CUSINATI Le Contrade

di Luigino Baggio

In occasione del rinnovo dei Direttivi delle “Contrade”, ho fatto una piccola indagine tra gli anziani del paese per risalire all’origine dei nomi tradizionali delle varie contrade.

Il nome “Cusinati” sembra derivare dal nome di una famiglia rosatese citata nel1500, “illi del Cusino”, proprietaria di molti possedimenti nel nostro territorio e di cui si parla nei più antichi registri di Rosà, risalenti all’anno 1575. In un documento del 1608 esistente in curia si legge che un certo Antonio Pellanda lasciò al beneficio di Rosà un campo nella “Contrada di Cusinati”.

Il paese di Cusinati si può dividere in quattro quadranti, prendendo come punti di divisione l’asse Nord-Sud costituito dalla ss 47, e l’asse Est-Ovest costituito dalla Villa di Ca’Diedo – il viale che la unisce alla chiesa e la chiesa stessa (una specie di Cardo e Decumano). Ne risultano quattro contrade:

Contrada del Cusino a Nord-Est,

Contrada delle Roane a Sud-Est,

Contrada del Marangon a Nord-Ovest,

Contrada del Buran a Sud-Ovest,

a cui si aggiungono la contrada della Campagnola e la contrada di S.Antonio in comune di Tezze.

Consultando l’archivio parrocchiale e intervistando qualche anziano del paese, sono arrivato a capire meglio l’origine di questi nomi.

Contrada del CUSINO: deriva dalla famiglia dei Cusino, come ho riferito nell’introduzione.

Contrada delle ROANE: il nome sembra derivare da “rane”, perché una volta la strada che portava da Cusinati a Rossano era delimitata da due fossati sui cui argini crescevano rigogliosi due filari di alberi ad alto fusto e uno più basso di “spini del Signore”, così da formare una fitta barriera alberata che costeggiava la strada che di notte col buio incuteva veramente paura. Al riguardo si narrano diversi fatti di aggressioni vere o di folletti vari, frutto della fantasia popolare. In questi fossati viveva e sguazzava una gran quantità di rane e rospi che, specialmente nella bella stagione, facevano risuonare dei lungi e monotoni concerti col loro caratteristico gracidio.

Contrada del MARANGON: con questo nome si intendeva chi fabbricava porte… balconi, “scuri”, carriole, in definitiva lavorava il legno e sostituiva o riparava tutto ciò che aveva subito l’usura del tempo. La bottega del “marangon” era uno stanzone più o meno grande, dove si poteva vedere il capomastro con i figli e i garzoni (apprendisti) con un’età compresa tra i 10 e 15 anni. Lavoravano su un banco munito di morsa in legno, servendosi della sega, della pialla, della raspa, dell’ascia e sgorbie per incidere il legno. Il mobile, una volta ultimato, veniva lucidato, gli veniva dato quello che comunemente era definito “lustro fin”, con una faticosa e paziente opera di 12 passaggi che lo rendeva più raffinato.In questa parte del paese sono sorti i primi laboratori artigianali del legno. Questa contrada era detta anche “Della Madonna Pellegrina” perché nell’Anno Domini 1949, il 25-26-27 maggio si tenne un triduo per accogliere festanti la Madonna Pellegrina, predicato da Don Cesare Girardi e dai due sacerdoti che seguivano la Madonna.

Contrada del BURAN: il quadrante Sud-Ovestdel paese era diviso a sua volta in due parti: il centro di Cusinati era chiamato “La piccola Venezia”, perché era la zona più ricca e con più servizi. C’erano due osterie, due botteghe di alimentari (il casuin) e alcune famiglie benestanti. Nel bar “dell’Osto Novo”, mi confermava un anziano del paese, potevano entrare solo i ricchi; i poveri non erano ammessi. Invece la parte più a nord della contrada era detta del “Buran”, dal nome dell’isola di Burano nella laguna di Venezia. La gente di questa parte del paese era povera, meno “evoluta” e anche con una fama poco

“nobile” per via delle belle ragazze che ci abitavano, dove si conduceva una vita più allegra e scanzonata, pur se tra gli stenti. Per questo andava di moda il detto: “Al Buran ghe se poco de bon”, oppure “Il Buran peccaminoso”. Gli abitanti del Buran venivani chiamati “i buranei” in senso di disprezzo per rimarcare la loro povertà. Tra la Piccola Venezia e il Buran regnavano sempre contrasti e rivalità, come accade sempre tra ricchi e poveri, ma quando c’era da “menar le mani” i “buranei” sapevano farsi valere. Famose erano le battaglie con le palle di neve. Lascio a voi indovinare chi le tirava più forti. Piccole soddisfazioni che i poveri potevano prendersi come rivincita di una condizione sociale dura.

Contrada CAMPAGNOLA: borgo di campagna, staccato dal centro del paese, sorta in mezzo alla campagna, in bilico tra Rosà e Rossano, però sempre legata alla vita religiosa e alle attività sociali di Cusinati.

Contrada S.ANTONIO: il nome deriva dallo storico sacello del Santo, ancora oggi molto venerato, che sorge a metà strada tra il centro e la ferrovia.

“Giugno 1908, addì 21, Don Luciano Paiusco, a ricordo del fulmine caduto, fu solennemente in questa sera alle ore 6 fu dal R.mo arciprete benedetta la statua di S.Antonio e portata al capitello delle Roane”. Questo quartiere nuovo è sorto

negli anni ’70 nella campagna a sud della strada delle Roane. Essendo un quartiere nuovo, ha attirato gente da vari comuni del comprensorio per cui si sta cercando di creare una “nuova” comunità, in modo da far sentire la sua appartenenza alla parrocchia di Cusinati, ma non è così facile.

La funzione di queste contrade, nelle intenzioni degli ideatori, è stata quella di creare legami tra tutte le persone, nessuna esclusa, coinvolgendole nelle varie iniziative religiose, sportive e culturali che si organizzano in paese e in ultimo tentando di far rivivere e conservare antiche tradizioni che rischiano di cadere nell’oblio tra l’indifferenza di chi avrebbe il compito di sostenerle e ravvivarle o di chi si lamenta sempre ma non fa niente per dare continuità alla storia e alle tradizioni dei nostri padri.