“Nonna, ma che cos’è il bene comune?” Il bene comune spiegato ad un adolescente

di Fabrizio Parolin

 

 

Sofia ha 16 anni, vive in un paesino di campagna e ultimamente, per vari motivi, ha sentito molto spesso parlare di “bene comune”.

Incuriosita dalle molteplici voci e dai numerosi discorsi fatti in classe, ha chiesto a nonna Marisa che per anni è stata operatrice sociale in varie parti del mondo, di spiegarle più precisamente che cosa significhi questo termine e così, in un tiepido pomeriggio di primavera, si è recata nella vecchia fattoria della nonna e ha iniziato ad ascoltare quella che può essere considerata un’autentica lezione di etica, di comportamento o più semplicemente di vita.

“Cara Sofia, la domanda che mi è mi hai fatto merita una risposta ben precisa perché il concetto di BENE COMUNE è piuttosto difficile da definire, anche se apparentemente non sembra così. Come ti è ben chiaro, esso è composto da due parole: bene e comune. Con il primo in generale intendiamo un insieme di cose, materiali e non, che vorremmo augurare non solo a noi stessi, ma soprattutto alle persone alle quali siamo legati e con le quali condividiamo qualcosa. Tuttavia il termine sul quale dobbiamo concentrarci di più è la parola comune, che deriva dal latino cum + munus e significa compito,lavoro fatto insieme, realizzato insieme ad altri esseri umani.

Ecco, quest’ultimo concetto è davvero importante perché ti fa capire che la relazione costruttiva tra le varie persone è la radice profonda del bene comune. Ognuno di noi ha la possibilità, la capacità e in qualche modo, il dovere morale di contribuire a realizzare questa condizione che favorisca il benessere, il progresso morale, sociale, spirituale di tutti i cittadini.”

“Quindi nonna, il parco della pace che è qui vicino può essere considerato un bene comune?”

“Certo Sofia, sebbene per bene comune non si debba intendere necessariamente qualcosa di materiale, quello che c’è alla radice del parco della pace è a tutti gli effetti un bene comune. Ti ricordi quella giornata? Lo spirito di unione, di condivisione? Anche piantare un albero, raccogliere una carta, un rifiuto da terra significa bene comune, anche un semplicissimo gesto di gentilezza nei confronti degli altri è un bene comune. Quindi in poche parole è un comportamento responsabile, consapevole che crea un benessere sociale, morale non solo alla propria persona, ma soprattutto al nostro prossimo; di conseguenza le varie opere, le cose che spesso vengono definite beni comuni, non sono altro che i frutti di un atteggiamento collettivo.”

“Capisco nonna, e perché allora anche l’acqua e l’aria vengono definite beni comuni?”

“Eh cara mia, questo è un discorso ancor più complesso. L’acqua che utilizziamo e beviamo così come l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, la terra nella quale viviamo, sono beni essenziali, cioè vitali per l’uomo stesso, sono elementi senza i quali non ci potrebbe essere vita. Proprio per questo motivo, qualora una persona o un insieme di persone minaccino l’esistenza e l’integrità delle risorse sopra citate, rischierebbero di compromettere la vita della collettività, violando i principi di cui abbiamo parlato prima.

Troppo spesso capita che vengano sottovalutate le conseguenze di un comportamento nocivo nei confronti dell’ambiente, agiamo senza pensare, spinti dalla frenesia di ottenere sempre il massimo, non siamo umili e la realtà ci riporta con i piedi per terra, ci fa capire cosa significhi il rispetto, forse uno dei beni comuni più preziosi.

Ora ti lascio leggendoti il pensiero di uno scrittore ambientalista statunitense, Wandel Berry che in poche parole ci trasmette una lezione di vita quotidiana .”

 

“Quando ho il cuore pieno di disperazione per lo stato del mondo

e mi sveglio nel cuore della notte al minimo rumore,

paventando quello che potrebbe accadere a mia moglie, ai miei figli,

vado a sdraiarmi lì dove il maschio dell’anatra

riposa nell’acqua in tutta la sua bellezza e l’airone azzurro si nutre.

Mi addentro nella pace delle cose selvagge

che non caricano la loro esistenza di premonizioni di sofferenza.

Raggiungo l’acqua immobile.

Avverto sopra di me le stelle, pallide e cieche durante il giorno,

in attesa di venire accese.

Per un istante riposo nella grazia della Terra

e sono libero”