C’e’ un tempo per la musica

di Alessandro Antico

 Chi va ad un concerto di un’orchestra, se arriva puntuale, sente inizialmente un coacervo di suoni provenienti da ogni dove che danno una sensazione di caos totale, poi arriva il direttore e, come per incanto, tutti si mettono d’accordo e inizia la musica. Per fare ciò necessitano degli accorgimenti sempre più rari ai nostri tempi.
Per cominciare bisogna accordarsi, trovare la frequenza comune che permetta di dialogare e di essere in sintonia. Poi bisogna ascoltare gli altri per non sovrastarli: non è che siccome il contrabbasso ha un vocione grosso azzittisce l’arpa che ha un suonino flebile (non è un consiglio comunale!); il contributo di ciascuno strumento, con i suoi pregi e i suoi difetti, è indispensabile alla riuscita dell’esecuzione. Ascoltare gli altri è essenziale anche per poter intervenire al momento giusto; per gli appuntamenti non si transige, è ammessa solo la puntualità ! L’alta velocità non esiste, si arriva quando si arriva, anzi, arrivare prima non è un vantaggio perché la bellezza e il divertimento sono insiti nel viaggio stesso.
E poi la musica non si può possedere, certo, la si può inscatolare in un compact disc, ma i veri utilizzatori sono coloro che la suonano e che la ascoltano, ed esclusivamente per il tempo che le vibrazioni si propagano nell’aria: non c’è accumulo, le note sono di chi le usa in un determinato momento. Quando le persone fanno musica insieme non è importante la lingua che parlano, la religione che professano, le loro inclinazioni sessuali, se sono belli o brutti, vestiti alla moda o trasandati: l’unica cosa che conta è saper suonare o cantare e la voglia di fare musica. Si potrebbe obiettare che ci vuole tanta fatica e tanto tempo prima di arrivare a suonare in un orchestra, ma in verità il cammino di musicista, di appassionato, o di semplice fruitore inizia da appena nato (se non prima) e da subito se ne hanno i benefici effetti. H. Gardner, nel suo saggio sulla pluralità dell’intelligenza, a proposito dell’intelligenza musicale, scrive che fra tutti i doni che gli individui possono sviluppare nessuno emerge prima del talento musicale.
Lo sviluppo della competenza musicale si manifesta fin dalle prime settimane di vita, infatti, i bambini già a due mesi sono in grado di imitare tono, intensità e melodia dei canti della loro madre e i bambini di quattro mesi sanno imitare anche strutture ritmiche. I bambini piccoli sono specialmente predisposti a cogliere questi aspetti della musica, più di quanto siano sensibili ad aspetti centrali del linguaggio e sono in grado di impegnarsi in giochi con suoni di carattere creativo. In molti sostengono che la musica non dà da mangiare, carmina non dant panem, e che non vale la pena di spendere tempo per essa, e allora perché insegnare educazione al suono e alla musica? Basterebbe pensare a quante e quali emozioni genera l’ascolto o la produzione (strumentale o canora) di un brano musicale per capire la unicità delle reazioni collegate a questo fenomeno.
I suoni e la musica hanno una relazione con il divino, con la sfera magico religiosa, con l’anima e con le emozioni , con tutto ciò che non é palpabile. Sarebbe bello che i nostri figli, che di cibo ne hanno fin troppo, potessero nutrirsi anche di queste cose.