100 anni del Teatro Montegrappa

di Antonio Bonamin

Ci sono date nella storia di una comunità che non passano inosservate, eventi che hanno cambiato la vita, le abitudini, le condizioni della gente.

Sono date che rimangono impresse nella mente dei protagonisti e vengono tramandate alle generazioni formando così la storia. Per questo il 2014 sarà un anno particolare per la nostra comunità perché legato al ricordo dell’apertura del suo teatro. Inaugurato a febbraio del 1914, da Mons.  Angelo  Celadon  (parroco a Rosà dal 1901 al 1920) il teatro rosatese ha percorso la storia della nostra Italia. Erano anni in cui la gente viveva sotto il giogo della povertà, forse all’insaputa della grande tragedia della guerra alle porte. Nonostante ciò, qualcuno ha pensato che se c’era una strada per emanciparsi, questa dovesse passare attraverso la condivisione della cultura. Costruire un teatro così ben pensato che, ancora oggi, rappresenta il principale e più capiente edificio per gli incontri e la divulgazione del pensiero nel paese, è stato un atto di coraggio fortemente voluto dalla parrocchia così, come nel corso degli anni, è stato coraggioso tenerlo vivo ed efficiente superando molte rivoluzioni culturali e tecniche.

A inizio secolo, si viveva un’onda di riformismo nazionale e le gerarchie ecclesiastiche spinsero affinché fossero costruiti i teatri parrocchiali come presidi cattolici. Queste trasformazioni hanno avuto origine nella seconda metà dell’800 dopo l’unità d’Italia, quando ancora imperava il teatro d’opera d’elité e il teatro classico, si affermarono la democrazia e la borghesia facendo proprie questeforme di comunicazione, trasformando radicalmente anche i luoghi delle rappresentazioni. Contemporaneamente si affermano le compagnie di prosa e crescono gli autori di prosa: è risalente al 1882 la nascita della difesa del “diritto d’autore”. Non più un teatro elitario, quindi ma popolare che diventa così il mezzo più importante per veicolare gli aspetti sociali.Fu per la nostra comunità un balzo nella modernità grazie a persone che hanno dimostrato grande lungimiranza e che possono essere fonte di grande insegnamento ai giorni nostri, gravati da un clima cupo di recessione. Oggi, nelle avversità, anche se la mancanza di fiducia e lo scoraggiamento ci annichiliscono bisogna avere uno scatto di orgoglio e rinascere, soprattutto con la cultura, come avvenne cento anni fa. Il Teatro Montegrappa lo dimostra, ha già vissuto più di una rivoluzione dovendo inseguire i repentini cambi delle forme di comunicazione.

La comunità cattolica con i parroci in testa ha sempre adeguato la sala ai tempi: negli anni cinquanta, con l’avvento del cinema in pellicola, il teatro subisce una radicale trasformazione da classico teatro con palchetti a sala cinema; nel 1996, un grande restauro trasforma la sala cinema nalla sala polivalente che conosciamo. Nell’anno del centenario, la sala affronta una nuova sfida epocale, nel 2014 spariranno le pellicole 35 mm e i filmati verranno distribuiti solo tramite supporto digitale e, a breve, attraverso il segnale da satellite. Ancora una volta la parrocchia ha deciso di investire in un bene utile per l’aggregazione e la cultura attraverso la digitalizzazione della sala. Un investimento cospicuo che permette di rimanere al passo con i tempi. Un segno di rilancio e di speranza? Un messaggio evangelico? Il nostro teatro parrocchiale si avvale di diritto del termine di “sala della comunità”. Una definizione che è nata dalle note pastorali della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) del 1988 e del 1999, riconoscendo l’importanza dei teatri come luoghi di diffusione del progetto culturale promosso dalla Chiesa italiana. Un ambiente accogliente per l’uomo e la donna che vogliono essere protagonisti, che possono manifestare il loro pensiero e riflettere liberamente nel contesto di una sana e libera comunicazione. Un progetto ancora più valido oggi in cui si notano molti segnali di chiusura e mancanza di dialogo. La sala di Rosà, con l’impostazione data negli ultimi decenni, si è rivelata in perfetta sintonia con gli orientamenti della CEI. Si è riscoperta capofila tra le sale cinematografiche parrocchiali proponendosi come spazio culturale aperto a tutte le forme di espressione e intrattenimento. Proponendo anche teatro, danza, musica, convegni e conferenze ha saputo incontrare le altre realtà culturali del paese e fare sinergia. È ora un polo culturale di rilievo per tutto il territorio offrendo più di duecento eventi all’anno, un vanto per Rosà.

Ma che identità ha oggi il teatro? Chi lo frequenta per le proiezioni cinematografiche lo chiama cinema, qualche altro circolo culturale. Non ha quindi una definizione unica. Nello statuto del circolo, che per esteso è Circolo Culturale Amici del Teatro Montegrappa, è nominato proprio Teatro Montegrappa. Per trovarne una definizione esatta dobbiamo tralasciare l’edificio e concentrarci sul suo contenuto: il circolo. A partire dal motto che ci accompagna da diversi anni “Teatro Montegrappa – al servizio dell’uomo attraverso la cutura” si capisce che non sono i muri la cosa più importante, ma “l’uomo” messo al centro. È questa in realtà, la sua identità: l’uomo e la donna che lo frequentano sia come fruitori che come volontari. La presenza costante di più di cento volontari negli anni è la sua straordinarietà, la sua grande autentica ricchezza.  Chi quotidianamente, chi saltuariamente, dedica il suo tempo con spirito di servizio ricavandone una soddisfazione che non ha eguali. Nella condivisione di un progetto, consapevoli di far parte di una famiglia, formano un esercito che fa del bene a se e alla comunità. Pensando ai cento anni quindi, si capisce l’attualità delle scelte fatte allora. Un percorso temporale, dal 1914 a oggi, che supera l’età del singolo uomo e, come i rosatesi di un tempo, ci rende ora passeggeri e custodi temporanei di una navicella proiettata verso il futuro. A noi volontari il solo compito di mantenere la rotta. Guardando al passato, ma pensando al futuro trovo straordinaria l’analogia con l’immagine di un’autostrada, ora resa più verosimile dai progetti di due autostrade che percorreranno fra pochi anni il nostro paese: sai da dove provieni ma guardi avanti e velocemente percorri la strada verso il domani.