aver condiviso un tratto di cammino.

Vi ricordo nella preghiera affinché la luce di Cristo possa sempre abitare le vostre famiglie e le vostre case, e alimentare questo stile di amore, che prima di tutto Lui ci dona, perché anche noi possiamo condividerlo e testimoniarlo con altri. A tutti un buon cammino di vero cuore.